Emirati e criptovalute nella nuova mappa degli interessi geopolitici dei Trump

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Una società di investimento legata agli Emirati Arabi Uniti ha acquisito una partecipazione rilevante nella società di criptovalute della famiglia Trump. Lo riporta il Wall Street Journal, precisando che l’operazione, del valore di circa 500 milioni di dollari, è stata conclusa quattro giorni prima del secondo insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. Un passaggio inedito nella politica statunitense recente, perché vede un soggetto riconducibile a un governo straniero entrare nel capitale di una società legata alla famiglia del presidente in carica.

La tempistica e i protagonisti dell’operazione hanno attirato l’attenzione del Congresso, anche alla luce del successivo impegno dell’amministrazione statunitense a concedere agli Emirati Arabi Uniti l’accesso a fino a 500 mila chip avanzati per l’intelligenza artificiale all’anno.

 

In questo articolo:

 

  • L’ingresso degli Emirati in World Liberty Financial
  • I chip al centro dei contatti tra Washington e Abu Dhabi
  • Criptovalute, il nuovo baricentro della ricchezza Trump

 

L’ingresso degli Emirati in World Liberty Financial

Nel gennaio 2025, pochi giorni prima dell’insediamento di Trump alla Casa Bianca, il figlio Eric Trump ha firmato un accordo da 500 milioni di dollari con una società di investimento legata agli Emirati Arabi Uniti, che ha acquisito il 49% di World Liberty Financial. L’operazione ha portato nel consiglio di amministrazione della piattaforma due figure di primo piano dell’entourage di Tahnoon bin Zayed Al Nahyan, consigliere per la sicurezza nazionale degli Emirati e vertice di un vasto impero finanziario e tecnologico. Tahnoon è da anni un interlocutore chiave di Washington su dossier che vanno dalla sicurezza alla cooperazione tecnologica. Attraverso gruppi come G42 e Mgx, ha consolidato una presenza crescente nei settori dell’intelligenza artificiale e delle infrastrutture digitali. In questo quadro si inserisce anche un secondo accordo rilevante: l’utilizzo di 2 miliardi di dollari in stablecoin emesse da World Liberty per finanziare un investimento di Mgx, operazione che ha proiettato la società della famiglia Trump tra i maggiori emittenti globali di questo tipo di criptovalute ancorate al dollaro.

 

I chip al centro dei contatti tra Washington e Abu Dhabi

Parallelamente agli accordi nel settore crypto, l’amministrazione statunitense ha approvato un’intesa con il governo degli Emirati Arabi Uniti per l’esportazione di centinaia di migliaia di chip avanzati destinati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Una decisione assunta nonostante le riserve espresse da alcuni funzionari della sicurezza nazionale, preoccupati dal rischio di una possibile condivisione delle tecnologie con la Cina. Un’inchiesta del New York Times ha evidenziato come le trattative sui chip si siano svolte in un arco temporale sovrapposto agli accordi che coinvolgevano World Liberty, con la presenza di figure comuni nei due ambiti. Il quotidiano ha precisato di non aver trovato prove di uno scambio diretto tra investimenti in criptovalute ed esportazioni di semiconduttori. Tuttavia, la concomitanza delle operazioni ha alimentato le critiche dei Democratici al Congresso. La senatrice Elizabeth Warren ha chiesto la rescissione dell’accordo sui chip e l’apertura di audizioni parlamentari, parlando apertamente di corruzione.

La Casa Bianca ha respinto ogni accusa di conflitto di interessi, sostenendo che il presidente non è coinvolto nella gestione operativa delle attività e che le decisioni di politica estera e commerciale sono state assunte nel rispetto delle responsabilità costituzionali. “Qualsiasi affermazione secondo cui questo accordo abbia a che fare con le azioni dell’Amministrazione sui chip è falsa al 100%”, ha dichiarato anche David Wachsman, portavoce di World Liberty Financial, aggiungendo che la decisione è stata motivata esclusivamente da considerazioni di carattere commerciale.

 

Criptovalute, il nuovo baricentro della ricchezza Trump

Secondo una recente analisi di Bloomberg, per la prima volta oltre il 20% del patrimonio della famiglia Trump è oggi riconducibile ad asset in criptovalute. Una svolta rispetto alla tradizionale centralità del real estate, che nel 2023 rappresentava circa l’80% della ricchezza familiare. World Liberty Financial ha contribuito in modo significativo a questo riequilibrio, grazie alla vendita di token, a un accordo da centinaia di milioni di dollari con Alt5 Sigma e al lancio di una stablecoin legata al dollaro, ancora esclusa dalle stime patrimoniali per la sua fase iniziale. A questi flussi si aggiungono i proventi del token $Trump, lanciato poco prima dell’insediamento presidenziale, e la partecipazione nella società di mining American Bitcoin Corp. Nel complesso, Bloomberg stima che i nuovi progetti crypto abbiano generato circa 1,4 miliardi di dollari per la famiglia Trump dall’inizio del secondo mandato. Una crescita che si inserisce in un contesto normativo più favorevole al settore, con l’amministrazione Trump impegnata a promuovere l’integrazione delle stablecoin nella finanza tradizionale e a ridimensionare l’azione regolatoria contro l’industria delle criptovalute.

Resta aperto, in questo contesto, il nodo di come un patrimonio sempre più concentrato nelle criptovalute possa incidere sui rapporti economici e politici internazionali della famiglia Donald Trump. Un’esposizione che si colloca in un settore ancora in fase di definizione regolatoria, ma sempre più intrecciato con le strategie di governi e investitori sovrani. Se e in che misura questo baricentro digitale potrà diventare anche una leva nei rapporti geopolitici è una questione che resta sullo sfondo, ma che accompagna ormai in modo strutturale l’evoluzione degli interessi economici della famiglia presidenziale.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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