Aste immobiliari: il 2026 inizia male, calano procedure e valori

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Il mercato delle aste immobiliari ha aperto il 2026 con un rallentamento significativo, sia sul fronte dei volumi sia su quello del valore economico degli immobili messi in vendita. Secondo l’Osservatorio Brick di Berry Srl, società che opera nel settore, nel primo trimestre dell’anno le procedure sono scese a 26.090, in calo dell’11,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. Ancora più marcata la contrazione del valore complessivo delle basi d’asta, sceso da 5,01 a 4,11 miliardi di euro (-18%).

Il dato conferma che il mercato delle aste immobiliari non sta attraversando soltanto una riduzione quantitativa, ma anche una trasformazione qualitativa: gli immobili portati in vendita hanno in media un valore inferiore e presentano spesso caratteristiche che richiedono tempi di collocamento più lunghi e una maggiore selettività da parte degli acquirenti.

 

In questo articolo: 

 

  • Valori medi in diminuzione e segmenti sotto pressione
  • Geografia delle aste immobiliari e rivoluzione digitale

 

Valori medi in diminuzione e segmenti sotto pressione

Uno degli indicatori più significativi del trimestre è la base d’asta media, scesa da 170.800 a 157.647 euro (-7,7%). Questo elemento spiega perché il valore complessivo del mercato si sia ridotto in misura superiore rispetto al numero delle procedure.

Il comparto residenziale resta il pilastro delle aste immobiliari italiane con 13.619 procedure, pari al 52,2% del totale. Tuttavia, anche questo segmento mostra segnali di rallentamento: le aste diminuiscono dell’11,2%, mentre il valore complessivo delle basi d’asta arretra del 15,9%.

Più accentuata la flessione del comparto industriale. Pur rappresentando solo il 3,3% del totale, questa categoria ha un forte impatto sul valore del mercato grazie all’elevato prezzo unitario degli asset. Nel primo trimestre 2026 le procedure industriali sono diminuite del 15,9%, la base media del 12,3% e il valore aggregato del 26,3%.

“Il dato più rilevante non è soltanto la diminuzione delle procedure, ma il fatto che il valore complessivo delle basi d’asta arretri in misura più accentuata”, osserva Chai Botta. “Questo significa che il mercato esprime aste mediamente meno ricche, per effetto di una diversa composizione degli asset e di un’incidenza più marcata di lotti con minore liquidabilità”.

Secondo Botta, non si tratta di un segnale di svalutazione generalizzata del patrimonio immobiliare italiano, ma di una dinamica specifica del canale giudiziale, influenzata dalla qualità dei beni, dai precedenti tentativi di vendita e dalla capacità del mercato di assorbire gli immobili disponibili.

 

Geografia delle aste immobiliari e rivoluzione digitale

Dal punto di vista territoriale, Lombardia e Sicilia guidano il mercato con oltre 3.100 aste ciascuna, pari all’11,9% del totale nazionale. Seguono Lazio, Marche e Campania. Insieme, queste cinque regioni concentrano il 48,2% delle procedure.

Tra i territori più dinamici spicca Macerata, seconda provincia italiana per numero di aste con 780 procedure (+26%). Ancora più significativo l’aumento del valore complessivo delle basi d’asta, cresciuto dell’84,3%. In controtendenza anche Viterbo, Reggio Calabria, Potenza e Taranto.

Parallelamente, il mercato delle aste immobiliari accelera sul fronte tecnologico. Le aste asincrone telematiche sono diventate il principale metodo di vendita con 12.564 procedure, pari al 48,2% del totale. Sommando anche le aste sincrone telematiche, i processi completamente digitali rappresentano ormai il 58% del mercato, contro il 50,9% di un anno prima.

“Le modalità telematiche confermano una trasformazione strutturale del processo di vendita, sempre più orientato verso strumenti digitali e modelli operativi più efficienti”, conclude Botta. Una tendenza destinata a ridefinire in profondità il settore delle aste immobiliari nei prossimi anni.

Immagine di Redazione

Redazione

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