Azioni Nvidia più economiche dell’S&P 500

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Sui mercati finanziari, raramente un’azienda riesce a sorprendere con la stessa intensità due volte di seguito. Le azioni Nvidia stanno riuscendo nell’impresa opposta: stupire con i numeri, e deludere con la reazione di Borsa. Il quarto trimestre dell’anno fiscale 2026 ha consegnato agli investitori dati che avrebbero fatto esultare qualsiasi analista: ricavi per 68,13 miliardi di dollari, in crescita del 73% rispetto all’anno precedente, ampiamente sopra i 66,21 miliardi stimati dal consensus. L’utile netto ha quasi raddoppiato il suo valore, toccando i 43 miliardi di dollari. E la guidance per il trimestre in corso è stata ritoccata al rialzo fino a 78 miliardi, in un settore dove la visibilità è spesso nebulosa.

A trainare questa crescita straordinaria, un solo motore: la divisione Data Center. Da sola ha generato 62,3 miliardi nel trimestre, +75%, arrivando a pesare per oltre il 91% del fatturato totale. Nell’intero anno fiscale, i ricavi del segmento hanno toccato i 193,7 miliardi, contro i soli 15 miliardi di tre anni fa. Sull’intero anno fiscale 2026, i ricavi complessivi hanno raggiunto i 215,9 miliardi di dollari. Per fare un confronto che rende l’idea della portata di questa trasformazione: nell’anno fiscale 2023 erano 27 miliardi. Otto volte tanto, nel giro di tre anni. “In questo nuovo mondo dell’AI, il calcolo equivale ai ricavi”, ha detto Jensen Huang, fondatore e CEO di Nvidia.

Eppure Wall Street ha risposto con un silenzio quasi assordante, e poi con vendite. Ma perché? Perché un’azienda che cresce così, che batte le stime, che alza la guidance, viene punita dal mercato?

 

I rischi: dipendenza AI, supply chain e Cina

Il primo elemento di preoccupazione è strutturale: la dipendenza quasi totale dall’intelligenza artificiale. Il 91% dei ricavi proviene dal segmento Data Center, un numero che racchiude in sé una domanda scomoda per chi segue gli investimenti nel settore tecnologico: e se la spesa in AI rallentasse? Come notano gli analisti di TD Cowen, Nvidia gira a pieno regime, ma lo scetticismo continua a pervadere i titoli AI a grande capitalizzazione. Per Daniel Newman, CEO di The Futurum Group, l’azienda si trova ad affrontare uno scetticismo quasi viscerale sul fatto che questa crescita possa semplicemente continuare.

I principali clienti di Nvidia – i cosiddetti hyperscaler, ovvero Microsoft, Google, Amazon e Meta – si preparano a spendere circa 660 miliardi di dollari in spese in conto capitale nel corso del 2026. Una cifra astronomica, ma che pone una domanda legittima: per quanto tempo questi giganti potranno bruciare montagne di liquidità prima che i ritorni sugli investimenti si materializzino davvero? Melissa Otto, responsabile della ricerca presso Visible Alpha, evidenzia serie preoccupazioni su come le Big Tech stiano finanziando infrastrutture tanto esose, avvertendo che la visibilità sull’evoluzione del resto dell’anno rimane limitata.

A questo si aggiunge un problema fisico: la carenza globale di chip di memoria ad alta banda. La domanda continua a superare l’offerta. Il management di Micron Technology ha recentemente sottolineato come il mercato della memoria stia vivendo una fase di tensione strutturale. Per Nvidia, che integra grandi quantità di RAM nei propri sistemi AI, la capacità di assorbire o trasferire questi costi è un banco di prova diretto per la tenuta dei margini.

E poi c’è il capitolo geopolitico – forse il più doloroso di tutti. Le previsioni di Nvidia non includono ricavi significativi provenienti dalla Cina. La direttrice finanziaria Colette Kress ha precisato che piccole quantità del chip H200 sono state approvate dal governo degli Stati Uniti, ma ha rimarcato l’incertezza sulle future autorizzazioni alle vendite in Cina. Una scure che priva l’azienda di svariati miliardi di dollari potenziali e che contribuisce a mantenere Wall Street con i piedi ben piantati a terra, nonostante i numeri sembrino perfetti.

 

Tre ragioni per guardare al titolo con occhi diversi

Eppure ci sono almeno tre ragioni solide per cui gli investitori stanno guardando alle azioni Nvidia con occhi diversi, valutando se questa correzione rappresenti un’opportunità rara sui mercati finanziari globali.

La prima: margini straordinari e crescita sostenuta. In un’epoca in cui molte aziende tecnologiche faticano a combinare crescita e redditività, Nvidia riesce nell’impresa di fare entrambe le cose, e di farlo meglio con il passare del tempo. Nel fiscale 2026, i margini lordi hanno raggiunto il 71%, i margini operativi il 60,6%, e i margini netti il 55,6%, per un utile netto annuo di 120,1 miliardi di dollari. Questo non è normale. È un segnale di pricing power raro, di clienti disposti a pagare un premio per prestazioni superiori – il tipo di vantaggio competitivo che i migliori gestori cercano per anni.

La seconda: l’innovazione non si ferma. L’architettura Blackwell Ultra offre prestazioni fino a 50 volte superiori e costi 35 volte inferiori per l’AI agentiva rispetto alla piattaforma Hopper precedente. E il prossimo salto sarà con Vera Rubin: la nuova piattaforma utilizza sei chip diversi in quello che Nvidia chiama “extreme codesign” – un’integrazione profonda tra hardware e software per applicazioni su scala di intero rack. I primi campioni sono già stati spediti ai clienti, con le spedizioni di produzione attese nella seconda metà dell’anno e impegni di fornitura fino al 2027. Una roadmap chiara, in un settore che non perdona chi si ferma.

La terza ragione è forse la più sorprendente per chi monitora la Borsa: il titolo è diventato conveniente. Dopo la correzione post-trimestrale, le azioni Nvidia sono oggi più economiche dell’S&P 500 su base forward. Il consensus di 48 analisti prevede un utile per azione di 8,23 dollari per l’anno fiscale 2027. Con il titolo che ha chiuso a 177,19 dollari, il P/E forward risulta pari a 21,5 volte. L’S&P 500, secondo le stime di Yardeni Research, trattava a circa 21,8 volte. Questo significa che un’azienda che cresce quattro volte più veloce dell’indice è prezzata allo stesso multiplo. Analisti e matematica concordano: qualcosa non torna.

A completare il quadro, i buyback: nel fiscale 2026, Nvidia ha riacquistato 40,1 miliardi di dollari di azioni proprie, contro i 33,7 miliardi dell’anno precedente e i 9,5 miliardi del 2024. Con una generazione di cassa che cresce anno dopo anno, la società può permettersi di ridurre progressivamente il numero di azioni in circolazione, accelerando la crescita dell’utile per azione.

In conclusione, le azioni Nvidia incarnano le contraddizioni dei mercati finanziari moderni. Un’azienda che cresce a velocità straordinaria, con margini invidiabili, un’innovazione inarrestabile e una valutazione che paradossalmente è diventata conveniente proprio dopo una trimestrale da record. I rischi esistono, sono reali e il mercato li sta prezzando. Ma ogni investimento comporta incertezza. La domanda non è se Nvidia sia priva di rischi, nessun titolo lo è. La domanda è se il rapporto rischio-rendimento, ai prezzi attuali, giustifichi una posizione. E i numeri, oggi, sembrano rispondere di sì.

 

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Immagine di Luca Fiore

Luca Fiore

Giornalista dal 2007, ha scritto per i maggiori siti di informazione finanziaria attivi in Italia e la sua grande passione sono i viaggi. Da fine agosto 2022 fa parte della redazione di Borsa&Finanza.

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