Carvana: ecco come ha perso il 95% in Borsa dai massimi 2021

Carvana: ecco come ha perso il 95% in Borsa dai massimi 2021

Carvana: ecco come ha perso il 95% in Borsa dai massimi 2021

Per le azioni tecnologiche a Wall Street quest’anno è stato un calvario, ma nessuno ha fatto peggio di Carvana dal picco dello scorso anno. Il venditore di auto usate online ha visto il titolo in Borsa precipitare del 95% dall’agosto 2021, con il calo che è continuato ininterrotto anche quando altre azioni tech hanno provato a rimbalzare. Se fino a poco tempo fa, la discesa poteva essere imputata agli stessi fattori che avevano affossato le aziende tecnologiche, ovverosia l’aumento dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve e le incertezze determinate da una recessione in arrivo, adesso però le cause sembrano essere più pertinenti a una situazione interna all’azienda. Carvana non vende più prestiti ai clienti, in sostanza.

La sua attività deriva non solo dalla cessione delle auto attraverso la sua piattaforma online che permette di velocizzare le operazioni senza contrattazione, ma soprattutto dipende dai guadagni dei prestiti che eroga ai suoi clienti. Nello specifico, Carvana fa un finanziamento a un acquirente di auto, lo mette insieme ad altri prestiti e vende questo debito agli investitori tramite cartolarizzazione. Questi sono rappresentati soprattutto da fondi pensione e assicurativi, che ovviamente subentrano come creditori sui pagamenti dei clienti.

 

Carvana: ascesa e crollo dell’azienda

L’attività di Carvana ha funzionato a meraviglia durante il 2021, quando i tassi erano bassi e quindi i finanziamenti potevano essere concessi agevolmente. La società nell’anno ha venduto prestiti per circa 7,1 miliardi di dollari, ottenendo profitti che hanno superato un terzo dell’utile lordo di 1,9 miliardi di dollari. Le somme raccolte tramite le obbligazioni cartolarizzate hanno permesso all’azienda di produrre liquidità per compensare l’esposizione nei prestiti erogati.

La stella di Carvana si è spenta quando l’Amministratore Delegato Ernie Garcia ha riferito che la società stava attraversando un momento di difficoltà. Il rialzo dei tassi d’interesse ha allontanato la clientela dai prestiti e alcune cartolarizzazioni riferite a mutuatari più rischiosi hanno iniziato a vacillare. Garcia a metà del mese scorso ha detto che Carvana potrebbe chiudere le Asset Backed Securities, precisando che questo strumento è “fantastico per il 95% delle volte, ma bisogna stare attenti a come appare nell’altro 5%”.

A maggio, la società ha comunicato di aver tagliato la spesa per la pubblicità e il personale, dando un altro cattivo segnale al mercato. In quel mese le azioni in Borsa sono sprofondate del 49,21%, seguendo il -51,41% del mese di aprile. Ora Carvana ha stipulato un accordo con la fintech Ally Financial, che ha acquistato un pacchetto di 5 miliardi di dollari di prestiti fino a marzo 2023, con 500 milioni di dollari prelevati alla fine del primo trimestre. Questo rappresenta già qualcosa per il venditore di auto online, ma i potenziali guadagni probabilmente sono inferiori rispetto a quelli ottenuti nei mercati pubblici.

Le attese ora sono tutte per i conti trimestrali che verranno pubblicati il 4 agosto, dove la società si aspetta che i dati chiariscano molti dubbi agli investitori. Tuttavia, Seth Basham, analista di Wedbush Securities, non è molto convinto. “Ci aspettiamo un secondo trimestre piuttosto terribile tra un paio di settimane”, ha dichiarato l’esperto.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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