Da Wlf a TrumpRX, gli affari della famiglia Trump legati ai temi politici

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Un nuovo giorno, una nuova trovata di Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato il lancio di TrumpRx.org, una nuova piattaforma per la vendita diretta di farmaci ai consumatori, presentata come una risposta al problema dei prezzi delle medicine, tornato centrale nel dibattito pubblico americano.

Ma TrumpRx nasce anche dentro un perimetro più ampio, in cui interventi di natura politica e scelte industriali si sono spesso affiancati a iniziative imprenditoriali legate alla famiglia del presidente, alimentando un filo di continuità che sembra andare oltre il singolo provvedimento.

 

In questo articolo:

 

  • TrumpRx: una vetrina sui prezzi, non una farmacia
  • Quando la politica incontra la famiglia Trump
  • TrumpRX, un nuovo affare per la famiglia Trump?

 

TrumpRx: una vetrina sui prezzi, non una farmacia

TrumpRx non è una farmacia online e non vende direttamente farmaci. Il sito funziona come un punto di accesso che consente ai consumatori di cercare alcuni medicinali da prescrizione e di essere reindirizzati verso farmacie tradizionali o verso i canali di acquisto diretto messi a disposizione dai produttori. Secondo Trump l’iniziativa, presentata giovedì sera durante un evento all’Eisenhower Executive Office Building, consentirà agli americani di ottenere “i prezzi più bassi”, riducendo la spesa sanitaria complessiva. Il catalogo iniziale comprende 43 farmaci, tra cui insulina, inalatori, Wegovy e Zepbound per la perdita di peso, oltre a una versione biosimilare di Humira, utilizzata per patologie come l’artrite.I prezzi sono fortemente disomogenei: si va dai 6 dollari per una fornitura mensile di Cytomel, farmaco per la tiroide, fino a oltre 5.500 dollari per una dose elevata di Ngenla, trattamento ormonale  pediatrico. La piattaforma, tuttavia, non consente almeno nella fase iniziale l’utilizzo diretto delle assicurazioni sanitarie, elemento rilevante in un Paese in cui circa l’85% della popolazione dispone di una copertura farmaceutica. Non a caso, lo stesso sito avverte gli utenti che, in presenza di assicurazione, il ticket potrebbe risultare più conveniente rispetto all’acquisto diretto.

TrumpRx si inserisce in una strategia più ampia dell’amministrazione volta a intervenire sui prezzi dei farmaci attraverso accordi diretti con le principali case farmaceutiche. Negli ultimi mesi, Trump ha rivendicato intese che prevedono riduzioni selettive dei listini e il rientro di alcune produzioni negli Stati Uniti, in un contesto segnato anche dalla minaccia di dazi sui farmaci importati.  Anche se l’iniziativa è stata presentata come “una delle più trasformative nella storia della sanità americana”, secondo diversi ricercatori che studiano il mercato farmaceutico, però, TrumpRx difficilmente produrrà risparmi diffusi. Molti dei farmaci inclusi sono già coperti dalle assicurazioni o disponibili in versioni generiche a basso costo, e per alcuni pazienti l’acquisto diretto potrebbe tradursi in una spesa annua più elevata rispetto ai canali tradizionali. Il sito prevede anche l’uso di coupon da presentare in farmacia, ma resta incerto il numero di esercizi che aderiranno all’iniziativa. 

 

Quando la politica incontra la famiglia Trump

Il lancio di TrumpRx si inserisce in un quadro più ampio in cui provvedimenti politici e iniziative imprenditoriali riconducibili alla famiglia del presidente hanno spesso proceduto in parallelo. Un’impostazione che si era già manifestata con chiarezza nelle ore immediatamente precedenti al ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, quando il neopresidente aveva presentato agli investitori crypto la memecoin Official Trump ($Trump). La natura fortemente speculativa di questo tipo di asset e il contesto politico in cui la valuta è stata lanciata hanno catalizzato l’attenzione degli operatori. In poco più di ventiquattro ore, $Trump è passata da 18 centesimi a 75 dollari, registrando un rialzo del 41.500% e raggiungendo una capitalizzazione di circa 15 miliardi di dollari, diventando di fatto la seconda memecoin per valore dopo Dogecoin. Poco dopo, con un post su X, è stato annunciato anche il lancio di $Melania, criptovaluta ispirata alla first lady Melania Trump. Una sequenza coerente con la narrativa adottata da Trump in campagna elettorale, quando aveva promesso di trasformare gli Stati Uniti nella “capitale mondiale delle criptovalute”.

Secondo una recente analisi di Bloomberg, per la prima volta oltre il 20% del patrimonio della famiglia Trump risulta oggi legato ad asset in criptovalute. Un cambio di composizione significativo rispetto al passato, considerando che nel 2023 il real estate rappresentava ancora circa l’80% della ricchezza familiare. A questo riequilibrio ha contribuito World Liberty Financial, attraverso la vendita di token, un accordo da centinaia di milioni di dollari con Alt5 Sigma e il lancio di una stablecoin ancorata al dollaro, non ancora inclusa nelle stime patrimoniali per la sua fase iniziale. In questo contesto si colloca anche l’operazione riportata dal Wall Street Journal, secondo cui una società di investimento legata agli Emirati Arabi Uniti ha acquisito una partecipazione rilevante nella società di criptovalute della famiglia Trump. L’operazione, del valore di circa 500 milioni di dollari, sarebbe stata conclusa quattro giorni prima del secondo insediamento di Trump alla Casa Bianca. Una tempistica che ha attirato l’attenzione del Congresso, anche alla luce del successivo impegno dell’amministrazione statunitense a consentire agli Emirati Arabi Uniti l’accesso fino a 500 mila chip avanzati per l’intelligenza artificiale all’anno.

 

TrumpRX, un nuovo affare per la famiglia Trump?

Anche nel caso di TrumpRx, alcuni legislatori democratici hanno sollevato interrogativi su possibili intrecci con l’orbita familiare del presidente. L’attenzione si è concentrata su BlinkRx, società di tecnologia sanitaria nel cui consiglio di amministrazione siede Donald Trump Jr. L’estate scorsa, a una settimana di distanza dall’invito di Trump alle case farmaceutiche a vendere direttamente i propri farmaci ai pazienti, BlinkRx ha annunciato una nuova offerta pensata per assistere le aziende nella rapida attivazione di programmi di acquisto diretto.

Un portavoce della società, Drew Hudson, ha rifiutato di commentare se BlinkRx fosse coinvolta nei programmi avviati dalle 17 case farmaceutiche sollecitate dalla Casa Bianca. Nelle interviste, diverse aziende hanno dichiarato di non aver utilizzato i servizi di BlinkRx, affermando di aver sviluppato autonomamente i propri canali di vendita o di essersi affidate ad altri fornitori.

Dalla Casa Bianca hanno inoltre escluso qualsiasi coinvolgimento di BlinkRx nella creazione del sito TrumpRx e precisato che il governo non percepisce alcuna percentuale sui ricavi derivanti dai reindirizzamenti verso i siti dei produttori e che le aziende farmaceutiche non pagano per essere presenti sulla piattaforma. Resta il fatto che TrumpRx arriva dopo una serie di interventi presidenziali sui prezzi dei farmaci e si inserisce in un contesto in cui scelte politiche e iniziative private continuano a sovrapporsi, rendendo sempre più sottile il confine tra azione pubblica e perimetro imprenditoriale.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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