Amazon si è ritirata dalla consegna tramite droni in Italia. Lo ha comunicato la società nel fine settimana, citando problemi regolatori che ostacolano il progetto. L’azienda ha già avvertito l’Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile), che si è detta sorpresa per una decisione motivata da “recenti eventi finanziari che coinvolgono il gruppo”.
In questo articolo:
- Amazon: perché si ritira dall’Italia nella consegna con droni
- Un progetto di lunga data
Amazon: perché si ritira dall’Italia nella consegna con droni
Il progetto di Amazon di consegnare i beni venduti attraverso l’e-commerce con i droni, noto come Prime Air, era stato sottoposto a sperimentazione in Abruzzo, nel centro di San Salvo, a partire da dicembre dello scorso anno. I test sono stati positivi e l’azienda aveva mantenuto un dialogo costruttivo con le autorità aerospaziali italiane. Ciononostante, la Big tech ha attuato una “revisione strategica interna”, concludendo che le esigenze del progetto non fossero soddisfatte dall’attuale quadro regolatorio e di business in Italia. Amazon ha lasciato aperta la possibilità di tornare in futuro sul progetto, ma per ora ha escluso piani attivi nel Paese.
Lo stop rappresenta un passo indietro nel tentativo del colosso di Seattle di procedere con l’innovazione nel settore delle consegne automatizzate in Italia, ritenuto fino a oggi un centro strategico importante. Ragioni di opportunità hanno fatto propendere per concentrarsi su altri Paesi, come Stati Uniti e Regno Unito, dove i test e le operazioni commerciali procedono più spediti
Un progetto di lunga data
Il progetto di consegnare i pacchi con i droni da parte di Amazon ha origine nel 2013, quando l’allora amministratore delegato Jeff Bezos presentò Prime Air. La promessa è quella di recapitare la merce entro 30 minuti per pacchi fino a 2,5 kg di peso. Il piano è stato inizialmente accolto con scetticismo, ma l’azienda ha proseguito per la sua strada, investendo miliardi di dollari nella progettazione di droni a decollo verticale e volo orizzontale, in sistemi di anticollisione, nella navigazione autonoma in aree urbane e, soprattutto, nella sicurezza di persone, animali e cose.
Le sperimentazioni partono nel 2014 negli Stati Uniti e nel Regno Unito, mentre in Canada e Israele vengono condotti test tecnologici. Fin da subito emerge un problema regolatorio, in particolare negli Stati Uniti, dove le regole della Faa(Federal Aviation Administration) sono molto rigide. Il primo vero successo arriva nel 2016, nel Regno Unito, con un cliente che riceve un pacco 13 minuti dopo l’ordine.
Nel 2020 Amazon ottiene finalmente negli Stati Uniti l’autorizzazione come operatore aereo certificato dalla Faa. Questo sblocco normativo consente di avviare le prime consegne commerciali nel 2022 a Lockeford (California) e a College Station (Texas). Si tratta di poche decine di pacchi al giorno, di piccole dimensioni e destinati a clienti selezionati, ma rappresentano comunque un passo decisivo verso un business potenzialmente rivoluzionario. Tuttavia, le difficoltà restano: le normative sono complesse, i costi per infrastrutture e sicurezza sono elevati e bisogna fare i conti con la concorrenza di corrieri tradizionali sempre più efficienti. Tutto ciò impedisce, almeno per ora, una diffusione dei droni su larga scala.
Nel frattempo, Amazon avvia i test anche in Italia, collaborando strettamente con l’Enac. Tuttavia l’approccio risulta meno sostenibile rispetto a quello adottato negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dove si punta su minore esposizione mediatica e maggiore sostenibilità economica. Alla fine, il progetto italiano viene sospeso.









