Il lavorio nel risiko bancario italiano non si ferma e si fanno sempre più insistenti le voci di unione tra Banca Mps e Banco Bpm. L’analisi degli esperti di Vontobel nella newsletter settimanale Weekly Note (Clicca QUI per iscriverti).
Si fanno sempre più insistenti i rumor su una possibile integrazione tra Mps e Banco Bpm. Un’operazione che porterebbe alla creazione del terzo polo bancario italiano capace di bilanciare lo strapotere di Intesa Sanpaolo e Unicredit grazie alla sua logica industriale e alla complementarietà dei business delle due banche. Banco Bpm vanta infatti una storica leadership nel Nord Italia, in primis in quel cuore produttivo del paese rappresentato da Lombardia, Piemonte e Veneto, Mps ha un presidio capillare nel centro, partendo ovviamente dalla Toscana, e in diverse aree del Sud del paese.
Il matrimonio tra i due istituti di credito ridurrebbe in modo sensibile la sovrapposizione delle due reti, permettendo al contempo sinergie di costo e una piattaforma di ricavi diversificata tra retail, corporate e wealth management. Numeri alla mano, si verrebbe a creare una realtà da circa 7,5 milioni di clienti, con circa 2.500 filiali, quasi 36mila dipendenti e una market cap di 47,5 miliardi di euro.
Un primo traino all’integrazione viene dall’ingente stock di DTA ancora detenuto da Mps. Le forti perdite del passato hanno lasciato in eredità circa 2,9 miliardi di euro di Deferred tax assets e l’elevata redditività di Banco Bpm permetterebbe di assorbire queste attività fiscali molto più velocemente. Secondo alcune stime, l’integrazione delle DTA di Siena potrebbe generare un beneficio fiscale stimato tra lo 0,5% e lo 0,7% in termini di CET1 ratio. Il vero asset dalla combo delle due realtà tuttavia sembra venire in ottica prospettica dall’universo del risparmio gestito e da quello assicurativo. Banco Bpm lo scorso anno ha preso il controllo di Anima SGR, Mps possiede circa il 13% di Generali, che a sua volta controlla circa il 51% di Banca Generali. Sull’asse Milano-Siena si verrebbe a creare un campione nazionale capace di distribuire e lavorare sui pro-
dotti con profili commissionali più elevati ed eterogenei sfruttando la leva di una capillare presenza territoriale.









