Crédit Agricole scopre le carte su Banco Bpm e accompagna la presentazione della propria lista di minoranza per l’assemblea del 16 aprile con un messaggio politico e industriale molto preciso: nessuna ambizione di controllo, nessuna sfida all’attuale vertice, ma la volontà di rafforzare la propria presenza nella governance e di ribadire il ruolo ormai strutturale del gruppo francese nel sistema bancario italiano.
La mossa arriva in un passaggio delicato per Piazza Meda e si intreccia con l’audizione in Commissione banche al Senato dell’a.d. di Crédit Agricole Italia, Hugues Brasseur, che ha rivendicato il contributo dato negli anni dal gruppo al consolidamento del credito nel Paese.
In questo articolo:
- Banco Bpm, la lista per il cda e il messaggio di continuità su Piazza Meda
- Crédit Agricole rilancia in Senato il profilo di banca di sistema
- Dopo il caso Unicredit, il chiarimento sui timori di “francesizzazione”
Banco Bpm, la lista per il cda e il messaggio di continuità su Piazza Meda
Il punto di partenza è il rinnovo del consiglio di amministrazione di Banco Bpm, convocato per l’assemblea del 16 aprile, passaggio particolarmente rilevante perché si colloca in una fase in cui l’assetto della banca continua a essere osservato con attenzione sia dal mercato sia dagli altri attori del sistema. Crédit Agricole, oggi primo azionista dell’istituto, ha depositato una lista di sette candidati composta da Domenico Siniscalco, Frédéric de Courtois, Rossella Leidi, Alessio Foletti, Nicoletta Mastropietro, Antonio Tullio e Ivana Bonnet-Zivcevic.
Nella nota diffusa insieme alla presentazione, il gruppo francese ha dichiarato di non mirare al controllo di Banco Bpm, di non opporsi all’attuale consiglio e di non presenta alcun candidato alla carica di amministratore delegato o di presidente. Un chiarimento che colloca la lista nel perimetro di una presenza da socio rilevante ma non conflittuale, orientata a incidere sulla composizione del board senza mettere in discussione gli attuali equilibri al vertice. La banca ha anche spiegato che la decisione di presentare una propria lista si inserisce nella logica delle più recenti regole italiane in materia di governance, che favoriscono una maggiore rappresentanza degli azionisti nelle nomine consiliari. In questo senso, l’iniziativa viene descritta come un contributo alla qualità del governo societario più che come un atto di contrapposizione.
Non a caso Crédit Agricole ha insistito sul profilo dei candidati, sottolineando che la maggior parte di loro è indipendente e che il processo di selezione è stato costruito attorno a competenze considerate centrali per Banco Bpm, in particolare nella gestione e nel controllo dei rischi.
Crédit Agricole rilancia in Senato il profilo di banca di sistema
A fare da contrappunto alla mossa su Banco Bpm è arrivata quasi in parallelo l’audizione di Hugues Brasseur davanti alla Commissione banche del Senato, dove l’amministratore delegato di Crédit Agricole Italia ha scelto di allargare il discorso oltre il singolo dossier societario. Il manager ha ricordato che il gruppo è presente in Italia da cinquant’anni e che nel tempo ha accompagnato imprese e famiglie italiane, ma soprattutto ha rivendicato un ruolo diretto nei passaggi di riorganizzazione del settore bancario. Il riferimento più esplicito è stato all’impegno di circa 600 milioni di euro destinato negli anni al salvataggio di alcuni istituti, elemento con cui Brasseur ha voluto accreditare Crédit Agricole come “banca di sistema” e non come investitore opportunistico arrivato in Italia per una partita tattica su Banco Bpm.
Nel ricostruire questa presenza, l’ad ha richiamato alcune tappe che hanno segnato l’espansione del gruppo nel Paese: il sostegno ai processi di consolidamento del credito italiano, lo sviluppo attraverso Cariparma, Friuladria e Carispezia, il salvataggio di banche locali come Cesena, Rimini e San Miniato, fino all’integrazione con Creval. Una narrazione che punta a dare profondità industriale alla presenza francese in Italia e che serve anche a collocare Banco Bpm dentro una strategia più ampia, costruita negli anni e non legata soltanto all’attuale fase di risiko bancario.
Dopo il caso Unicredit, il chiarimento sui timori di “francesizzazione”
La scelta di accompagnare la presentazione della lista con un messaggio così esplicito si spiega anche con il clima che si è creato attorno a Banco Bpm negli ultimi mesi. Il peso di Crédit Agricole nel capitale si è rafforzato progressivamente da quando il gruppo è entrato nell’azionariato nel 2022, fino a superare il 20% del capitale, con l’autorizzazione della Bce a salire fino al 30%. Una crescita graduale ma costante che ha trasformato i francesi nel socio di riferimento dell’istituto e che inevitabilmente ha alimentato interrogativi sul significato strategico di questa presenza. Tali interrogativi si sono fatti più forti dopo il fallimento del tentativo di Unicredit di portare avanti l’operazione su Banco Bpm, vicenda che ha riportato al centro il tema del controllo degli asset bancari italiani e del ruolo del governo nei dossier ritenuti sensibili.
È in questo contesto che hanno preso corpo i timori di una possibile “francesizzazione” di Piazza Meda, cioè dell’idea che, tramontata l’ipotesi Unicredit, potesse aprirsi uno spazio per un’influenza crescente di Crédit Agricole sulla banca milanese. La linea scelta dal gruppo francese va però in una direzione diversa sul piano dichiarato. Brasseur ha parlato apertamente di fiducia nel futuro di Banco Bpm e di apprezzamento per il lavoro svolto dall’attuale vertice, mentre la lista depositata per l’assemblea ha una dimensione coerente con una presenza di minoranza e non con un progetto di presa del controllo. Anche se il mercato continua a leggere ogni movimento azionario nel settore bancario alla luce del risiko, la banca francese ha scelto di accreditarsi come azionista influente, radicato e favorevole alla continuità, provando a disinnescare sul piano pubblico i sospetti che si sono addensati attorno alla sua crescita in Banco Bpm.









