Le IPO sono una modalità tossica per perdere una montagna di soldi, sosteneva Benjamin Graham. Il concetto fondamentale è che le offerte pubbliche iniziali danno la possibilità di fare soldi facili, ma è molto più probabile che se ne perdano il doppio. “Per ogni dollaro che guadagnerete in questo modo, sarete fortunati se ne perderete solo due”, sosteneva il padre del value investing e mentore di Warren Buffett.
Attraverso una IPO, una società privata colloca per la prima volta in Borsa le sue azioni. Ciò può avvenire in due modi: o i proprietari dell’azienda decidono di disfarsi di tutte o parte delle loro quote vendendole sul mercato; o la società ha bisogno di nuovi capitali e diventa pubblica facendo entrare nell’azionariato nuovi soggetti. In entrambe le situazioni, attraverso intermediari specializzati, vengono fissati dei prezzi di collocamento. Nella prima fase questi sono pagati da chi riesce ad accaparrarsi le azioni (in realtà in gran parte banche e fondi di investimento); nella seconda fase – quella in cui i titoli vengono scambiati in Borsa – i prezzi pagati derivano da quello che è l’andamento del mercato non appena si dà il via per la prima volta alle contrattazioni.
Benjamin Graham: IPO? No, grazie
Perché Benjamin Graham non amava le IPO? Fondamentalmente il guru della finanza riteneva che innanzitutto le nuove emissioni avessero alle loro spalle venditori particolarmente capaci e agguerriti. In secondo luogo, la maggior parte delle nuove emissioni veniva venduta a condizioni favorevoli per gli emittenti e molto meno per gli acquirenti. Da questo deriva un duplice avvertimento: ogni IPO deve essere sottoposta a un esame attento da parte dell’investitore.
Graham rapportava la qualità delle IPO all’andamento del mercato. Nel senso che, a seconda della fase in cui si trovava quest’ultimo, diverso era il prezzo che si formava e quindi diverso era il rischio per gli investitori. Più precisamente, secondo la teoria di Graham a metà di un bull market fanno la loro comparsa in Borsa società che emettono azioni a un prezzo non proibitivo e chi acquista può trarne un buon profitto. Con il crescere del mercato, però, la qualità delle aziende peggiora in concomitanza di un incremento delle emissioni. Il problema vero nasce quando l’euforia è alle stelle e il rally di mercato si avvia alla fase conclusiva. A quel punto diventano pubbliche società di ogni tipo, in particolare piccole e sconosciute, che offrono le loro azioni a prezzi sbalorditivi, addirittura superiori a quelli di aziende di medie dimensioni con una lunga presenza sul mercato.
All’epoca, queste aziende venivano accompagnate nel loro processo di IPO da banche non di grandi dimensioni e con una dubbia reputazione. Questo perché gli istituti finanziari più prestigiosi reputavano certe emissioni una sorta di sfruttamento dell’ingenuità degli investitori. A partire dalla bolla dot-com di fine anni ’90, con il boom delle emissioni, anche le banche più autorevoli si sono gettate nella mischia per accaparrarsi una fetta considerevole del mercato ribollente. Graham osservava che la logica conseguenza dei prezzi delle IPO fuori misura non era altro che il collasso degli stessi prezzi, con aziende appena arrivate che perdevano anche oltre i tre quarti del loro valore iniziale.
Come comportarsi?
Graham ribadiva il concetto che molti venditori cercano di rifilare titoli di qualità molto dubbia, facendo a volte leva sul fatto che le azioni hanno guadagnato molto, in particolare il giorno stesso in cui vengono quotate. Tutto questo però fa parte dell’atmosfera speculativa. Andando a fondo nella valutazione dell’azienda che sta dietro le emissioni, non si può fare a meno di rilevare una discrepanza tra il suo reale valore e il clamore speculativo intorno alle quotazioni.
Quindi, come comportarsi? Graham suggeriva di resistere alle lusinghe dei venditori durante i bull market, in quanto anche se fosse possibile trovare qualche titolo in grado di superare severi test di qualità, probabilmente non sarebbe una buona idea avere a che fare con quel genere di attività. Al più, alcune IPO possono dimostrarsi un buon acquisto solo alcuni anni dopo, quando nessuno vuole le azioni di quella società ed è possibile farle proprie a un prezzo molto inferiore al loro valore autentico.









