Auto elettriche: la Francia rischia di perdere 100.000 posti di lavoro

Auto elettriche: la Francia rischia di perdere 100.000 posti di lavoro

Auto elettriche: la Francia rischia di perdere 100.000 posti di lavoro

La transizione dall’energia a combustione a quella pulita rappresenta oggi un passaggio obbligato per i Paesi di tutto il mondo, non solo per il discorso ormai scontato del cambiamento climatico, ma anche alla luce di quello che sta accadendo sul fronte della crisi energetica. La carenza di materie prime ha messo tutti quanti davanti a una realtà che non si può nascondere: i fossili sono ancora necessari ed è per questo che dovranno aumentare gli investimenti nelle forme alternative di energia.

Questo si riflette ovviamente anche nel settore automobilistico, con Tesla che sta guidando il cambiamento diffondendo il proprio marchio ovunque e trascinando gli altri al seguito. Se Cina e Stati Uniti stanno convintamente seguendo il passo, in Europa qualcosa comincia a scricchiolare. In particolare le sirene provenienti dalla Francia non esprimono una dolce melodia, ma anzi preannunciano nubi all’orizzonte.

Auto elettriche: la Francia taglierà 100 mila posti di lavoro

Ad allarmare particolarmente il Paese transalpino è un rapporto da parte di La Plateforme Automobile, una piattaforma che riunisce tutta l’industria automobilistica in Francia. Secondo la lobby, Parigi rischia di perdere il 25% dei posti di lavoro nel settore delle auto nei prossimi 10 anni, quando cioè si potrebbe dire addio all’era dei motori a combustione.

Il motivo? La transizione energetica che sterminerebbe nei numeri circa 100 mila dipendenti che si troverebbero senza un’occupazione. La ragione sarebbe da addurre agli alti costi di produzione che le aziende dovranno sostenere, che per i prossimi 5 anni ammontano a circa 17 miliardi di dollari. Questo pone un problema serio di competitività soprattutto per società come Renault e Stellantis (che vende con i marchi Peugeout e Citroen), le quali non riescono a tenere la concorrenza con Tesla che sta spopolando in Europa con la sua Model 3.

L’analisi è confermata da parte dell’Amministratore Delegato di Renault, Luca de Meo, che denuncia come il costo del lavoro delle imprese automobilistiche francesi sia superiore al 30% rispetto alla media europea, mentre i costi di produzione dei veicoli elettrici superano del 25% quelli dei competitor del Vecchio Continente.

Questo significa che Renault probabilmente sarà costretta a interrompere la produzione in alcune fabbriche nei prossimi anni. L’azienda controllata dallo Stato vorrà produrre 700 mila veicoli elettrici in Francia in un decennio, investendo in alcuni stabilimenti produttivi e in un impianto di batterie, ma prevede anche di tagliare 6.600 posti di lavoro.

 

Auto elettriche: il piano Francia 2030 di Macron

Il Governo presieduto da Emmanuel Macron ha annunciato qualche settimana fa il piano Francia 2030 per rilanciare tra l’altro il settore dei veicoli puliti nel Paese. Il progetto prevede uno stanziamento di 30 miliardi di euro per effettuare investimenti in 5 anni spalmabili nelle fonti rinnovabili, nei microchip, nell’industria robotica e appunto nelle auto elettriche. L’elettrificazione dei veicoli passerà attraverso una produzione di 2 milioni di unità entro il 2030, tra vetture completamente elettriche e auto ibride.

Il sostegno statale al settore in verità non è mai mancato. Al riguardo bisogna ricordare l’esborso di 8 miliardi di euro che l’Eliseo conferì a tutto il comparto durante la pandemia sotto forma di contributi agli acquirenti. Adesso il piano Francia 2030 dovrebbe servire per dare una spallata decisiva a un’industria che stenta a decollare e lo fa coinvolgendo per il 50% dei fondi anche le piccole imprese. Il problema di fondo però sta nel fatto che la generosità di Macron potrebbe non bastare di fronte a una realtà come quella descritta dagli esponenti illustri del settore.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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