Alia Mentis, la società deep-tech che ha conquistato l’Euronext Growth Milan

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Chi lavora sui materiali del futuro lo sa, la vera scommessa oggi consiste nel reinventare la catena che trasforma la formula giusta in realtà. Alia Mentis ha fatto di questa scommessa il proprio mestiere, sviluppando e industrializzando tecnologie proprietarie per la realizzazione di materiali compositi avanzati. La sua capacità di intercettare bisogni e traiettorie di sviluppo ha portato la società ad affermarsi come partner tecnologico strategico per i principali player industriali italiani ed esteri nei settori aerospace, difesa, automotive, sport e motorsport, grazie a un portafoglio di proprietà intellettuale che comprende oltre 20 brevetti e 3 marchi registrati. Nel 2026 Alia Mentis ha ricevuto il “Seal of Excellence”, riconoscimento assegnato dalla Commissione Europea alle iniziative che si distinguono nell’ambito dei programmi europei per la ricerca e l’innovazione, che la qualifica come “Deep-Tech Asset for Europe” e ne rafforza la credibilità presso istituzioni e stakeholder dell’ecosistema europeo dell’innovazione. Il 29 giugno la società si è quotata su Euronext Growth Milan, il sistema multilaterale di negoziazione organizzato e gestito da Borsa Italiana dedicato alle piccole e medie imprese ad alto potenziale di crescita.

Per comprendere le ragioni che hanno condotto Alia Mentis fino a Euronext Growth Milan e per delineare i passaggi che accompagneranno la società nella sua fase di crescita, Borsa&Finanza ha intervistato Giuseppe Paronetto, fondatore e ceo della società, ripercorrendo insieme a lui le motivazioni alla base della scelta di quotazione e i piani futuri.

 

Giuseppe Paronetto
Giuseppe Paronetto, fondatore e ceo di Alia Mentis

1) Alia Mentis si è quotata su Euronext Growth Milan il 29 giugno. Quali obiettivi strategici hanno guidato questa scelta?

L’obiettivo dell’ipo è stato quello di dotarci della leva finanziaria e del patrimonio necessari per rispondere alle domande crescenti degli OEM (Original Equipment Manufacturer), ovvero i grandi marchi e le aziende costruttrici dei vari settori. Oggi, infatti, questi colossi chiedono di poter migrare su una tecnologia che sia finalmente “scalabile a livello globale” sull’intera filiera. In parole povere, hanno l’urgenza di adottare processi produttivi velocissimi che permettano di costruire componenti avanzati su larghissima scala, superando i numerosi colli di bottiglia dei metodi manifatturieri tradizionali. Ed è quello che può offrire Alia Mentis. Non a caso, car maker e grandi multinazionali dell’aerospace stanno coinvolgendo le loro supply chain per migrare su di noi.

La scelta di rivolgerci a Egm affonda le sue motivazioni profonde in una nostra esigenza improrogabile: conservare la piena autonomia decisionale. Lavorare nel deep tech significa operare in un mondo a elevata volatilità, dove la capacità e la velocità decisionali devono essere preservate. Questo non poteva avvenire con una governance vincolata come avviene nel private market, dove i tempi lunghi per le approvazioni avrebbero potuto rallentare i nostri processi decisionali. L’ipo arriva proprio per garantire immediatezza decisionale senza compromessi, preservando la nostra governance e la libertà d’azione di cui abbiamo bisogno per continuare a fare quello che abbiamo fatto finora.

 

2) Alia Mentis si definisce un’azienda che non risponde a problemi noti, ma li anticipa prima che si impongano. Cosa significa in pratica intercettare un bisogno che il mercato non ha ancora espresso, e come si costruisce un’organizzazione capace di lavorare su questo orizzonte?

Alia Mentis interviene dove emergono i limiti strutturali dell’industria, perché è proprio lì che individuiamo le opportunità di innovazione. La nostra esperienza ci ha insegnato che molti ostacoli non derivano dall’assenza di soluzioni, ma da vincoli consolidati nei materiali, nei processi produttivi, nella supply chain e nel modo stesso in cui l’industria è abituata a progettare e realizzare.

Alia Mentis nasce anche dalla frustrazione che ho maturato in anni di lavoro nell’industrial design, durante i quali mi sono confrontato direttamente con questi limiti. Di fronte a idee, applicazioni o soluzioni potenzialmente migliori, la risposta era spesso la stessa: “Non si può fare, inutile provarci, si è sempre fatto così”. Con il tempo ho compreso che quel “non si può fare” non era quasi mai un limite assoluto, ma il risultato di strutture, abitudini e processi che impedivano di guardare al problema da una prospettiva diversa. Da questa esperienza nasce il metodo di Alia Mentis: un approccio fondato prima di tutto sull’identificazione profonda del problema. Prima ancora di proporre una soluzione, occorre dare un nome al limite, comprenderne l’origine e distinguere ciò che è realmente strutturale da ciò che è semplicemente ereditato dal passato. Questa analisi, nata dall’esperienza diretta sul campo, oggi è diventata un processo sistematico all’interno dell’azienda.

È così che abbiamo costruito un’organizzazione capace di anticipare bisogni non ancora esplicitati dal mercato. Non ci limitiamo a rispondere a una domanda già formulata: osserviamo dove l’industria incontra attriti, inefficienze, colli di bottiglia e impossibilità apparenti, e trasformiamo questi segnali in traiettorie di sviluppo tecnologico. Per farlo abbiamo concepito Alia Mentis come un sistema di risoluzione integrato, quasi neurale, capace di connettere competenze che tradizionalmente restano separate. In Alia Mentis l’atto creativo non distingue l’industrial design dalla scienza dei materiali, né separa l’idea dalla sua industrializzazione. Il nostro metodo supera il confine tra chi immagina una soluzione e chi deve renderla producibile, fondendo creatività, ingegneria, ricerca applicata e processo industriale in un unico ecosistema.

È questa integrazione che ci consente di lavorare su un orizzonte più avanzato rispetto alla domanda attuale del mercato: intercettare i limiti strutturali prima che diventino problemi diffusi, trasformarli in conoscenza proprietaria e sviluppare soluzioni capaci di aprire nuove possibilità per l’industria.

 

3) La quotazione su Egm segna un passaggio significativo nella storia della Società. Che tipo di azienda immagina Alia Mentis tra qualche anno, e quale ruolo giocherà questo ingresso sul mercato dei capitali in quella traiettoria?

Immagino un’azienda in fase di scale-up lineare. I capitali raccolti con l’ipo sono funzionali a dare credibilità a qualsiasi piano industriale, qualsiasi azione vorremo mettere in campo. Vogliamo eliminare i colli di bottiglia della manifattura tradizionale: grazie alle nostre tecnologie, i nostri clienti potranno realizzare in un singolo passaggio automatico componenti complessi che prima richiedevano diversi passaggi produttivi manuali.

L’ingresso in Borsa ci consentirà di moltiplicare la nostra forza infrastrutturale, investire ancora di più nelle persone di Alia Mentis e nella ricerca di nuove soluzioni, ma anche di espanderci geograficamente: il nostro piano è quello di presidiare il mercato anche negli Stati Uniti e in Asia, trapiantando in questi territori il “clone” esatto della nostra azienda, ovvero una sua copia identica, sia nel metodo che nell’anima.

 

4) Materiali avanzati, aerospace e difesa sono ambiti sempre più segnati da logiche di sovranità industriale e tensioni geopolitiche. Quanto pesano oggi questi equilibri internazionali nelle scelte di sviluppo e nei mercati verso cui orientare la società?

Pesano moltissimo e guidano le nostre direttrici. L’Italia e l’Europa restano il focus principale: i nuovi stress geopolitici hanno chiarito che l’Europa si deve riorganizzare, spingendo per un reshoring produttivo necessario per recuperare competitività. In questo senso per noi l’Europa è la nuova America. La Commissione europea ci ha certificato “Deep-Tech Asset” per l’Europa, ed è esattamente quello che vogliamo essere.

Allo stesso tempo, il settore “defense” vede un’applicazione importante delle nostre tecnologie proprio per il carattere emergenziale legato a queste crisi geopolitiche. Queste logiche di sovranità impattano profondamente anche gli Stati Uniti: i Tier 1 governativi americani devono gestire un vincolo introdotto nell’ultimo anno per cui non possono utilizzare tecnologie strategiche se queste non sono localizzate sul territorio. Ecco perché, per servire questa filiera americana che si sta reindustrializzando, siamo chiamati a sbarcare fisicamente sul territorio.

 

5) Guardando alla traiettoria di Alia Mentis, da Logic Coating a Koridion, sembra un’azienda che si reinventa costantemente attraverso nuove tecnologie proprietarie. C’è già un’intuizione, ancora acerba, su quale sarà la prossima direzione di ricerca capace di aprire un mercato oggi inesplorato?

La risposta definitiva su quale sarà l’esatta forma futura non c’è, perché noi cambiamo forma di volta in volta in base allo scenario e ai problemi. Tuttavia, essendo un’azienda che fa da “incubatore” e vede nascere i progetti dei clienti con anni di anticipo, un’intuizione fortissima riguarda la space economy. Parliamo di infrastrutture e data center orbitali. L’uomo della strada non li vede, ma sa che esistono e che rappresentano il futuro imminente. Queste strutture avranno dei problemi drammatici da risolvere per sopportare le condizioni spaziali. Ebbene, in questo momento siamo oggetto di valutazione e test da parte dei player del settore, che vogliono capire se le nostre tecnologie possano essere la soluzione definitiva a queste sfide. E la nostra attività in questa direzione prosegue senza sosta. Per farci trovare sempre pronti ad aprire questi mercati inesplorati, continuiamo a investire nel metodo Alia Mentis: solo negli ultimi cinque anni abbiamo speso 40 milioni in ricerca e sviluppo per spingere il nostro stato dell’arte a livelli sempre superiori.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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