A Wall Street si prevede un’apertura lacrime e sangue per le azioni Nike, con i prezzi che dovrebbero scendere sui minimi annuali in scia ai dati trimestrali comunicati dal produttore di abbigliamento sportivo. La società ha chiuso il quarto trimestre fiscale, conclusosi lo scorso 30 maggio, con un fatturato a 12,61 miliardi di dollari, in calo rispetto ai 12,83 miliardi di dollari di dodici mesi fa. Le attese degli analisti erano poste a 12,86 miliardi di dollari. A pesare su questi numeri anche la perdita di quote di mercato a favore di brand emergenti come On e Hoka. L’utile per azione passa invece dagli 0,66 dollari agli attuali 0,99 dollari, battendo il consenso posto a 0,83 dollari. In questo contesto da segnalare il miglioramento di 110 punti base del margine lordo che, grazie sia agli aumenti dei prezzi che al calo dei costi logistici, si è portato al 44,7%
Nel dettaglio, il fatturato del marchio Nike è sceso dell’1% a 12,15 miliardi di dollari, con il settore calzature che ha visto a sorpresa una discesa del 4%. La quota di mercato statunitense di Nike nella categoria delle calzature sportive è scesa al 34,97% nel 2023 dal 35,37% nel 2022 e dal 35,40% nel 2021. Per quanto riguarda le aree geografiche le vendite in Nord America hanno registrato una contrazione dell’1%, mentre Europa, Medio Oriente e Africa hanno registrato una performance negativa del 4%. Nel corso della presentazione dei dati la società ha tagliato sia il fatturato del 2025 che del primo trimestre fiscale. Per il 2025 si prevede un calo dell’1% rispetto a una crescita dello 0,9% precedentemente comunicata, mentre nel primo trimestre la contrazione potrebbe essere del 10% rispetto a un calo del 3,2%.
Azioni Nike: analisi tecnica e strategie operative
Andiamo ora a vedere cosa suggerisce l’analisi tecnica delle azioni Nike nel breve e medio termine. Dopo aver chiuso la giornata di ieri in leggero rialzo in area 94,20 dollari ma con forti vendite nell’ultima mezz’ora di contrattazioni, le attese per l’apertura odierna sono per un calo di oltre il 14% vicino ai minimi del 2022 posti nei pressi degli 81,5-82 dollari. Dal punto di vista operativo l’eventuale violazione di questi supporti non solo andrebbe a rafforzare il trend primario al ribasso ma aprirebbe le porte per ulteriori discese prima verso i 76 dollari e successivamente in direzione dei 72,7 dollari, dove verrebbe chiuso il gap-up lasciato aperto il 25 marzo del 2020. In questo quadro tecnico tutti i rimbalzi che dovessero rimanere sotto gli 89 dollari, ex minimi degli ultimi 12 mesi, potrebbero rappresentare delle occasioni per operazioni ribassiste.
Al contrario il ritorno oltre questi ultimi livelli potrebbe aprire le porte a un deciso recupero delle quotazioni prima verso la soglia dei 90 dollari e in seguito in direzione dei 92 dollari, dove troviamo l’indicatore giornaliero del Supertrend. Dal punto di vista operativo il superamento di tali aree resistenziali, dovrebbe favorire ulteriori allunghi al rialzo verso i 96 dollari e in seguito in direzione dei massimi degli ultimi ultimi tre mesi in area 98 dollari. Sarà solo lasciandosi alle spalle questi ultimi livelli che si avrebbe un deciso segnale di forza, con possibili allunghi fin verso i 99,76 dollari, dove verrebbe chiuso il gap-down lasciato aperto lo scorso 22 marzo, in occasione dei dati riguardanti il terzo trimestre fiscale.









