Assemblea Generali: oggi il voto per il cda, Unicredit si schiera con Caltagirone

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L’Assemblea degli azionisti di Generali si riunisce oggi per eleggere il nuovo Consiglio di amministrazione per un nuovo mandato triennale. Nelle ultime ore l’agenzia Bloomberg ha riportato le indiscrezioni di alcune persone informate sulla questione, second le quali Unicredit sarebbe pronta ad appoggiare la lista dell’imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone. Si tratterebbe di una presa di posizione importante in quanto la banca guidata da Andrea Orcel ha una quota del 5,27% in Generali. La partecipazione è stata rivelata per la prima volta a febbraio e risulta dai registri della Consob, ma Unicredit controllerebbe oltre il 6%.

Caltagirone ha proposto una lista di minoranza che non include candidati per i ruoli di amministratore delegato e presidente. Tuttavia, potrebbe potenzialmente ottenere un numero uguale di seggi nel consiglio di amministrazione se ricevesse il maggior numero di voti dagli azionisti. Oltre che da Unicredit, Caltagirone è sostenuto anche dalla famiglia Del Vecchio, che attraverso Delfin, la holding di famiglia, detiene il 9,82% nel gruppo assicurativo. La coalizione vorrebbe un cambio di governance in Generali, ma dovrà scontrarsi con Mediobanca, azionista di maggioranza con una partecipazione del 12,78%.

La lista di maggioranza di Piazzetta Cuccia prevede la conferma dell’amministratore delegato Philippe Donnet e del presidente Andrea Sironi. Tra gli azionisti influenti rimane in sospeso Edizione, holding della famiglia Benetton. Secondo quanto riportato da Milano Finanza, il presidente Alessandro Benetton prenderà la decisione autonomamente e dovrebbe optare per l’astensione. Tuttavia, dovrebbe votare a favore del bilancio e della remunerazione dei manager.

 

Assemblea Generali: le ragioni dello scontro

La faida tra gli azionisti di peso del Leone di Trieste si incentra sulla conduzione della strategia aziendale. Il gruppo guidato da Caltagirone vorrebbe estromettere Donnet, difeso a spada tratta da Mediobanca. Gli scontri tra le due fazioni sono di lunga data, ma quest’anno si sono infuocati dopo che il management di Generali ha siglato un accordo con Natixis, l’unità di asset management del gruppo bancario francese Bpce. Il sodalizio per creare il secondo più grande gestore patrimoniale d’Europa ha fatto infuriare alcuni membri del consiglio di amministrazione sostenuti da Caltagirone, riluttanti a una partnership con un soggetto di nazionalità estera.

In una recente intervista a Il Sole 24 Ore, l’imprenditore romano ha denunciato un “potenziale smantellamento” di Generali, accusando velatamente Donnet di conflitto di interessi per la sua nazionalità. In tale contesto, Caltagirone preferirebbe un alleato italiano, in armonia con i desideri del governo di mantenere una matrice nazionale nelle più importanti eccellenze della nazione. Per tutta risposta, Donnet ha affermato che “Generali manterrà la proprietà degli asset, deciderà come investire e a chi dare il mandato di gestione. Quindi il tema di perdita di sovranità degli investimenti non esiste”. Tra l’altro, si è detto pronto a colloquiare con il governo per descrivere nei dettagli l’operazione con Natixis.

 

I riflessi sulla finanza italiana

Quanto emergerà dall’Assemblea dei soci di Generali potrebbe avere sviluppi importanti nel sistema finanziario italiano. Attualmente ci sono in ballo almeno altre due grandi operazioni che in qualche modo incrociano la strada di Generali: l’Ops di Banca Mps su Mediobanca e l’Ops di Unicredit su Banco Bpm.

Il Consiglio di amministrazione di Piazzetta Cuccia ha respinto l’offerta lanciata a gennaio di Mps ritenendola ostile e contraria agli interessi della banca. Quindi, la partita si giocherà sugli azionisti di Mediobanca, di cui Caltagirone e Delfin insieme controllano quasi il 25% del capitale.

Per quel che riguarda Banco Bpm, Unicredit ha lanciato a novembre un’offerta che ha messo in subbuglio il consiglio di amministrazione di Piazza Meda e scatenato la reazione dell’amministratore delegato Giuseppe Castagna. L’a.d. ha definito la proposta inadeguata per il valore dell’istituto di credito e anche qui si dovrà passare per la conta degli azionisti. Tra questi c’è anche Caltagirone, proprietario di una quota non rilevante. L’avvicinamento con Unicredit nella vicenda Generali potrebbe avere il suo peso come uno scambio di favori? Orcel tuttavia se la dovrà vedere con un’altra entità francese, Crédit Agricole, che detiene saldamente il comando su Banco Bpm grazie a una partecipazione del 19,80%.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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