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Banche svizzere: in arrivo nuove regole governative, ecco cosa aspettarsi

Banche svizzere: in arrivo nuove regole governative, ecco cosa aspettarsi

Le banche svizzere nei prossimi giorni faranno i conti con una nuova regolamentazione bancaria che il governo è atteso presentare nell’ambito della riforma del sistema finanziario in tema di supervisione bancaria, parametri sul capitale e sulla liquidità e governance. Dopo quanto accaduto lo scorso anno con il default di Credit Suisse e la successiva fusione con UBS, è atteso un giro di vite che cambierà il paradigma regolamentare per gli istituti di credito della Svizzera. UBS è rimasta l’unica banca del Paese a poter innescare un rischio sistemico, avendo raggiunto dimensioni più che doppie rispetto a tutta l’economia svizzera. Le altre banche saranno meno coinvolte, ma dovranno probabilmente sopportare un’aggiunta di ulteriori regole agli standard globali riguardo il capitale e la liquidità.

 

Banche svizzere: 3 aspetti sul nuovo ruolo di Finma

L’elemento centrale di tutta la riforma a livello regolamentare riguarderà il compito di Finma, l’autorità di vigilanza bancaria ritenuta da molti responsabile di non avere supervisionato correttamente sulla gestione discutibile di Credit Suisse. Con ogni probabilità il ruolo dell’authority verrà rafforzato e l’arrivo questa settimana di Stefan Walter come nuovo amministratore delegato è già un segnale in questa direzione. Walter è visto come l’uomo del rinnovamento, considerata la sua esperienza nelle file della Banca centrale europea in qualità di supervisore, nel Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria come segretario generale e nella Federal Reserve Bank di New York nel ruolo di vicepresidente senior. Partendo da una figura autorevole, ci saranno almeno tre aspetti che coinvolgono più a fondo l’autorità di vigilanza.

Il primo riguarda la capacità di multare. La vigilanza svizzera fino a oggi ha attuato un approccio molto più soft rispetto ad altre giurisdizioni, giustificando il tutto con l’esigenza di conservare un clima di cooperazione con gli istituti di credito. Questo però si è scontrato con un’amara realtà, quando è emerso il disastro di Credit Suisse che ha costretto le autorità del Paese a correre urgentemente ai ripari. Finma per la verità ha lanciato accorati appelli per un cambiamento normativo dopo aver individuato alcune cose che non giravano per il verso giusto in Credit Suisse, ma fino a oggi tali moniti sono rimasti inascoltati.

Il secondo aspetto si riferisce alla responsabilità delle decisioni del management delle banche svizzere. In altri termini, le autorità di regolamentazione devono essere messe nelle condizioni di poter identificare i colpevoli dei disastri bancari. Una possibilità, questa, che è molto sviluppata in giurisdizioni come quelle del Regno Unito e di Hong Kong. Secondo Nina Reiser, professoressa associata di diritto dei mercati finanziari all’Università di San Gallo, il nuovo sistema “rafforzerebbe in anticipo il senso di responsabilità dei dirigenti bancari, che valuteranno le loro decisioni con maggiore attenzione se c’è una documentazione, autorizzata da Finma e dalle società di audit, che indica chiaramente di cosa si è responsabili”.

Il terzo aspetto attiene ai bonus. Sulla base della legislazione attuale, Finma ha la possibilità soltanto di formulare orientamenti sull’importo da pagare ai banchieri sotto forma di premi, ma non è in grado di influenzare le decisioni aziendali. Il presidente dell’autorità di vigilanza, Marlene Amstad, sta facendo pressioni sul governo affinché venga sancito per le legge un potere decisionale maggiore di Finma in tema di bonus.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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