Apple: ecco perché se Dollaro si indebolisce azioni riprendono a salire
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Apple: ecco perché se Dollaro si indebolisce azioni riprendono a salire

Apple: se il Dollaro USA si indebolisce le azioni riprendono a salire, ecco perché

Il 2022 è stato finora un anno di grandi vendite per le azioni Apple, trascinate al ribasso dal sell-off che si è abbattuto su tutto il settore tecnologico. Eppure l’inizio era stato sotto buoni auspici con il titolo che aveva raggiunto il massimo storico a 182,94 dollari il 4 gennaio e la società che aveva guadagnato la palma di essere l’unica nella storia di Wall Street ad aver ottenuto una capitalizzazione di 3.000 miliardi di dollari.

Proprio da lì il mercato ha cominciato a vendere un pò per monetizzare, un pò perché in preda al panico generale per la furia con cui le azioni growth venivano scaricate dai portafogli degli investitori. Questo è stato tanto più evidente quanto più si è fatta intensa la minaccia della Federal Reserve di alzare i tassi d’interesse a partire da marzo.

Occorre dire che, ogni volta che le azioni Apple sono arrivate al traguardo del migliaio di miliardi di capitalizzazione, si è verificata una correzione tecnica dell’indice S&P 500. Questo è successo nell’agosto del 2018 allorché per la prima volta Cupertino superò il valore di mercato di 1.000 miliardi di dollari, con il principale indicatore della Borsa americana che ritracciò nei mesi successivi del 20%.

Lo stesso successe nel 2020, quando fu agguantata la meta di 2.000 miliardi di capitalizzazione e si configurò il naufragio delle azioni conseguente anche all’arrivo della pandemia. Molto sa di coincidenza, perché sono stati altri i fattori che poi hanno portato a una correzione importante, ma ciò non toglie che le sorti del gigante dell’iPhone svolgano un ruolo chiave anche per capire l’umore degli investitori.

 

Apple: la correlazione inversa tra le azioni e il Dollaro USA

Un dato statistico ma che va oltre la statistica è rappresentato dal Dollaro americano. In buona sostanza, quando la moneta statunitense si indebolisce, le azioni Apple riprendono a salire e così anche il mercato azionario in generale. Alla fine del 2018 infatti la Fed abbandonò il ciclo di rialzi del costo del denaro e riprese a essere accomodante, portando il biglietto verde a perdere il vantaggio competitivo rispetto alle altre valute. Nel 2020, dopo il cigno nero pandemico, la politica di tassi a zero della Banca Centrale USA e il crollo dell’economia americana contribuirono fortemente a ridimensionare il valore della divisa domestica, che aveva raggiunto sino a quel momento una potenza relativa impressionante. In entrambe le circostanze le quotazioni di Apple iniziarono un rally portentoso.

La spiegazione è che ogni volta che il Dollaro è debole, gli investitori stranieri si affollano nel mercato azionario statunitense puntando soprattutto sulla grande tecnologia, perché trovano condizioni migliori per farlo. La correlazione inversa quindi tra il biglietto verde e le azioni Apple è da tenere sotto stretta osservazione nei prossimi mesi. La moneta USA proviene da un periodo di grande forza con la ripresa economica a stelle e strisce, ma sta manifestando segnali evidenti di rallentamento nonostante la Fed si accinga a una serie di 3 o 4 aggiustamenti del tasso ufficiale di sconto.

La minaccia della variante Omicron del Covid-19, che innescherebbe un nuovo blocco delle attività economiche, sembra non sia particolarmente sentita dal mercato. Questo sulla base di alcuni dati rassicuranti che arrivano dal Sudafrica sulla pericolosità del nuovo ceppo. Sembra più probabile invece che il mercato abbia scontato a livello valutario gran parte del restringimento della politica monetaria della Fed, pertanto la corsa del Dollaro americano potrebbe essere giunta al capolinea. In base a quanto detto, a questo punto sarebbe ragionevole pensare a un rilancio delle quotazioni di Apple.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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