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Amazon Prime, in Italia costerà il 38% in più, ecco perché

Amazon, il servizio Prime aumenta di prezzo

L’inflazione sta seminando il panico nelle aziende che vedono diminuire i margini di profitto. Per evitare una contrazione troppo forte, chi se lo può permettere aumenta i prezzi. Come Amazon, che ha deciso di aumentare i prezzi del suo programma di abbonamento Prime nei suoi principali mercati europei a partire dal 15 settembre. La batosta più grande arriverà ai membri Prime in Francia, che pagheranno il 43% in più; mentre nel mercato europeo più grande per Amazon, la Germania, i costi di iscrizione saranno ritoccati del 30%. In Gran Bretagna i clienti vedranno un rincaro del 20% dell’abbonamento annuale, che passerà da 79 a 95 sterline; mentre per quello mensile ci sarà un aggiustamento da 7,99 a 8,99 dollari. Quanto all’Italia, il prezzo dell’abbonamento mensile passerà da 3,99 a 4,99 euro, mentre quello annuale salterà da 36 e 49,90 euro. Nei mesi scorsi erano stati gli utenti statunitensi a essere colpiti da una revisione delle tariffe ma gli aumenti in Europa sono più cospicui rispetto al 17% in più che hanno dovuto pagare i nuovi abbonati statunitensi da febbraio.

 

Amazon: ecco perché sono aumentati i prezzi di Prime

L’aumento dei prezzi di Amazon Prime non è un fulmine a ciel sereno, sebbene il gigante di Seattle non avesse confermato di avere del genere al di fuori degli Stati Uniti. C’era però da aspettarselo, perché la crescita dei costi operativi ha reso questa scelta quasi inevitabile. I membri Prime sono di assoluta importanza per i margini di profitto dell’azienda di Seattle, in quanto di norma spendono di più sul sito e acquistano con maggiore frequenza rispetto agli altri clienti. Tuttavia, mantenere questi vantaggi, come la consegna gratuita praticamente in un giorno, è un lusso che per Amazon è diventato sempre più costoso, dal momento che il prezzo del carburante e altri costi sono saliti a dismisura. Il gigante dell’e-commerce comunque ha già provato a trasferire alcuni costi a venditori e clienti nella piattaforma, come quando ad aprile ha istituito un supplemento del 5% sul carburante per le consegne negli Stati Uniti.

Nel primo trimestre, i costi operativi di Amazon a livello internazionale sono cresciuti da 29,4 a 30 miliardi di dollari, escludendo la divisione cloud Amazon Web Services. Nel contempo le vendite globali sono scese da 52,9 a 51,1 miliardi di dollari. Giovedì 28 luglio verranno pubblicati i dati del secondo trimestre e si aspetta un peggioramento situazione, con  costi crescenti nell’attività di vendita al dettaglio, dovuti alle tensioni nella catena di approvvigionamento, al personale eccessivo e a una smodata espansione dello spazio di stoccaggio durante la pandemia di coronavirus. Una notizia lieta proviene invece da Prime Video. Amazon sta investendo molto nei contenuti per fornire una risposta competitiva a Netflix, che giganteggia nel settore. La società guidata da Andy Jassy, infatti, ha ottenuto i diritti per trasmettere le partite della Premier League e della Champions League, oltre a quelli per la nuova serie TV de il Signore degli Anelli.

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