Tra le tipologie di emissioni che può effettuare un’azienda nell’ambito del suo capitale sociale vi sono le azioni privilegiate. Si tratta di una categoria di azioni con caratteristiche particolari, che funziona per un investitore come una via di mezzo tra capitale di rischio e credito. Le azioni privilegiate non sono molto comuni in Europa, mentre vengono maggiormente utilizzate negli Stati Uniti. Spesso, nelle sue operazioni finanziarie, uno dei più grandi investitori del mondo, Warren Buffett, le ha adoperate prima di diventare a tutti gli effetti proprietario di un’azienda o di una quota di essa.
Normalmente le azioni privilegiate vengono acquistate da investitori istituzionali e fondi, ma possono anche essere comprate dai piccoli investitori. Nei prossimi paragrafi vedremo cosa sono e come funzionano, quante tipologie ne esistono e cosa le differenzia dalle obbligazioni. Infine elencheremo i vantaggi e gli svantaggi.
Azioni privilegiate: definizione e caratteristiche
Le azioni privilegiate sono emissioni di capitale di rischio effettuate da un’azienda per finanziarsi. Rispetto alle azioni ordinarie presentano alcune caratteristiche peculiari:
Dividendi
I dividendi delle azioni privilegiate sono generalmente più alti rispetto a quelli delle azioni ordinarie e sono sganciati dai profitti dell’azienda. Significa che hanno un rendimento fissato in anticipo sul valore nominale a cui la società dovrà attenersi, mentre le azioni ordinarie si basano sulla redditività prodotta. È anche vero che ci sono casi in cui un’azienda distribuisce dividendi ordinari anche oltre l’utile conseguito, ossia con un payout che supera il 100%. Ciò avviene ricorrendo all’indebitamento. Tuttavia, si tratta di casi sporadici, per cui un investitore dovrebbe quantomeno alzare il livello di attenzione sulla politica del management della società e le condizioni finanziarie della stessa. Le azioni privilegiate inoltre pagano i dividendi prima di quelle ordinarie. Quindi, una società può iniziare a distribuire le cedole comuni solo una volta che ha pagato tutti gli azionisti privilegiati.
Diritti di voto
Il rovescio della medaglia è l’impossibilità di votare in assemblea, almeno in quella ordinaria. Quindi, un’azionista che detiene questi titoli non può eleggere il consiglio di amministrazione o partecipare alle decisioni che riguardano la vita aziendale. Può invece esprimere il proprio voto se l’azienda fa operazioni straordinarie, come fusioni e acquisizioni, spin-off di attività, ristrutturazioni, ecc.
Liquidazione
Spesso le azioni privilegiate hanno una data di scadenza, nel senso che è stabilito il rimborso a un prezzo concordato o la conversione in azioni ordinarie. Quindi, sono liquidate prima rispetto alle normali azioni. Questo privilegio esiste anche in caso di bancarotta della società, a cui consegue la liquidazione dei beni. In tal caso, chi possiede un’azione privilegiata vede soddisfatti i propri diritti di ottenere indietro il capitale in via prioritaria rispetto a chi è detentore di un’azione ordinaria.
Valore di mercato
Il valore di mercato delle azioni privilegiate è solitamente più stabile rispetto a quello delle azioni ordinarie, in considerazione del fatto che l’azionista partecipa meno alla vita aziendale e detiene qualche diritto in più. Questo implica un rischio minore di perdite, ma anche una più bassa possibilità di guadagno.
Azioni privilegiate: tipologie
Una società può emettere diversi tipi di azioni privilegiate, ognuna avente caratteristiche particolari. Ecco quali sono le più comuni.
Azioni privilegiate convertibili
Si tratta di tipologie che possono essere scambiate con un certo numero di azioni ordinarie. La conversione può avvenire di default a partire da una certa data stabilita al momento dell’emissione, attraverso un’opzione data all’investitore che può decidere liberamente se effettuare lo scambio o meno, oppure dopo una votazione da parte del consiglio di amministrazione della società emittente. Per gli investitori ciò rappresenta un vantaggio importante, perché possono accumulare dividendi maggiori rispetto agli altri azionisti e possono sfruttare il maggior valore derivante da un incremento dei prezzi delle azioni ordinarie, che di solito crescono di più rispetto alle privilegiate in caso di rialzi.
Azioni privilegiate richiamabili
Le azioni privilegiate richiamabili, dette anche redimibili, sono titoli che l’emittente ha il diritto di riacquistare a una certa data e a un prezzo stabilito all’atto di emissione.
Azioni privilegiate partecipative
Le azioni privilegiate partecipative permettono all’investitore di ottenere un dividendo aggiuntivo rispetto a quello concordato qualora l’azienda raggiunga un certo livello di profitto. Vengono chiamate così perché l’azionista partecipa di più alle performance aziendali in termini di guadagni.
Azioni privilegiate cumulative
Le azioni privilegiate cumulative danno il diritto di ricevere i mancati pagamenti dei dividendi accumulati quando una società ha avuto problemi finanziari. In tal caso, gli azionisti privilegiati hanno la priorità rispetto a quelli ordinari una volta che l’azienda è uscita dal periodo di crisi.
Azioni privilegiate e obbligazioni: le differenze
Un’azione privilegiata viene considerata uno strumento ibrido, perché ha caratteristiche sia delle azioni ordinarie che delle obbligazioni. Con i titoli a reddito fisso ha in comune il fatto che la remunerazione dell’investitore è stabilita in maniera fissa in anticipo e l’azionista non partecipa effettivamente alla vita aziendale, tranne che in circostanze eccezionali. Questa peculiarità cataloga un’azione privilegiata più come una forma di finanziamento esterno. Tra l’altro, essa può essere rimborsata a una certa scadenza esattamente come un’obbligazione.
Tuttavia, è pur sempre un titolo di rischio, sebbene con privilegio. In caso di fallimento dell’azienda, i titolari delle azioni privilegiate vengono liquidati prima degli azionisti ordinari ma dopo i creditori. Inoltre, l’azionista privilegiato non può vantare i diritti legali del detentore di obbligazioni. Ma non ha nemmeno la possibilità di profitto di chi possiede le azioni ordinarie in quanto le sue remunerazioni non sono legate ai guadagni dell’azienda. Infine, gli interessi pagati sulle obbligazioni sono deducibili da parte delle società emittenti dal loro reddito aziendale e quindi per esse rappresentano un vantaggio fiscale. Viceversa, le società non possono dedurre ai fini fiscali i dividendi pagati sulle azioni convertibili.
Vantaggi e svantaggi
Il titolare di un’azione privilegiata ha vantaggi e svantaggi insiti nelle caratteristiche dello strumento finanziario. Tra i primi si possono elencare:
- dividendi fissi indipendenti dal reddito aziendale;
- priorità di rimborso rispetto alle azioni ordinarie;
- rischio più contenuto in considerazione di un andamento più prevedibile sul mercato.
Tra i punti deboli ve ne sono due in particolare che vale la pena di citare. Il primo è il fatto che le azioni privilegiate possono essere richiamate dalle aziende. Questo avviene in particolare se i tassi di interesse sul mercato scendono. In quel caso, una società preferisce riacquistare le azioni privilegiate ed emettere obbligazioni a basso costo. Tale caratteristica le rende potenzialmente meno profittevoli rispetto alle azioni ordinarie.
Il secondo svantaggio è attinente alla mancanza di sgravio fiscale dell’emittente rispetto a quello che avrebbe con un’obbligazione. Questo fa sorgere dubbi. In pratica, un investitore si chiede: se l’azienda è abbastanza sana, perché paga un sostanzioso dividendo invece di corrispondere interessi sui titoli a reddito fisso magari più bassi e sui quali ottiene un beneficio fiscale? La risposta è che probabilmente un’azienda non è sana e/o il suo mercato obbligazionario è saturo (il che rende perplessi circa il suo livello di indebitamento).
L’esperienza finanziaria dimostra che spesso le società ricorrono alle azioni privilegiate per invogliare grandi investitori a intervenire in soccorso dell’azienda che versa in un momento di difficoltà. L’investitore deve indagare a quel punto se le difficoltà sono temporanee e risolvibili. In tal caso, il suo investimento potrebbe essere un affare visto il ritorno normalmente interessante. Qualora invece scopra che l’azienda è sull’orlo del baratro, deve realizzare che il suo denaro potrebbe essere seriamente a rischio.









