L’Assegno Unico torna al centro del dibattito normativo con una revisione che incide su uno dei requisiti più discussi degli ultimi anni. La misura, introdotta per sostenere le famiglie con figli a carico, evolve per adeguarsi ai principi europei di libera circolazione dei lavoratori. Il nuovo intervento, contenuto in un emendamento al decreto Pnrr depositato in Commissione Bilancio alla Camera, amplia l’accesso al beneficio e modifica alcune condizioni importanti.
Nei prossimi paragrafi analizziamo cosa cambia, chi sono i nuovi beneficiari e quali regole operative restano in vigore.
In questo articolo:
- Stop al requisito di residenza: cosa cambia per l’Assegno Unico
- Nuovi beneficiari dell’Assegno Unico e incidenza sui conti pubblici
- Regole operative, calcolo e presentazione della domanda
Stop al requisito di residenza: cosa cambia per l’Assegno Unico
Il punto centrale della riforma riguarda l’eliminazione dell’obbligo dei due anni di residenza in Italia per i cittadini dell’Unione europea. Finora, infatti, per accedere all’Assegno Unico era necessario dimostrare una permanenza stabile e prolungata nel territorio nazionale. Tale vincolo viene ora superato.
Il nuovo impianto normativo, infatti, prevede che sia sufficiente possedere la cittadinanza di uno Stato membro UE, essere iscritti a una gestione previdenziale italiana e versare i contributi obbligatori. La regola si applica sia ai lavoratori dipendenti sia agli autonomi. Di conseguenza, l’accesso al beneficio diventa più coerente con la mobilità lavorativa europea.
Un ulteriore elemento di rilievo riguarda i figli a carico. La modifica consente di includere anche quelli residenti in altri Paesi dell’Unione. Questo passaggio amplia la platea e riconosce situazioni familiari sempre più diffuse, soprattutto tra lavoratori frontalieri o con nuclei distribuiti tra più Stati.
Nuovi beneficiari Assegno Unico e incidenza sui conti pubblici
Secondo la relazione tecnica allegata all’emendamento, l’estensione dell’Assegno Unico porterà a un incremento stimato di circa 50.000 beneficiari. Si tratta di un aumento significativo che riflette l’apertura verso una platea finora esclusa per motivi puramente formali.
Sul piano finanziario, l’incidenza delle modifiche appare contenuta ma progressivoa La spesa aggiuntiva prevista è pari a 20 milioni di euro nel 2026. Negli anni successivi si registra una crescita graduale, fino a raggiungere circa 36 milioni annui a partire dal 2035. Il dato evidenzia una sostenibilità nel medio-lungo periodo, anche in considerazione del numero complessivo di famiglie già beneficiarie.
L’intervento si inserisce inoltre in un quadro più ampio di adeguamento alle normative europee. La Commissione UE, negli ultimi anni, ha più volte richiamato gli Stati membri a garantire parità di trattamento ai lavoratori comunitari. In questo contesto, la revisione dell’Assegno Unico risponde a un’esigenza di allineamento giuridico oltre che sociale.
Regole operative, calcolo e presentazione della domanda
Il nuovo assetto dell’Assegno Unico mantiene alcune distinzioni rilevanti. Per i cittadini extra-Ue restano in vigore i requisiti più stringenti. In particolare, è necessario essere titolari di un permesso di soggiorno qualificato, come quello di lungo periodo. Elemento che continua a rappresentare un discrimine tra lavoratori comunitari e non.
Una novità tecnica riguarda il calcolo dell’importo per chi non risiede stabilmente in Italia. In questi casi, l’Assegno Unico non sarà più riconosciuto su base annuale standard, ma verrà proporzionato ai mesi di effettiva presenza nel territorio nazionale. La presenza può essere legata alla residenza, al domicilio o all’attività lavorativa.
Sul fronte procedurale, invece, la domanda dovrà essere presentata in relazione alla durata del rapporto di lavoro. Resta l’obbligo di rinnovo annuale a partire dal 1° marzo, come già previsto dalla disciplina vigente. È quindi fondamentale monitorare le scadenze per evitare interruzioni nell’erogazione dell’Assegno Unico.
Il testo dell’emendamento è ora all’esame parlamentare. Il voto in Commissione Bilancio è atteso alla ripresa dei lavori, terminata la pausa pasquale, dunque, solo dopo il passaggio in Aula si avrà il quadro definitivo delle nuove regole.
Nel frattempo, per i contribuenti interessati, diventa utile verificare la propria posizione previdenziale e la corretta iscrizione alle gestioni Inps. Elementi che, insieme alla documentazione familiare aggiornata, rappresentano i presupposti operativi per accedere al beneficio in base alle nuove disposizioni.









