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Banche italiane: Bankitalia prevede una nuova riserva, quali effetti?

Banche italiane: Bankitalia prevede una nuova riserva, quali effetti?

La Banca d’Italia cerca di rafforzare la resilienza delle banche italiane attivando il systemic risk buffer. Si tratta di una riserva di capitale, prevista dall’ordinamento europeo, che viene creata al bisogno in modo da proteggere il sistema finanziario da una serie di eventi che possono impattare sullo stato di salute degli istituti di credito. Grazie a questa riserva, le banche possono continuare a svolgere la propria attività di prestito alle famiglie e alle imprese assorbendo eventuali perdite.

Bankitalia ora intende stabilire il buffer nell’1% delle esposizioni creditizie ponderate per il rischio di credito e di controparte, anche se con gradualità. La metà della riserva, infatti, dovrebbe essere creata entro la fine dell’anno in corso, il resto prima della conclusione del primo semestre del 2025. Secondo quanto comunicato da via Nazionale, i costi dell’attivazione della riserva sarebbero contenuti e comunque ampiamente compensati dai benefici in caso di eventi sfavorevoli.

In particolare, l’istituto guidato da Fabio Panetta ha rilevato che “la continua evoluzione del contesto economico di riferimento rende difficile individuare con precisione e in maniera precoce l’emergere di vulnerabilità e rischi di natura sistemica”. Questi si riferiscono a eventi imprevedibili come epidemie e guerre, sebbene risultino esterni al sistema finanziario, ma su cui si possono ripercuotere in maniere grave. La preoccupazione della Banca d’Italia in sostanza è che le banche italiane potrebbero trovarsi impreparati di fronte al riemergere di alcuni shock che in passato hanno turbato la stabilità. Ragion per cui è necessario che “il sistema bancario rimanga nel complesso ben capitalizzato e mantenga un’adeguata offerta di credito alle famiglie e alle imprese, così da prevenire effetti pro ciclici ed evitare un ulteriore peggioramento delle condizioni economiche”, si legge nel comunicato.

 

Banche italiane: cosa significa il buffer di Bankitalia

La reazione in Borsa delle banche italiane non è stata positiva oggi. Da Intesa Sanpaolo a Banco BPM, a Mediobanca, si sono registrate perdite, anche se in maniera piuttosto contenuta. In verità, la doccia fredda per gli investitori, che avevano goduto finora di grandi profitti e importanti dividendi degli istituti di credito, è stata smorzata dal fatto che gli argomenti di Palazzo Koch erano già attesi in quanto il governatore ne aveva già parlato in altre occasioni. I cali delle azioni di oggi, quindi, possono essere interpretati come risultato di un’occasione per prendere profitti dopo il rally degli ultimi mesi.

Ad ogni modo, rimane una certa preoccupazione per l’impatto che l’imposizione della riserva potrebbe avere sulle aziende di credito e sulle remunerazioni per gli azionisti. Nel complesso, gli analisti di Equita Sim ritengono che le banche italiane non hanno molto da temere. Secondo le stime della Sim milanese, “UniCredit sarebbe la banca con il minore impatto dall’introduzione della nuova misura, ossia di circa 40 basis point di capital buffer e considerando le esposizioni domestiche di circa il 45% del totale RWA della banca”. Intesa Sanpaolo sarebbe la società “con il minore buffer rispetto al capital requirement, atteso passare da 390 a 313 punti base circa, un livello che riteniamo comunque solido considerando che è determinato già post impatto del buyback atteso partire a giugno (-55 punti base) e alla luce della forte generazione organica di capitale della banca”, hanno affermato gli esperti.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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