Da Amazon a BT: come l’IA sta spingendo i licenziamenti

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C’è un numero che, più di ogni altro, racconta la direzione del capitalismo contemporaneo: 500mila. È la cifra dei posti di lavoro che Amazon si prepara a sostituire con robot nei prossimi anni secondo quanto riportato dal New York Times. Magazzinieri, addetti alla logistica, operatori di linea che verranno progressivamente rimpiazzati da sistemi di automazione avanzata e intelligenza artificiale, progettati per rendere più efficiente la catena distributiva e più redditizio ogni pacco consegnato.

 

In questa pagina:

 

  • Amazon e l’intelligenza artificiale
  • Non è solo Amazon: gli altri casi nel mondo

 

 

Amazon e l’intelligenza artificiale

Secondo documenti interni rivelati dal giornale americano, il colosso di Seattle sta pianificando una riduzione graduale del personale fisico nelle sue strutture logistiche statunitensi che nel giro di un decennio porterà a sostituire circa 600.000 addetti con un esercito di macchine autonome.

La decisione non nasce da un improvviso slancio tecnologico, ma da un processo che Amazon coltiva da anni, da quando ha integrato nel proprio ecosistema oltre un milione di robot in 750 siti operativi in tutto il mondo. “La nuova tecnologia AI renderà la più grande flotta mondiale di robot mobili industriali più intelligente ed efficiente”, ha dichiarato la stessa azienda in un post sul suo blog lo scorso luglio.

Parole che erano state anticipate già da Andy Jassy, amministratore delegato di Amazon, nella sua lettera di giugno. “Tecnologie come l’IA generativa sono rare, dato che nascono una volta nella vita e cambiano radicalmente le possibilità di clienti e aziende”, aveva dichiarato, aggiungendo: “Ci sarà bisogno di meno persone in alcuni ruoli e di più in altri. Ci attendiamo che nel complesso la nostra forza lavoro corporate si riduca nei prossimi anni”.

Lo stesso Mr Amazon, Jeff Bezos, lo aveva anticipato in modo quasi profetico più di dieci anni fa, quando parlava della “logistica perfetta”, una catena senza attriti, dove la merce si muoveva da sola. Oggi quella visione sta diventando realtà: un’infrastruttura di intelligenze artificiali, bracci meccanici, software predittivi e sensori che disegna il nuovo volto del lavoro industriale e terziario. Solo che al centro di questo mondo automatizzato, l’essere umano rischia di diventare una variabile accessoria.

Amazon ha comunque cercato di difendere la propria visione, precisando che i documenti visionati dal New York Times rappresentano semplicemente la visione di una divisione della società, non la strategia del gruppo, e che solo per le prossime festività è prevista l’assunzione a livello mondiale di 250 mila persone.

 

Non è solo Amazon: gli altri casi nel mondo

Quello di Amazon non è un caso isolato. È la punta di un iceberg che si estende ben oltre la logistica. L’automazione non è più solo un fatto meccanico, è un paradigma economico. Lo dimostra il caso di BT Group, la compagnia britannica delle telecomunicazioni. Lo scorso giugno, Allison Kirby, amministratore delegato della società, ha dichiarato al Financial Times che la società intende tagliare più di 40mila posti di lavoro e di ridurre i costi entro la fine del decennio. Stime che secondo Kirby “non riflettono il pieno potenziale dell’intelligenza artificiale”.

Tant’è che ha aggiunto che se l’intelligenza artificiale offrisse a BT nuove opportunità per gestire l’attività con meno risorse, l’azienda dovrebbe adattarsi per rimanere competitiva. “A seconda di ciò che impareremo dall’intelligenza artificiale… potrebbe esserci l’opportunità per BT di diventare ancora più piccola entro la fine del decennio”. 

Anche Ibm, colosso tecnologico con oltre 270mila dipendenti, ha evidenziato che alcune posizioni lavorative saranno gradualmente eliminate a favore dell’intelligenza artificiale. Come riportato dalla Cnbc, a metà del 2023 l’a.d. Arvind Krishna ha dichiarato che Ibm avrebbe sospeso le assunzioni per i ruoli che ritiene possano essere ricoperti dall’intelligenza artificiale. In effetti, ha stimato che circa 7.800 posti di lavoro (circa il 30% dei ruoli Ibm non a contatto con i clienti) potrebbero essere sostituiti dall’intelligenza artificiale nei prossimi 5 anni.

Nel call center di Ikea, il chatbot “Billie” gestisce già in autonomia gran parte delle domande dei clienti, con una velocità e una precisione che nessun operatore umano potrebbe eguagliare. Il risultato? Decine di posizioni sono state ricollocate o eliminate. E nel settore manifatturiero, aziende come la cinese Everwin Precision Technology hanno già sostituito oltre il 90% della loro forza lavoro con robot industriali.

La lista è lunga, e cresce di settimana in settimana. Anche Zara, il marchio spagnolo del gruppo Inditex, gestisce ormai parte della produzione e della logistica attraverso fabbriche automatizzate che lavorano a ciclo continuo, senza turni, senza ferie, senza pause. Nel frattempo, Xpo Logistics e Gxo, due giganti americani del trasporto merci, stanno implementando robot umanoidi per i magazzini europei, come ha rivelato Business Insider lo scorso aprile.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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