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Azioni globali: i gestori dei fondi sono ottimisti per il 2023

Azioni globali: i gestori dei fondi sono ottimisti per il 2023

I gestori dei fondi sono ottimisti sulle azioni globali per il 2023. A rivelarlo è un sondaggio condotto da Bloomberg tra il 29 novembre e il 7 dicembre, dove sono stati interpellati 134 gestori, tra cui BlackRock, Goldman Sachs Asset Management e Amundi. Dalle interviste è emerso che il 71% crede in un aumento del valore azionario l’anno prossimo, con una crescita media del 10%; mentre il 19% è convinto che prevarranno le vendite.

Non mancano però le preoccupazioni, con l’inflazione che potrebbe ancora rappresentare il principale ostacolo per il 48% degli asset manager. A seguire, la recessione costituisce l’altro grande elemento di pericolo per il 45% del campione. Per molti, la prima parte del 2023 sarà la più problematica, dove le azioni globali potrebbero raggiungere nuovi minimi. Nella seconda metà, però, i titoli in Borsa si riscatteranno ed emergeranno i guadagni con il carovita che rallenta e la Federal Reserve che ammorbidisce la sua politica monetaria.

 

Azioni globali: le opinioni dei gestori

L’azionario globale sta per chiudere l’anno peggiore dalla disfatta del 2008, nonostante il recente rally partito il mese scorso, a seguito dei dati incoraggianti sull’inflazione statunitense. Le incognite per il prossimo anno sono ancora diverse. La crisi energetica in Europa potrebbe rimanere tale, soprattutto dopo l’entrata in vigore dell’embargo UE e del price cap di G7 e Australia sul petrolio. La situazione rischia di degenerare se una decisione simile dovesse configurarsi anche sul mercato del gas.

La Cina è un altro grande punto interrogativo. Le autorità di Pechino sembra abbiano attenuato le misure restrittive nell’ambito della politica zero Covid, dopo le proteste di piazza. Ma, con i contagi in aumento, è ancora in dubbio che una maggiore tolleranza possa essere messa in atto a lungo. Tutto ciò inevitabilmente rappresenta una minaccia per la crescita e gli utili delle aziende, con naturali ripercussioni sulle quotazioni azionarie.

I gestori però rimangono fiduciosi sulla Cina, anche alla luce delle valutazioni azionarie molto al di sotto della media degli ultimi 20 anni. Evgenia Molotova, senior investment manager di Pictet Asset Management, ha dichiarato che sarebbe un acquirente selettivo di azioni cinesi ai livelli attuali, preferendo i settori industriali, assicurativi e sanitari. Secondo Pia Haak, chief investment officer di Swedbank Robur, il più grande gestore di fondi svedese, una possibile recessione e un calo dei profitti non saranno una grande minaccia per le azioni, in quanto una parte è stata già scontata nel 2022. “Avremo una migliore visibilità nel 2023 e speriamo che questo possa aiutare i mercati”, ha aggiunto.

Non tutti però sono positivi sulle prospettive del prossimo anno. A giudizio di Shoqat Bunglawala, responsabile delle soluzioni multi-asset per EMEA e Asia Pacifico di Goldman Sachs Asset Management, “un rally sostenuto degli asset rischiosi non è probabile fino a quando l’inflazione non avrà una tendenza più saldamente al ribasso verso l’obiettivo”. Opinione corroborata da Ben Powell, capo stratega degli investimenti per l’APAC presso il BlackRock Investment Institute, che invita alla cautela affermando il concetto che le azioni ancora non riflettono il pieno impatto della politica monetaria più restrittiva. “Il mercato deve prezzare ancora i segnali di rallentamento delle esportazioni e delle abitazioni”, ha chiarito.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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