Emendamento ammazza trading, si favoriscono truffe e i broker inaffidabili
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TOBIN TAX: “ERRORE DI BATTITURA, TASSAZIONE DELLO 0,04%”

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Passo indietro sull’emendamento ammazza trading di Fratelli d’Italia. Berlinzani (Save Forex): “Resta una forma di autolesionismo che favorisce truffe di broker inaffidabili”

 

Una tassa ingiusta, senza altri obiettivi sennò quello di impoverire un settore. Questa è la posizione univoca di molti operatori del mercato italiano, all’indomani della presentazione dell’emendamento “ammazza trading” alla Legge di Bilancio fatto passare da Fratelli d’Italia, partito guidato da Giorgia Meloni, che potrebbe portare la tassazione sui Cfd allo 0,4%. In serata, dopo il pressing di trader e investitori e il passaparola sui social, è arrivata una precisazione da parte del partito che ha promosso la modifica alla Tobin Tax. “C’è stato un errore di battitura: la tassazione richiesta è in realtà dello 0,04%” nell’emendamento sulla Tobin tax, così si sono giustificati i senatori che l’hanno presentato. Intervenendo in commissione, il partito chiede quindi di “poterlo modificare”.

“Ogni volta che un meccanico usa la chiave inglese paga un euro allo Stato”

Ma gli operatori del mercato non ci stanno. “È una forma di autolesionismo che non riesco a comprendere”, ha detto Saverio Berlinzani di Saveforex, intervenendo questa mattina a Le Fonti TV. “Se consideriamo che un investitore medio italiano ha sul conto di risparmio ha circa 30 mila euro e cerca di farli fruttare – ha precisato Berlinzani – questa tassa lo penalizza. Poniamo che faccia un’operazione al giorno da 100 mila euro e guadagna 0,1 per cento. Ad esempio, si compra eur/usd a 1,10, con uscita a 1,1010 dall’operazione. Un lotto, significa guadagnare al cambio attuale 90 euro. Così si andrebbe a pagare 90 euro di tobin tax. Per fare 10 dollari di guadagno (9 euro), bisogna guadagnare 110 dollari (100 euro). A questo va aggiunto il capital gain. Stiamo per essere tassati per lavorare. È come dire che ogni volta che un meccanico usa la chiave inglese paga un euro allo Stato”.

 

“A rischio l’80% delle operazioni su Cfd italiani”

Se l’obiettivo dell’emendamento è quello di scoraggiare il gioco d’azzardo, in realtà si potrebbe ottenere l’effetto contrario. “L’Italia è molto avanti come educazione finanziaria – ha spiegato Berlinzani – e, se nel resto del mondo siamo al 70-80 per cento di perdita media da parte dei trader, nel nostro Paese la percentuale si abbassa al 65 per cento. È una tassa iniqua perché innanzitutto non crea gettito e ha come unico obiettivo quello di distruggere un settore. Così si ridurranno dell’80 per cento le operazioni su cfd italiani, spostando i capitali su asset esteri. In questo modo si vedrà un passaggio di capitali all’estero, i trader saranno costretti a lavorare con broker improbabili, magari che hanno sedi in paradisi fiscali”.

 

“Vogliono evitare le truffe? Così invece le aumenteranno”

Il danno non è soltanto per i trader minori. “Se la ratio è di evitare le truffe, con questa tassa si fa tutt’altro – ha continuato Berlinzani -. Se si pensa poi alle grandi aziende che esportano, come ad esempio l’Eni, che fanno coperture sui cambi sui cfd saranno costretti a pagare tasse spropositate. Non dimentichiamo che il mercato è un ecosistema molto fragile e c’è una relazione tra liquidità e volatilità: se togli liquidità la volatilità aumenta. Con tasse del genere vai a incidere sulla liquidità dei trader, lasciando il mercato in balia degli hedge funds e dei market maker che fanno il buono e il cattivo tempo, spazzando via tutti gli operatori che tengono in vita il sistema lavorando onestamente. Mi chiedo – ha concluso – se non ci siano principi di costituzionalità a livello europeo perché l’operatore italiano andrà a pagare un balzello che i colleghi tedeschi, ad esempio, non pagano”.

 

L’intervista integrale su Le Fonti Tv

 

 

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