Azioni tech: ecco perché acquistarle ora potrebbe non essere una buona idea - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Azioni tech: ecco perché acquistarle ora potrebbe non essere una buona idea

Azioni tech: ecco perché acquistarle ora potrebbe non essere una buona idea

Le azioni tech quest’anno stanno sovraperformando il mercato, dopo un 2022 da incubo. Gli investitori sono tornati a puntare sulle aziende legate alla crescita, sulle aspettative che la Federal Reserve diminuisca la pressione sui tassi d’interesse. Prima il rallentamento dell’inflazione ha instillato nella mente degli investitori l’idea che non occorresse troppa aggressività da parte della Banca centrale statunitense per combattere il carovita. In seguito è arrivata la crisi bancaria, proprio quando i segnali di raffreddamento sono risultati più sfocati e maturava il dubbio che la Fed tornasse ad avere maggiore rigidità nel rialzo dei tassi di interesse.

Il fallimento di tre importanti banche americane e il rischio che ciò potesse destabilizzare il sistema finanziario, con effetti deleteri sull’economia, ha convinto il mercato che i tassi non sarebbero cresciuti troppo e magari potessero essere abbassati. Tutto ciò ha giocato a favore delle azioni tech, che prendono forza in uno scenario di tassi bassi. Infatti, in tal caso, le aziende tecnologiche possono prendere a prestito con oneri contenuti per finanziare i molti investimenti che caratterizzano la loro attività. Inoltre, gli utili che le società otterranno in prospettiva hanno un valore scontato attuale maggiore in quanto vengono scontati a un tasso minore, il che implica che gli investitori sono propensi a pagare di più per le loro azioni.

 

Azioni tech: comprare adesso è rischioso

Il rally del 2023 delle azioni tech però è un monito per gli operatori di mercato. Infatti, ora i titoli sembrano parecchio costosi. Attualmente il multiplo prezzo/utili a termine del NASDAQ risulta essere di 25,4, superiore del 44% rispetto al rapporto di 17 dell’indice S&P 500. Normalmente il listino tecnologico viene scambiato con un premio rispetto agli altri, tuttavia questa differenza sembra oggettivamente troppo ampia. La riprova viene dal fatto che, quando nell’agosto 2020 in scia all'”entusiasmo pandemico” verso le azioni tecnologiche, il rally raggiunse il picco, il NASDAQ scambiava con un premio del 48% in confronto all’S&P 500. La differenza di valori rispetto a oggi quindi è minima. Tra l’altro, negli ultimi 10 anni, in media il premio si è aggirato intorno al 20%.

Nel medio-lungo termine, quindi, investire sulla tecnologia è un rischio che dovrà essere valutato. Nel breve periodo, viceversa, vanno fatte altre considerazioni. I problemi che interessano le banche, ad esempio, potrebbero portare a dimostrare che la difficoltà a indebitarsi danneggi l’economia. Questo spingerebbe i rendimenti verso il basso, portando alla ribalta le aziende tecnologiche. “Una cosa che aiuta la causa della crescita dei titoli tech è che le preoccupazioni per il mercato più ampio sono derivate dalle preoccupazioni di una particolare componente del mercato, le banche”, ha affermato Doug Peta, capo stratega degli investimenti statunitensi presso BCA Research. Bisogna però osservare come i tassi di crescita di molti settori tecnologici, come l’e-commerce, i pagamenti digitali, lo streaming di intrattenimento e persino i servizi cloud, sono ancora elevati ma in decelerazione. “Queste società a mega capitalizzazione sono soggette alla legge dei grandi numeri. È difficile continuare a crescere a un ritmo veloce”, ha sottolineato Peta.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *