Azioni Bitcoin: ecco perché a Wall Street stanno sottoperformando

Azioni Bitcoin: ecco perché a Wall Street stanno sottoperformando

Azioni Bitcoin: ecco perché hanno performance più basse rispetto al token

Le azioni legate a Bitcoin in questo 2022 non stanno tenendo il passo della criptovaluta. Se ai dati dell’ultima chiusura di Borsa il token è sceso del 4% da inizio anno, alcuni miner hanno fatto peggio. Marathon Digital Holdings ad esempio ha perso il 10%, Riot Blockchain è calato del 6%, Core Scientific e Hut 8 Mining sono affondati rispettivamente del 21% e del 25%. Eppure le ragioni per comprare le azioni ci sarebbero in questo periodo.

Una prima motivazione starebbe nella redditività dell’attività di mining con l’aumento del prezzo di Bitcoin. I costi per l’estrazione di ogni valuta digitale attraverso la risoluzione di complessi enigmi matematici spaziano da 4.000 a 16.000 dollari, con la gran parte della spesa che viene sostenuta per il consumo di elettricità. Oggi Bitcoin vale oltre 47.000 dollari, quindi il margine è molto importante. Alcuni minatori anche allontanano le pressioni degli ambientalisti, utilizzando persino energie rinnovabili e inutilizzate da una rete regionale per ridurre l’emissione di CO2.

Una seconda ragione deriva dal fatto che le azioni Bitcoin sembrino convenienti. Il titolo Marathon scambia solo 11 volte i guadagni attesi per il 2022 e appena 6,5 volte quelli per il 2023. Riot è negoziata in Borsa a 15 volte le stime degli utili 2022 e 9 volte i profitti del 2023. Core ha un multiplo di 10 con riferimento al 2022 e di 7 per il 2023.

 

Azioni Bitcoin: cosa spiega lo scetticismo degli investitori

Allora cos’è che tiene lontani gli investitori da Bitcoin? Secondo alcuni esperti del settore il problema sta nell’hash rate, ossia l’unità di misura della potenza di elaborazione della rete Bitcoin. Questa aumenta a mano a mano che cresce il prezzo del token, perché ciò attira un numero maggiore di competitors. Di conseguenza, più sale il tasso di hash più bassa sarà la ricompensa dei blocchi di ogni minatore, a meno che non venga aumentata la capacità con macchine più potenti.

In base ai dati di Blockchain.com, l’espansione dei tassi di hash di rete ha ridotto il guadagno collettivo del mining su Bitcoin da 60 a 40 milioni di dollari al giorno dallo scorso autunno. Quindi, gli investitori scontano il fatto che i miners dovrebbero investire di più per ridurre i costi energetici. In sostanza, a questi prezzi i profitti minerari potrebbero non essere sostenibili.

Diverso sarebbe il caso in cui le quotazioni di Bitcoin salissero nuovamente verso i massimi storici di 68.990 dollari di novembre 2021. A quel punto i produttori di token sarebbero più stimolati a investire, per effetto del fatto che troverebbero più conveniente l’attività estrattiva. Di riflesso, le azioni Bitcoin potrebbero risalire, allineandosi a quelli che sono a quel punto i prezzi della criptovaluta.

 

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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