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Azioni Growth, è l’ora delle mid e small cap?

Una bussola segna la direzione Nord-Nord Ovest

Azioni growth contro azioni value. Il confronto tra i due stili di investimento ha visto prevalere nel 2022 l’azionario value, fatto da azioni il cui valore di mercato non riflette il potenziale della società che le ha emesse, e nel 2023 l’azionario growth, costituito da azioni in cui il valore di mercato è sopravvalutato in quanto il mercato si attende la produzione di utili futuri. Un round a testa come mostra il grafico qui in basso, ma nel complesso dei due anni, fatto 100 il valore iniziale di entrambi gli indici – MSCI World Growth ed MSCI World Value – sono state le azioni growth a fare meglio.

Tuttavia il confronto nasconde l’impatto che la corsa delle big cap – Amazon, Nvidia, Microsoft, Alphabet, Meta Platforms, Apple – ha avuto sulla performance delle azioni growth. Nel 2023, a partire da marzo, sono state queste azioni a trainare il mercato grazie alla diffusione delle app di intelligenza artificiale generativa. Basti pensare al +188% di Nvidia (alla chiusura del 19 ottobre 2023). Le piccole e medie capitalizzazioni non hanno avuto lo stesso successo.

È anche in base a questa osservazione che Thomas Ognar, senior portfolio manager and co-responsabile del Dynamic Growth Equity di Allspring GI, ritiene che sia il momento di “allargare lo sguardo” e includere nel proprio portafoglio anche le mid e small cap. Borsa&Finanza gli ha rivolto alcune domande.

 

Il confronto sull'andamento delle azioni growth e value con base 100 a inizio 2022
MSCI World Growth (linea bianca) vs MSCI World Value (linea gialla). La performance negli ultimi due anni – Fonte: Bloomberg

Lei gestisce il fondo US All Cap Growth. Ritiene che dopo il rally scaturito dalla diffusione dell’intelligenza artificiale le società tecnologiche potrebbero fermare la corsa?

“Il 2023 è stato un anno positivo per le società tecnologiche e in generale per le azioni growth, quelle caratterizzate da un potenziale di crescita elevato, ma sono state le mega cap a registrare la performance migliore. Il dato aggiornato alla fine del mese di agosto mostra un guadagno del 52% circa. Nello stesso periodo le mid cap sono salite del 10% circa e le small cap salite del 5%. Ritengo che le mega cap siano diventate più costose, anche se ci sono buone ragioni che giustificano le loro valutazioni. Penso sia il momento di allargare lo sguardo e spostarsi verso le capitalizzazioni più piccole rimanendo nell’ambito dell’investimento growth”.

 

Questo significa che avete alleggerito le posizioni di portafoglio sulle big cap per aumentarle sulle mid e small cap?

“In generale siamo esposti su tutto lo spettro delle capitalizzazioni growth. Incrementalmente abbiamo aggiunto posizioni sulle mid e small cap senza eliminare posizioni sulle large e mega cap. Ci sono infatti ancora delle parti del mercato delle big cap con valutazioni convenienti relativamente ai dati storici. Si tratta di società il cui business ha frenato ma che ora è sul punto di riaccelerare. Per esempio i data center che hanno sofferto nel 2022 e in parte anche nel 2023.”.

 

Quali sono le principali differenze tra le small e mid cap e le big cap e perché pensate che le prime possano performare meglio?

“Penso che ci siano tre fattori in gioco che favoriscono in questo momento le small e mid cap. In primo luogo le valutazioni. Le small cap quotano nella parte bassa dei range di valutazione storici a differenza delle large cap che quotano invece nella parte alta. Inoltre, storicamente le azioni small e mid cap negli Stati Uniti hanno fatto meglio quando i tassi di interesse iniziano a scendere. Con i tassi di interesse che dovrebbero aver raggiunto il loro livello massimo credo che possano esserci maggiori possibilità di rendimento in questa parte del mercato. Infine si comincia a vedere un’espansione dei temi che hanno guidato la crescita delle mega cap quest’anno anche verso le altre parti del range di capitalizzazione. L’intelligenza artificiale, per esempio, ha impattato prima sulle big cap, a partire da Nvidia, poi Google, Amazon, Microsoft. Ora gli effetti si estenderanno anche su altre società”.

 

Le opportunità growth sono presenti anche in altri settori oltreché in quello tecnologico?

“Sì, l’health care per esempio: diagnostica, medicinali, chirurgia avanzata. Settori come l’automazione delle automobili dovrebbero beneficiare molto non tanto dalla raccolta dei dati, su cui si stanno concentrando ora, quanto sulla loro analisi e valutazione. In quasi tutte le industrie ci sono degli esempi. Basta pensare allo sciopero degli autori di Hollywood. Non è stato tanto legato a richieste di aumento salariale quanto ai timori degli impatti che l’intelligenza artificiale potrà avere sul loro lavoro. Poi ci sono settori come quello assicurativo e finanziario dove l’intelligenza artificiale permetterà valutazioni più rapide e precise del rischio”.

 

Secondo lei quello che stiamo vivendo è un cambiamento o una rivoluzione economica?

“Nella nostra opinione c’è una probabilità all’80% che si tratti di una rivoluzione e in quanto tale schiuderà molteplici opportunità di investimento in tanti settori, anche dove adesso nemmeno riusciamo a immaginare immaginiamo. Ma ci vorranno 5-10 anni perché tutto ciò si sviluppi, forse 2-5 anni vista la rapidità con cui si sta muovendo il fenomeno”.

 

Avete fatto qualche stima sulla differenza di crescita che potrebbe esserci tra le big cap, le mid e small cap?

“Le compagnie più grandi hanno un vantaggio. Dispongono di un maggiore volume di dati. Se pensi a come funziona l’intelligenza artificiale, tutto si basa sui dataset da cui l’AI impara e poi prende decisioni. In questo momento le big cap sono le società che hanno la più grande quantità di dati e credo che questo sia un grande vantaggio e che sia questa la ragione per cui hanno fatto molto bene sino a ora. Storicamente, tuttavia, le opportunità si estendono anche a nuovi attori”.

 

Quali sono i pericoli o le sfide che le growth companies potrebbero incontrare nel prossimo futuro?

“Uno dei pericoli è che il forte rialzo dei tassi di interesse causi una crisi economica. Il rischio è ancora presente anche se il mercato non pensa che ci sarà e nemmeno noi. Per quanto riguarda più specificamente lo spazio delle aziende growth, la regolamentazione e le preoccupazioni per la privacy sono un altro tema da seguire, con i governi che stanno cercando di capire come mettere insieme una regolamentazione. Poi potrebbe esserci una reazione negativa da parte dei consumatori al cambiamento che la rivoluzione dell’AI impone, un po’ come avvenuto per i writer a Hollywood. Tocca ai governi capire come rendere attenuare l’impatto del cambiamento affinché sia positivo e non negativo”.

 

 

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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