Banco BPM tra Siena e Parigi: le due strade di Castagna per il futuro dell’istituto

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La partita tra UniCredit e Banco BPM si è chiusa esattamente come era iniziata: con un’offerta a sconto. Il commento lapidario di Giuseppe Castagna ha segnato la fine di un’operazione che il mercato non aveva mai davvero premiato.

Dopo l’uscita di scena del gruppo guidato da Andrea Orcel, la reazione degli investitori è stata netta: la capitalizzazione del Banco BPM è balzata da 10 a circa 19 miliardi di euro, spinta da un rally delle azioni che ha riportato il titolo ai massimi da quattro anni.

Sul fronte tecnico, le quotazioni di BAMI – sostenute dalle principali medie mobili a 50, 100 e 200 giorni – hanno toccato quota 13 euro a metà settembre, prima di un fisiologico ritracciamento verso 12 euro, livello chiave dove si colloca un gap rimasto aperto dall’8 settembre. Un’area che molti analisti indicano come possibile punto d’ingresso per operazioni “long” con target in zona 12,95 euro e stop loss sotto 11,2.

 

Crédit Agricole rafforza la presa

Mentre UniCredit si fa da parte, sullo sfondo prende corpo l’ipotesi di un’alleanza franco-italiana. Crédit Agricole Italia, che detiene il 19,8% del capitale ed è oggi il primo socio di Banco BPM, avrebbe affidato a Deutsche Bank e Rothschild il mandato per analizzare scenari di fusione. L’operazione darebbe vita a un polo bancario di rilievo europeo, unendo il terzo gruppo italiano a uno dei principali operatori stranieri nel Paese.

 

L’Italia rappresenta il secondo mercato domestico della “Banque Verte” dopo la Francia: un’integrazione con Banco BPM consoliderebbe questa strategia, rafforzando la presenza nel Nord Italia, cuore produttivo del Paese. Castagna, pur definendo l’opportunità “la più chiara che abbiamo”, ha ribadito che il gruppo manterrà un approccio prudente e aperto “a qualsiasi scenario”.

 

La pista senese resta aperta

Accanto alla “traccia francese”, resta viva l’opzione italiana legata a Monte dei Paschi di Siena. Banco BPM ha acquisito dal Tesoro una quota vicina al 9%, mossa che potrebbe preludere a una futura integrazione, anche in virtù dei legami con Anima, distributore comune di prodotti di risparmio gestito.

L’incrocio tra le possibili sinergie industriali con MPS e l’interesse strategico del Crédit Agricole pone Piazza Meda al centro di un delicato equilibrio: quello tra consolidamento domestico e integrazione europea. In ogni caso, qualsiasi operazione di fusione dovrà confrontarsi con le valutazioni del governo, pronto a esercitare il golden power su dossier considerati strategici per la stabilità del sistema bancario.

Per gli investitori, Banco BPM rimane uno dei titoli più interessanti della Borsa italiana: solido, in crescita e al centro di una partita che potrebbe ridefinire l’assetto dei mercati finanziari nazionali nei prossimi mesi.

 

 

 

Immagine di Luca Fiore

Luca Fiore

Giornalista dal 2007, ha scritto per i maggiori siti di informazione finanziaria attivi in Italia e la sua grande passione sono i viaggi. Da fine agosto 2022 fa parte della redazione di Borsa&Finanza.

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