Amazon scavalca Walmart, ora la competizione si sposta sull’intelligenza artificiale

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Amazon ruba lo scettro a Walmart e diventa la nuova regina del fatturato globale. Il sorpasso arriva a circa un anno dal primo vantaggio sulle vendite trimestrali e fotografa una competizione che si gioca sempre meno sugli scaffali. Anche se il gap rimane minimo, a fare la differenza sembra essere l’allargamento del perimetro: per Amazon pesano sempre più cloud, servizi e pubblicità, mentre Walmart prova a difendere terreno spingendo sul digitale e sull’intelligenza artificiale, con una guidance 2027, che però, rimane sotto le attese.

 

In questo articolo:

 

  • Amazon supera Walmart nei ricavi annuali
  • Walmart, ricavi in crescita tra rete fisica e virata tecnologica
  • La sfida passa anche dall’intelligenza artificiale

 

Amazon supera Walmart nei ricavi annuali

Nel suo ultimo esercizio fiscale, chiuso a gennaio, Walmart ha registrato ricavi per 713,2 miliardi di dollari, leggermente sotto i 716,9 miliardi comunicati da Amazon. Per il gruppo di Bentonville significa perdere la corona di regina del fatturato dopo oltre trent’anni, a favore di un’azienda che nel 2016 aveva un giro d’affari inferiore ai 50 miliardi di dollari. Secondo i calcoli di Bloomberg, nell’ultimo decennio i ricavi del gigante di Seattle sono cresciuti a un ritmo di gran lunga superiore a quello di Walmart, sospinti soprattutto dall’espansione dei servizi cloud di Amazon Web Services e, in misura minore, di Prime Video. Il primato di Amazon è il risultato di un perimetro di attività che affianca al grande negozio online una serie di linee di business ad alto contenuto di servizi. La principale unità di vendita al dettaglio resta la maggiore fonte di ricavi, ma il bilancio 2025 indica che i servizi di vendita di terze parti, che includono commissioni, logistica, spedizione, pubblicità e assistenza clienti, hanno pesato per circa il 24% del totale, mentre Aws ha contribuito per circa il 18% delle vendite. A questi segmenti si aggiungono le attività pubblicitarie e gli altri servizi connessi alla piattaforma, che completano il quadro di un gruppo ormai strutturato come infrastruttura tecnologica oltre che come retailer.

In parallelo, Amazon ha rimesso mano anche alla propria presenza fisica nel food. Il gruppo ha annunciato e avviato, a partire dallo scorso 2 febbraio, la chiusura di tutti i punti vendita a insegna Amazon Go e Amazon Fresh, con l’obiettivo di concentrare gli investimenti sulla catena Whole Foods Market e sulle consegne di generi alimentari a domicilio. Amazon Go è il marchio dei minimarket senza casse lanciati nel 2018, mentre Amazon Fresh identifica i supermercati di prossimità dedicati all’alimentare, operativi dal 2020 e arrivati a circa settanta negozi. Whole Foods Market, acquisita nel 2017, è invece la grande catena specializzata nel biologico, con oltre 550 punti vendita tra Stati Uniti, Canada e Regno Unito. Nel comunicato, il gruppo ha spiegato che, pur avendo mostrato alcuni segnali incoraggianti, Amazon Go e Amazon Fresh non sono riusciti a differenziarsi a sufficienza rispetto ai supermercati tradizionali, rendendo poco sostenibile una loro espansione su larga scala. 

 

Walmart, ricavi in crescita tra rete fisica e virata tecnologica

La perdita del primato non arriva in una fase di contrazione per Walmart. Negli ultimi vent’anni il fatturato è più che raddoppiato e la rete di oltre 4.600 punti vendita Walmart e circa 600 Sam’s Club negli Stati Uniti continua a sostenere la crescita del digitale. Nel quarto trimestre fiscale, il business online negli Usa è aumentato del 27%, con progressi a doppia cifra per 15 trimestri consecutivi. L’ultima trimestrale ha mostrato un contributo significativo della pubblicità digitale e del marketplace di terze parti, in linea con la strategia di estendere il modello di business oltre la sola vendita al dettaglio. Sul fronte dei mercati, a inizio dicembre il gruppo ha spostato la quotazione dal Nyse al Nasdaq, mentre la capitalizzazione ha superato la soglia dei mille miliardi di dollari all’inizio di febbraio, dopo un apprezzamento di oltre il 21% in dodici mesi.

Walmart prevede per l’esercizio fiscale 2027 una crescita del fatturato netto compresa tra il 3,5% e il 4,5% a cambi costanti, a fronte di attese degli analisti intorno al 5%. L’utile operativo rettificato è indicato in aumento tra il 6% e l’8%, sempre a cambi costanti. L’utile per azione rettificato è stimato in una forchetta tra 2,75 e 2,85 dollari, sotto i 2,96 dollari indicati dal consensus. La società ha anche annunciato una nuova autorizzazione al riacquisto di azioni da 30 miliardi di dollari.

 

La sfida passa anche dall’intelligenza artificiale

Nel capitolo più recente della competizione tra i due gruppi, un ruolo centrale è svolto dall’intelligenza artificiale applicata al commercio. Walmart ha siglato un accordo con ChatGPT di OpenAI a ottobre e con Gemini di Google a gennaio per rendere più semplice la scoperta dei prodotti e l’acquisto, affiancando queste partnership al proprio assistente di shopping Sparky, un agente virtuale integrato nell’app del gruppo. Il cfo John David Rainey ha spiegato che gli investimenti in AI rientrano nei piani di spesa in conto capitale dell’anno, pari a circa il 3,5% delle vendite, insieme ai progetti di automazione e ristrutturazione dei punti vendita, e ha ribadito che Walmart intende sviluppare l’intelligenza artificiale soprattutto attraverso partnership con i principali operatori tecnologici.

Amazon, di fronte alla crescita del cosiddetto commercio “agentico” (la vendita tramite assistenti AI invece di siti web), ha scelto di limitare l’accesso degli agenti esterni al proprio sito e di concentrarsi sul chatbot proprietario per lo shopping, Rufus, sviluppato sui modelli interni e sul sistema Claude di Anthropic. Il gruppo ha comunicato che Rufus è stato utilizzato da oltre 300 milioni di clienti e ha generato quasi 12 miliardi di dollari di vendite annuali incrementali nel 2024, dopo un lancio graduale in versione beta e una successiva estensione a più sezioni dell’app e del sito. All’inizio di febbraio Amazon ha inoltre annunciato che nel 2026 investirà fino a 200 miliardi di dollari in iniziative legate all’intelligenza artificiale, principalmente per data center, chip e infrastrutture di rete: un piano che ha innescato nove sedute consecutive di ribassi in Borsa dopo la pubblicazione della trimestrale del 5 febbraio, con una riduzione del valore di mercato di oltre 450 miliardi di dollari. Parallelamente, dal 2023 il gruppo ha investito circa 8 miliardi di dollari in Anthropic, mentre procede l’aggiornamento dell’assistente vocale Alexa e l’adozione di strumenti di intelligenza artificiale nelle diverse linee di business.

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Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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