Alphabet e Amazon hanno firmato con la utility statunitense NiSource importanti accordi finalizzati ad alimentare le loro infrastrutture. Con il gigante di Mountain View è stato concluso un accordo per supportare un grande data center nell’Indiana settentrionale, che dovrebbe entrare in funzione questa estate, mentre con il leader mondiale dell’e-commerce è stato ampliato un rapporto esistente per accelerare la fornitura di energia ai suoi siti.
In questo articolo:
- Come è il modello di NiSource
- Alphabet e Amazon in corsa per l’approvvigionamento energetico
Come è il modello di NiSource
Per fornire energia, NiSource utilizza il modello GenCo. In sostanza, l’azienda si rivolge ai grandi clienti, come i data center di Alphabet o Amazon, particolarmente energivori, attraverso risorse di generazione dedicate. In altri termini, la utility usa o costruisce centrali elettriche pensate appositamente per determinati soggetti, distribuendo energia su misura. Allo stesso tempo, se serve più energia, la acquista anche dal mercato elettrico. In sintesi, il modello GenCo è un sistema ibrido che combina produzione propria e acquisti esterni, in modo da garantire grandi quantità di energia senza scaricare i costi sugli altri utenti.
L’obiettivo è duplice: da un lato servire in maniera affidabile le big tech, dall’altro evitare che le famiglie paghino di più in bolletta. I risparmi complessivi per il sistema sono stimati in circa 1,25 miliardi di dollari, pari a 90-115 dollari all’anno per famiglia. “I risparmi sui costi annunciati oggi si aggiungono al miliardo di dollari di risparmi per i clienti già comunicato con Amazon, mentre continuiamo a lavorare a stretto contatto con un’ampia coalizione di stakeholder per realizzare la visione GenCo”, ha dichiarato l’amministratore delegato di NiSource, Lloyd Yates.
Alphabet e Amazon in corsa per l’approvvigionamento energetico
Alphabet e Amazon stanno spendendo miliardi nella corsa all’intelligenza artificiale. Tra le spese sostenute rientrano anche quelle per i data center, in particolare con riferimento a chip ed energia. Gli hyperscaler hanno un fabbisogno enorme di energia per far funzionare le loro infrastrutture AI e, negli ultimi anni, si sono mossi anche sul fronte del nucleare, chiudendo accordi con diverse società specializzate negli SMR (Small Modular Reactor).
La gara per l’approvvigionamento energetico ha tuttavia sollevato preoccupazioni da parte delle autorità per le reti locali, messe sotto pressione dal consumo dei data center in rapida espansione, con il rischio di uno squilibrio di mercato e di un aumento delle bollette domestiche. All’inizio di questa settimana, i legislatori del Maine – Stato americano del New England – hanno votato una legge che bloccherebbe le nuove autorizzazioni per i grandi data center. Questo potrebbe rallentare lo sviluppo di infrastrutture legate all’intelligenza artificiale e al cloud, aumentando la competizione per la capacità energetica in altri Stati. Alphabet e Amazon sarebbero quindi spinte a spostare gli investimenti verso territori più favorevoli dal punto di vista normativo ed energetico. Nel complesso, ciò si tradurrebbe in costi potenzialmente più alti e in una pianificazione più complessa della crescita futura.









