Apple: 2 ragioni per cui gli investitori stanno vendendo le azioni
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Apple: 2 ragioni per cui gli investitori stanno vendendo le azioni

Apple: 2 ragioni per cui gli investitori stanno vendendo le azioni

Le azioni Apple hanno rallentato la loro corsa a Wall Street la scorsa settimana dopo aver raggiunto il massimo storico a 182,06 dollari. I numeri entusiasmanti dell’ultimo trimestre fiscale avevano indotto gli investitori a puntare sul titolo di Cupertino, alla luce anche delle aspettative elevate sulla parte finale del 2021. Con l’arrivo delle festività natalizie infatti probabilmente le vendite dei prodotti del gigante dell’iPhone raggiungeranno il livello più alto della storia. Tutto ciò tenuto conto che la carenza degli approvvigionamenti ha generato enormi disagi negli ordini e nelle consegne.

Molti consumatori hanno addirittura rinunciato agli acquisti dell’iPhone 13, così come degli ultimi modelli di iPad, Mac, etc proprio per i tempi estremamente lunghi dal momento della richiesta a quello del ritiro del prodotto. John Vinh, analista di KeyBanc, ha scritto in una nota che da un nuovo sondaggio è emerso che l’offerta rimane fortemente limitata perché la domanda ha continuato a essere superiore alle disponibilità durante il periodo vacanziero della Festa del Ringraziamento. Inoltre la maggior parte dei negozi non ha rilevato alcun inventario dei modelli iPhone 13 Pro e Pro Max.

 

Apple: ecco perché le azioni sono calate in Borsa

Sul finire dell’ultima ottava il titolo in Borsa ha rifiatato, con gli operatori che hanno preferito monetizzare magari in attesa di poter riacquistare a prezzi più bassi. Quest’anno in effetti le quotazioni sono state protagoniste di una corsa sfrenata che ha portato a una performance del 29%, mentre l’indice S&P 500 è cresciuto del 23%.

Le ragioni per cui a un certo punto si è reputato più conveniente vendere possono essere fondamentalmente 2. La prima è da ricondurre alla Federal Reserve. Il meeting di mercoledì 15 dicembre 2015 ha sancito ormai inequivocabilmente il cambiamento di politica monetaria dell’istituto centrale, più orientato adesso a essere meno accomodante. Il fatto che Jerome Powell abbia deciso di raddoppiare il tapering portandolo da 15 a 30 miliardi mensili significa solo una cosa: presto vi sarà l’inizio di un ciclo di rialzi dei tassi d’interesse.

Questo inevitabilmente andrà a colpire i titoli tecnologici, dei quali Apple fa parte, perché le aziende rappresentate vedono aumentare il costo del finanziamento per i loro investimenti sull’innovazione e la tecnologia. Nel contempo i flussi reddituali futuri derivanti dagli investimenti risulteranno meno preziosi essendo scontati a un tasso superiore.

La seconda ragione deriva dalle preoccupazioni per i nuovi dati sulle vendite di iPhone che arrivano dalla Cina, aumentate a novembre del 4% laddove solo un anno fa la crescita è stata del 90%. Pechino ovviamente rappresenta un mercato strategico e quindi non è pensabile che il colosso capitanato da Tim Cook possa perdere quote di mercato.

Ad ogni modo se si considerano gli ultimi 3 mesi l’incremento è stato del 32% su base annua, con una salita del 28% estendendo l’intervallo temporale a tutto il 2021. I numeri di novembre accendono comunque una spia e solo in seguito sarà possibile accertarsi se si sia trattato di una fase temporanea, dovuta soprattutto alla situazione congiunturale che sta vivendo il Dragone con il rallentamento della crescita, oppure se quanto accaduto abbia caratteri strutturali.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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