Che cosa c’è dietro il crollo in 26 minuti di American Bitcoin, il miner del figlio di Trump

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American Bitcoin Corp, il miner fondato da Eric Trump, sprofonda a Wall Street con un calo del 39% in appena 26 minuti, cancellando circa un miliardo di dollari di capitalizzazione. Il titolo ABTC è scivolato a 1,90 dollari dai 2,39 della seduta precedente, in una sessione caratterizzata da volumi quasi quaranta volte superiori alla media secondo Bloomberg. Un’anomalia che ha amplificato la pressione in vendita. Il tonfo si inserisce in una fase di forte correzione per l’intero comparto degli asset digitali: dal picco del 6 ottobre Bitcoin è sceso da 126.272 a circa 92.133 dollari, bruciando nel complesso oltre mille miliardi di dollari di capitalizzazione.

 

In questo articolo:

 

  • La spiegazione di Eric Trump
  • L’universo crypto della famiglia Trump
  • Un periodo in affanno per il Bitcoin

 

La spiegazione di Eric Trump

Il terzogenito di Donald Trump ha attribuito la caduta improvvisa alla scadenza dei lock-up agreements, i patti che vincolano gli azionisti rilevanti a non vendere per un periodo definito. In un post su X ha sostenuto che la volatilità è stata generata dalla possibilità, per alcuni investitori, di “incassare i profitti per la prima volta”. Ha inoltre precisato di aver mantenuto l’intera partecipazione in American Bitcoin e di essere “impegnato al 100%” nel progetto, nel tentativo di frenare i timori che la fine del lock-up potesse innescare vendite da parte dei principali soci. Le sue dichiarazioni non hanno tuttavia arginato la pressione sul titolo, che ha chiuso la seduta sui minimi di giornata. American Bitcoin, nata a marzo di quest’anno da un’operazione societaria con Hut 8 Corp, aveva però mostrato segnali operativi solidi, chiudendo il terzo trimestre con un utile netto di 3,5 milioni di dollari su ricavi per 64,2 milioni. Il nuovo collocamento sul mercato, unito alla forte visibilità mediatica legata al nome della famiglia Trump, aveva attirato l’attenzione degli investitori retail, contribuendo tanto alla rapida ascesa quanto alla brusca inversione.

 

L’universo crypto della famiglia Trump

Il crollo di American Bitcoin si inserisce nel più ampio ridimensionamento delle iniziative crypto riconducibili alla famiglia Trump, che negli ultimi anni ha promosso una serie di progetti, dagli NFT a World Liberty Financial fino ai token $Trump e $Melania. Tutti hanno risentito del rapido deterioramento del sentiment sul mercato. Dall’autunno la correzione delle criptovalute ha eroso in modo significativo il valore di questi asset, accentuando una volatilità già elevata. Il tutto avviene in un contesto in cui la presidenza Trump aveva sostenuto direttamente il settore con un ordine esecutivo sugli asset digitali, con l’istituzione di una riserva strategica e con la nomina di un “crypto czar” per le politiche in materia, interventi che avevano favorito la fase iniziale di espansione dei progetti legati alla famiglia. Il successivo raffreddamento del mercato, unito alla necessità degli investitori di consolidare i guadagni accumulati nei mesi precedenti, ha messo in luce la fragilità delle iniziative più esposte alla componente speculativa, amplificando la correzione che ha coinvolto l’intero ecosistema.

L’impatto si riflette anche sul patrimonio familiare, stimato da Bloomberg in calo da 7,7 a 6,7 miliardi di dollari con la discesa del mercato crypto. Prima dell’inversione, tuttavia, la famiglia Trump aveva già realizzato una parte rilevante dei profitti: secondo Reuters, nel primo semestre del 2025 ha incassato oltre 800 milioni di dollari dalla vendita dei token legati ai propri progetti.

 

Un periodo di affanno per il Bitcoin

Negli ultimi mesi Bitcoin ha subito una correzione brusca, scendendo fin sotto gli 84.000 dollari prima di riportarsi in area 92.000. Il quadro tecnico, però, resta fragile: il rimbalzo non ha infatti eliminato la pressione ribassista e il mercato continua a reagire in modo nervoso alle notizie macroeconomiche e agli shock interni al settore. Le tensioni arrivano da più fronti, dalle ipotesi di un irrigidimento della politica monetaria asiatica alle difficoltà di liquidità emerse in alcune piattaforme della finanza decentralizzata. A peggiorare il sentiment ha contribuito anche la revisione al ribasso delle stime da parte di Strategy, il maggiore detentore quotato di bitcoin che ha richiamato l’indebolimento dell’asset come principale causa dell’aggiornamento. Nel frattempo le liquidazioni forzate sui derivati crypto sono aumentate, segnalando un mercato più vulnerabile e un calo della propensione al rischio.

Il crollo di American Bitcoin riflette un mercato crypto ancora vulnerabile ai cambi di sentiment e agli shock di breve periodo. Le prossime sedute chiariranno se si tratta di una frenata temporanea o dell’avvio di una fase più complessa per il settore.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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