La stagione delle trimestrali statunitensi si è aperta con un segnale forte per chi segue da vicino la Borsa e i mercati finanziari. Secondo FactSet, il tasso di crescita degli utili del primo trimestre per l’S&P 500 si attesta al 12,6%, con la possibilità concreta – applicando la media storica delle sorprese positive – di raggiungere il +19% su base annua: la migliore performance dal quarto trimestre 2021.
Nel comparto bancario, Goldman Sachs, Citigroup e Wells Fargo hanno inaugurato la stagione con risultati nel complesso incoraggianti, ma è sulle azioni JP Morgan che si è concentrata l’attenzione degli investitori. La prima banca al mondo per capitalizzazione ha archiviato un trimestre da incorniciare: utile netto a 16,5 miliardi di dollari (+13%), utile per azione a 5,94 dollari contro i 5,45 del consensus e ricavi netti a 50,5 miliardi, in crescita del 10%. Il vero protagonista è stato il trading, che ha messo a segno il miglior risultato di sempre con ricavi balzati a 11,6 miliardi (+20%), superando il record del 2020. Anche l’investment banking ha brillato grazie a operazioni di primo piano, dall’emissione obbligazionaria da 37 miliardi di Amazon all’IPO di PayPay, fintech di SoftBank.
Azioni JP Morgan in focus: ombre sulla guidance
Eppure, nonostante numeri da manuale, le azioni JP Morgan hanno chiuso in calo dopo la pubblicazione dei risultati. Un paradosso solo apparente per chi opera nel trading su azioni bancarie. Il margine di interesse netto si è fermato al 2,50%, sotto le attese, e la banca ha rivisto al ribasso la guidance annuale sul reddito netto da interessi, portandola da 104,5 a circa 103 miliardi. Un segnale che il cuore dell’attività bancaria tradizionale subisce una compressione sottile.
A preoccupare i mercati è anche l’esposizione al credito privato – circa 50 miliardi di dollari – su cui il direttore finanziaeio Jeremy Barnum ha cercato di rassicurare, pur ammettendo che in caso di ciclo creditizio avverso le perdite colpirebbero l’intero sistema. L’amministratore delegato Jamie Dimon ha completato il quadro con la consueta franchezza: l’economia americana tiene, ma “esiste un insieme sempre più complesso di rischi”, dalle tensioni geopolitiche alla volatilità energetica, fino ai deficit fiscali globali. Nella grammatica degli investimenti, un invito esplicito alla prudenza.
Il quadro tecnico delle azioni JP Morgan: gap rialzista e segnali contrastanti sul grafico
Dal punto di vista dell’analisi tecnica, le azioni JP Morgan dopo i massimi di gennaio a 335 dollari hanno avviato una fase discendente, violando al ribasso le principali medie mobili. Il recente rimbalzo ha generato un gap rialzista tra 298 e 308 dollari, ma la resistenza dinamica dai massimi di gennaio e la divergenza tra prezzi e indice di forza relativa suggeriscono cautela.
Un’eventuale operazione ribassista sulle azioni JP Morgan da quota 310 dollari, con obiettivo 295 e stop loss a 325, rappresenta uno scenario da monitorare per chi opera con logiche di trading direzionale. JP Morgan resta una macchina da utili formidabile, ma la sfida, ora, è dimostrare che la solidità va oltre la volatilità dei mercati.









