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Banche italiane: come funziona, quanto costa e chi colpisce la tassa extraprofitti

Banche italiane: come funziona, quanto costa e chi colpisce la tassa extraprofitti

Il provvedimento del governo Meloni di imporre una tassa sugli extraprofitti delle banche italiane ha tramortito le azioni degli istituti di credito oggi a Piazza Affari. Quando ci si avvia verso l’ultima parte delle contrattazioni si contano le perdite, che si aggirano intorno al 10% nelle principali banche. Gli investitori sono rimasti colti di sorpresa, perché non c’erano avvisaglie che dal Consiglio dei Ministri di ieri potesse spuntare fuori una mossa di questa portata. Gli esponenti di governo hanno descritto la misura come una forma di “equità sociale”. Ma vediamo nel dettaglio in cosa consiste la tassa sugli extraprofitti, come funziona, chi la paga e quanto incassa lo Stato.

 

Tassa extraprofitti banche italiane: cos’è e come si calcola

La tassa sugli extraprofitti sarà calcolata prendendo a riferimento il margine d’interesse, ovverosia la differenza tra il tasso attivo che le banche applicano sui prestiti alle imprese e sui mutui alle famiglie e il tasso passivo che riconoscono ai depositi dei risparmiatori. Rispetto alla bozza del Consiglio dei Ministri di ieri, vi sono delle novità. L’aliquota del 40% andrà applicata su:

 

  • l’ammontare del margine di interesse relativo all’esercizio antecedente a quello in corso al 1° gennaio 2023 che eccede per almeno il 5% il margine nell’esercizio antecedente a quello in corso al 1° gennaio 2022. Nella bozza di ieri, l’eccedenza era del 3%;
  • l’ammontare del margine di interesse riferito all’esercizio antecedente a quello in corso al 1° gennaio 2024 che eccede per almeno il 10% lo stesso margine nell’esercizio antecedente a quello in corso al 1° gennaio 2022. Nella bozza di ieri, l’eccedenza era del 6%.

 

Insomma, con le novità di oggi si sono elevate le percentuali per venire incontro alle banche. L’ammontare dell’imposta comunque non può essere superiore a una quota pari al 25 per cento del valore del patrimonio netto alla data di chiusura dell’esercizio antecedente a quello in corso al 1° gennaio 2023. Inoltre, la tassa non può essere dedotta ai fini delle imposte sul reddito e dell’IRAP.

 

Tassa extraprofitti banche italiane: quando va versata

L’imposta straordinaria sugli extraprofitti andrà versata entro il sesto mese successivo a quello di chiusura dell’esercizio antecedente a quello in corso al 1° gennaio 2023. In alternativa, il versamento dovrà eseguito entro il mese successivo a quello di approvazione del bilancio, se questa avviene oltre il termine di quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio (alla data di chiusura dell’esercizio antecedente a quello in corso al 1° gennaio 2023). Nel caso in cui l’esercizio non coincide con l’anno solare, come per Mediobanca, se il termine di cui ai primi due periodi scade nell’anno 2023, il versamento è effettuato nel 2024 e, comunque, entro il 31 gennaio.

 

Tassa extraprofitti banche italiane: quanto incasserà e cosa finanzierà lo Stato

Dall’applicazione della tassa sugli extraprofitti delle banche italiane, lo Stato dovrebbe incassare una cifra di circa 2 miliardi di euro, secondo le stime del governo. L’importo introitato verrà iscritto in un fondo per il finanziamento del cuneo fiscale e per ridurre la pressione su famiglie e imprese dell’aumento dei tassi d’interesse.

Proprio le conseguenze negative delle strette attuate dalla Banca Centrale Europea sul costo del denaro sono state portate a giustificazione della mossa da parte degli esponenti di spicco del governo. “La tassa è una conseguenza inevitabile all’errore fatto dalla BCE di alzare i tassi d’interesse”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Mentre per il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, “basta guardare i profitti delle banche del primo semestre 2023, risultato anche dei rialzi dei tassi della BCE, per rendersi conto che non stiamo parlando di pochi milioni, ma di miliardi di euro che si possono ipotizzare”.

 

Quanto costerà alle banche italiane

Per le banche italiane la misura sarà un salasso, secondo gli analisti. Le stime effettuate da Bank of America riportano un peso sugli utili della tassa sugli extraprofitti che oscillerà tra il 2% e il 9%. A giudizio degli analisti di Citigroup, la nuova tassa potrebbe addirittura ridurre del 20% l’utile netto degli istituti di credito nel 2023. Banca Akros invece prevede un impatto intorno al 7% sui guadagni.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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