L’esercizio di stress test 2025 pubblicato dall’Autorità bancaria europea (Eba) ha coinvolto 64 banche di rilievo europeo, tra cui importanti istituti italiani come Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Bper Banca, Iccrea e Monte dei Paschi di Siena (Mps). I risultati hanno evidenziato una performance complessiva superiore delle banche italiane rispetto alla media europea.
Nel cosiddetto scenario avverso, che simula condizioni macroeconomiche severe, la diminuzione media del coefficiente patrimoniale Cet1 delle banche italiane è stata di 197 punti base, rispetto ai -370 punti base della media Eba. Nello scenario peggiore dell’esercizio triennale, l’erosione patrimoniale delle banche italiane si attesta a -244 punti base, molto al di sotto della media europea di -395 punti base. Importante è anche il livello di capitale residuo, con un Cet1 ratio post-stress che si mantiene al 14,7% per le italiane, superiore alla media europea del 13,5%.
“Le principali banche italiane si sono presentate ai nastri di partenza dell’esercizio maggiormente capitalizzate rispetto allo scorso esercizio (2023): i Cet1 ratio delle banche italiane Eba sono cresciuti in media di 220 punti base nel confronto tra dicembre 2022 e il quarto trimestre 2024” hanno commentato gli analisti di Oliver Wyman, i quali precisano come questo “è stato il primo esercizio con regole di capitale regolamentare secondo Basilea 4, entrata in vigore da gennaio di quest’anno.
Banche italiane le migliori e peggiori negli stress test
Nello scenario avverso calcolato dalla European banking authority negli stress test 2025, le banche italiane figurano tutte nella prima metà della classifica degli istituti presi in considerazione. Le migliori, ovvero quelle che in tale scenario avverso registrerebbero una riduzione del Cet1 ratio minore, sono Intesa Sanpaolo e Bper Banca, rispettivamente nona e decima. Sul podio delle italiane anche Iccrea Banca, diciannovesima. Banca Mps si attesta in venticinquesima posizione, Unicredit è ventottesima, seguita da Banco Bpm, ultima delle italiane considerate.
Mauro Pastore, direttore generale del Gruppo Bcc Iccrea ha commentato: “I risultati dello stress test regolamentare coordinato da Eba hanno confermato la solidità del nostro gruppo e l’efficacia e la resilienza del nostro modello di business, tra i più virtuosi non solo in Italia ma anche in Europa”. Il Cet1 ratio così come calcolato dagli stress test Eba per le banche italiane:
| Banca | CRR3 Attuale 2024 | CRR3 Base 2024 | CRR3 Base 2027 | CET1 Adverso 2025 | CET1 Adverso 2026 | CET1 Adverso 2027 |
| Banco BPM S.p.A. | 15.0% | 14.2% | 17.2% | 10.7% | 11.0% | 11.4% |
| ICCREA Banca S.p.A. | 23.3% | 23.2% | 27.5% | 20.9% | 21.0% | 21.3% |
| Intesa Sanpaolo S.p.A. | 13.3% | 12.6% | 14.2% | 10.4% | 11.4% | 12.0% |
| Banca Mps | 18.3% | 19.9% | 23.3% | 17.9% | 17.4% | 17.1% |
| BPER Banca S.p.A. | 15.8% | 15.0% | 16.3% | 14.1% | 14.3% | 14.1% |
| UniCredit S.p.A. | 16.0% | 15.3% | 15.3% | 12.4% | 12.5% | 12.5% |
Il commento degli analisti
I dati comunicati dall’Eba denotano non solo una solida resilienza allo stress, ma anche una posizione patrimoniale più solida rispetto ai concorrenti europei. La solidità delle banche italiane, hanno commentato gli analisti di Oliver Wyman, emerge anche dallo scenario “base” senza stress, con un’accelerazione della crescita del capitale prevista pari a +225 punti base, superiore al +138 medio europeo, e un Cet1 ratio a fine 2027 al 19%, anch’esso sopra la media Eba di 18,6%. Questo risultato è imputabile a bilanci solidi al 2024 e a una redditività migliorata grazie ai tassi di interesse elevati che hanno incrementato i proventi operativi di circa 15 miliardi annui rispetto al 2022. Il costo del rischio rimane inoltre su valori contenuti (57 bps contro 36 bps nel 2022).
“Avere dei risultati positivi (basso livello di depletion, alto livello di capitale e risultati ottenuti con un processo senza frizioni con la Vigilanza) è un elemento positivo per le banche che hanno degli ambiziosi piani di utilizzo del capitale regolamentare ai fini di remunerazione degli azionisti (dividend payout o share buy-back) o di M&A” hanno concluso gli analisti.









