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Apple: rischia di pagare 14,3 miliardi di euro di tasse all’Irlanda

Apple: perché rischia di pagare 14,3 miliardi di euro di tasse arretrate all'Irlanda

Apple rivede lo spettro del pagamento di tasse arretrate all’Irlanda per 14,3 miliardi di euro. Oggi Giovanni Pitruzzella, avvocato generale della Corte di Giustizia Europea, ha affermato che deve essere accantonato l’annullamento nel 2020 da parte del Tribunale dell’ordine Ue per far pagare a Apple le imposte in Irlanda.

Il motivo? “Una serie di errori di diritto” che hanno comportato una non corretta valutazione della causa nella sostanza, che si uniscono ad “alcuni errori metodologici”, ha affermato Pitruzzella. Di conseguenza, la Corte dovrebbe effettuare “una nuova valutazione”, ha asserito.

C’è da dire che questi pareri degli avvocati generali non sono vincolanti, ma hanno un potere nell’influenzare le sentenze definitive della Corte Suprema dell’Ue, che nel caso di Apple si esprimerà il prossimo anno. La notizia comunque non ha avuto per il momento alcuna influenza sulle azioni della big tech a Wall Street. In apertura di seduta il titolo veleggia sulla parità.

 

Apple: l’accordo fiscale con l’Irlanda

La disputa tra Apple e Bruxelles risale al 2016, quando il commissario alla concorrenza Margrethe Vestager dichiarò che gli accordi fiscali nazionali avevano dato a Apple un vantaggio sleale nei confronti dei rivali, dal momento che il gigante di Cupertino si trovava a pagare un’aliquota d’imposta inferiore all’1%. Nel 2020 il Tribunale – il secondo organo giurisdizionale più alto in Europa – ha sostenuto il diritto dell’Ue di indagare sugli accordi fiscali nazionali, ma ha affermato che il blocco non era riuscito a dimostrare l’illegalità del vantaggio economico di Apple in Irlanda sul fronte della tassazione.

Apple e l’Irlanda fanno quadrato e respingono qualsiasi accusa su eventuali aiuti di Stato da parte del Paese anglosassone al produttore di iPhone. “La posizione dell’Irlanda è sempre stata e rimane quella che è stato pagato l’importo corretto delle tasse, senza alcuna agevolazione di Stato ad Apple”, ha affermato il ministro delle Finanze irlandese Michael McGrath. La società ribadisce che la sentenza del Tribunale è stata “molto chiara sul fatto che Apple non abbia ricevuto alcun vantaggio selettivo e aiuto di Stato”; pertanto, “riteniamo che debba essere confermata”, ha aggiunto l’azienda americana. Ad ogni modo, la cifra di 14,3 miliardi di euro in imposte arretrate contestata dalla società è stata incassata dall’Irlanda nel 2018 e tenuta in un conto vincolato in attesa di una soluzione della diatriba giudiziaria che coinvolge l’Europa.

 

Accordi fiscali: il giro di vite dell’UE

Il processo legale che riguarda Apple rientra in un giro di vite che Bruxelles ha lanciato nel 2013 sugli accordi fiscali tra gli Stati membri e le multinazionali. L’Europa ha presentato ricorso contro una decisione del Tribunale che ha annullato l’ordine di Amazon di pagare le tasse arretrate in Lussemburgo. Mentre non ha presentato appello dopo una causa persa sugli accordi fiscali tra Starbucks e i Paesi Bassi.

La più grande vittoria legale dell’Ue è stata a settembre, quando l’autorità giudiziaria ha confermato la sua decisione che annullava un regime fiscale creato tra il Belgio e 55 multinazionali. Attualmente sono in corso indagini su accordi fiscali tra IKEA e l’Olanda, Nike e l’Olanda e la società finlandese di imballaggi per alimenti e bevande Huhtamaki e il Lussemburgo.

“Bruxelles utilizza la legislazione sugli aiuti di Stato per concentrarsi sul presunto trattamento fiscale ingiusto perché gli Stati membri non sono in grado di concordare una legislazione fiscale, che richiede l’unanimità”, ha affermato Alec Burnside, partner belga dello studio legale Dechert.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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