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Assogestioni, Galli: “SdR al via, le sfide del risparmio gestito”

Un'immagine del Salone del Risparmio 2023 scattata dall'alto.

L’apertura della quattordicesima edizione del Salone del Risparmio (SdR) è ormai prossima, il 9 aprile, al Centro congressi Allianz MiCo di Milano. Le iscrizioni, nell’anno del quarantesimo compleanno di Assogestioni, l’Associazione italiana del risparmio gestito, hanno già superato quota 14.000. Previste oltre 120 conferenze in 14 sale, più di 300 relatori e una significativa rappresentanza delle istituzioni italiane ed europee, tra cui il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, che con il suo intervento avvierà i lavori. Il tutto per una edizione che guarda al domani, come racconta il suo stesso titolo “Alla ricerca di nuovi equilibri, investire negli scenari globali”, nel solco della missione dell’Associazione. Proprio dalla missione di Assogestioni ha preso il via l’intervista che Borsa&Finanza ha realizzato con il direttore generale di Assogestioni, Fabio Galli.

 

Nell'immagine Fabio Galli, direttore generale di Assogestioni
Fabio Galli, direttore generale di Assogestioni

“Promuovere, diffondere e tutelare le diverse forme di gestione del risparmio, anche previdenziale”. È l’obiettivo, la missione di Assogestioni, dalla sua nascita 40 anni fa. Obiettivo raggiunto o manca ancora qualcosa?

“È sicuramente l’obiettivo che ancora oggi ci guida: negli anni abbiamo messo in campo diversi strumenti per perseguirlo e lo consideriamo un percorso che stiamo ancora portando avanti. Da sempre l’Associazione si pone come attore in grado di agevolare il dialogo costante con le istituzioni, supportare l’autoregolamentazione del settore e promuovere una cultura del risparmio improntata sul lungo termine. Intendiamo inoltre continuare a creare le migliori condizioni affinché l’innovazione finanziaria possa apportare i propri benefici a tutti gli stakeholder dell’industria”.

 

La distanza tra risparmio gestito e famiglie italiane è aumentata o diminuita nel corso di questi 40 anni? 

“C’è stata sicuramente un’evoluzione positiva nel rapporto degli italiani con il risparmio gestito nel corso di questi 40 anni. Nel 1985 il patrimonio ammontava a 20mila miliardi di lire, corrispondenti al 2,4% dell’allora PIL italiano, mentre oggi il mercato italiano del risparmio gestito vale 2.300 miliardi di euro, più del PIL dell’Italia, e sono più di 11 milioni gli italiani che investono stabilmente in fondi comuni. Oltre agli investitori al dettaglio vi sono poi fondi pensione, casse di previdenza, assicurazioni e istituzioni che si affidano a case di gestione italiane ed estere per l’allocazione delle proprie risorse finanziarie. Si tratta di un’evoluzione che osserviamo costantemente. Il 5° Rapporto Assogestioni-Censis che andremo a presentare e che quest’anno si intitola ‘Perché gli italiani investono come investono’, mostra la fotografia dei profondi cambiamenti nei comportamenti di risparmio degli italiani in questo particolare periodo storico. Abbiamo voluto analizzare la conoscenza degli eventi globali e l’impatto di tale percezione sulle decisioni di investimento delle famiglie e allo stesso tempo analizzare il cambiamento valoriale che ha condotto all’insorgere di comportamenti sociali inediti in ambiti decisivi, come ad esempio il rapporto con il lavoro”.

 

Qual è il ruolo del risparmio gestito oggi in Italia?

“Gli italiani sono tradizionalmente propensi al risparmio e la gestione professionale del patrimonio rappresenta un’ancora di stabilità, soprattutto in considerazione di uno scenario globale caratterizzato dalle forti incertezze a cui stiamo assistendo in questi mesi. Basti pensare alle tensioni geopolitiche o alle innovazioni che arriveranno con la diffusione dell’intelligenza artificiale generativa per capire come i professionisti del risparmio si trovino di fronte a sfide davvero epocali”.

 

Perché molti italiani rimangono ancora lontani dal risparmio gestito?

“Sicuramente ci sono ancora delle resistenze, concetti come inflazione e tassi sono in alcuni casi ancora ostici per molti connazionali, ma i risparmiatori italiani non sono più quelli di quarant’anni fa: c’è maggiore maturità e consapevolezza, seppur rimangano grandi margini di miglioramento del livello medio di alfabetizzazione finanziaria. È cruciale promuovere una maggiore diffusione della cultura del risparmio, affinché le persone comprendano le loro opzioni di investimento e i rischi associati, anche per adattarsi a un contesto economico mutevole e compiere scelte informate. Formazione ed educazione, dirette non solo ai professionisti del settore, ma anche a risparmiatori e studenti, sono fondamentali. Proprio per questo dedicheremo a questi temi il programma della terza giornata”.

 

Il grande ritorno dei titoli di Stato, con la complicità di una tassazione agevolata e un marketing importante, è un segnale di regressione degli italiani verso il “porto sicuro e familiare” dei Bot? Non abbiamo ancora imparato nulla?

“Il ritorno dei titoli di Stato italiani potrebbe indicare una tendenza verso la sicurezza e la familiarità, in quanto Bot e Btp sono considerati tradizionalmente un investimento sicuro. Tuttavia, questo rinnovato interesse per il nostro debito non è necessariamente andato a detrimento dell’investimento in fondi comuni. All’opposto, c’è stata meno fuga dal gestito rispetto alle crisi del passato. I dati di Banca d’Italia ci dicono tra l’altro che i capitali investiti in titoli di Stato sono stati attinti dai depositi e, solo in seconda battuta, sottratti dai fondi. Questo dimostra un segnale di maturità degli investitori italiani. Infine, chi ha tolto capitali dai fondi nel 2023 potrebbe aver perso delle occasioni perché grazie all’effetto performance il patrimonio è salito. L’interesse per i titoli di Stato agli attuali rendimenti andrebbe inserito in un’ottica di diversificazione di portafoglio. Parte della missione della nostra industria è proprio quella di promuovere un’ottica di diversificazione e lungo periodo. In tal senso l’educazione finanziaria può fare ancora molto”.

 

Quest’anno l’SdR, organizzato da Assogestioni, ha titolo: “Alla ricerca di nuovi equilibri, investire negli scenari globali”. Ma questi nuovi equilibri verranno raggiunti o continuerà la fase di instabilità, anche geopolitica, degli ultimi anni? Come affrontarla?

“Abbiamo scelto questo titolo proprio per riflettere la multipolarità del contesto attuale, che ci impone sfide senza precedenti, che richiedono un ritorno ai principi fondamentali dell’industria. In un ambiente ad alto tasso di cambiamento, i portafogli si confrontano con variabili macroeconomiche, sociali e geopolitiche in continua evoluzione. Per questo, il focus principale rimane sull’importanza di stabilire nuovi equilibri strategici, tenendo conto delle rapide evoluzioni delle dinamiche globali. Le strategie di investimento dovranno sempre più combinare tendenze secolari e obiettivi patrimoniali specifici. Il Salone sarà un’occasione unica di scambio e confronto tra i professionisti su questi aspetti”.

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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