Le azioni Berkshire Hathaway entrano in una nuova fase. Il 31 maggio 2026, Greg Abel – nominato ceo di Berkshire Hathaway in sostituzione del leggendario Warren Buffett, rimasto presidente – ha firmato il suo primo grande accordo: l’acquisizione del costruttore immobiliare Taylor Morrison Home per 6,8 miliardi di dollari in contanti, 8,5 miliardi includendo il debito. Un’operazione che segna il battesimo del fuoco del nuovo numero uno di Omaha sui mercati finanziari e segnala che la macchina Berkshire non si è fermata, ha solo cambiato pilota.
Il prezzo pattuito è di 72,50 dollari per azione, con un premio del 24% sulla quotazione del 29 maggio. Taylor Morrison non è un costruttore qualunque: sesta nella classifica nazionale di settore, opera in oltre 350 comunità residenziali su 21 mercati in 12 stati, con ricavi 2025 di 8,12 miliardi di dollari e un utile netto di 782,5 milioni. Il suo modello integrato – che spazia dalle abitazioni entry-level alle residenze resort, dalle comunità in affitto del brand Yardly ai servizi finanziari accessori – la rende un asset strategico in un momento in cui la domanda abitativa americana cerca ancora il suo equilibrio.
Berkshire Hathaway, portafoglio in movimento: Delta torna, Alphabet cresce, Visa esce
L’acquisizione immobiliare non è l’unica notizia che muove le azioni Berkshire Hathaway in questo inizio d’anno. Il primo trimestre 2026 ha restituito un portafoglio azionario profondamente rimaneggiato, con scelte che parlano chiaro sulla visione di Abel per il futuro degli investimenti del conglomerato.
La mossa più discussa in Borsa riguarda il settore aereo: Berkshire ha acquistato 39,8 milioni di azioni Delta Air Lines per 2,65 miliardi di dollari, conquistando il 6,1% del vettore di Atlanta. Un ritorno carico di significato. Nel 2020 Buffett aveva abbandonato l’aviazione con la famosa dichiarazione che “il mondo era cambiato”, cedendo partecipazioni in Delta, United, American e Southwest per oltre 4 miliardi. A sei anni di distanza, Abel scommette di nuovo sul trasporto aereo, puntando sulla compagnia ritenuta oggi la meglio gestita degli Stati Uniti.
Ancora più rilevante, sul piano strategico, è il potenziamento della quota in Alphabet: Berkshire ha più che triplicato la propria partecipazione nella casa madre di Google, portandola a 16,6 miliardi di dollari. Sul fronte delle uscite, il conglomerato ha liquidato posizioni in Visa, Mastercard, UnitedHealth, Domino’s, Amazon, Aon e Pool Corp, riducendo del 35% la quota in Chevron. Nel complesso, nel trimestre Berkshire ha acquistato azioni per 15,94 miliardi e ne ha vendute per 24,09 miliardi: saldo netto venditore, ma leggibile come razionalizzazione più che come ritirata.
La scommessa sul mattone e il quadro tecnico del titolo
L’acquisizione di Taylor Morrison si inserisce in una logica di lungo periodo che il trading di breve non coglie appieno. Berkshire è nel mattone americano da decenni: Clayton Homes, acquisita nel 2003, è il principale produttore di case prefabbricate degli Stati Uniti; nel portafoglio figurano già Acme Brick, Benjamin Moore e Johns Manville. Le partecipazioni azionarie nei costruttori Lennar e NVR completano un ecosistema che Abel sta ora ampliando con un asset operativo di prima fascia.
Il contesto macro non è sfavorevole. La National Association of Home Builders stima per il 2026 un incremento dell’1% nella costruzione di case unifamiliari, con circa 940.000 nuove unità, e un +5% per il 2027. Un rimbalzo ancora cauto, ma che segnala la possibile fine del ciclo negativo. A questo si aggiunge una variabile politica: l’amministrazione Trump ha fatto dell’accessibilità abitativa un tema centrale dell’agenda economica, e Taylor Morrison è tra i costruttori coinvolti nel programma federale di rent-to-own. La convergenza tra strategia Berkshire e priorità governative potrebbe rivelarsi un vantaggio competitivo nei mesi a venire.
Sul piano del trading, le azioni Berkshire Hathaway di classe B mostrano una compressione nel canale ribassista definito dai massimi di fine novembre 2025 e febbraio 2026 in alto, e dai minimi di fine marzo e metà aprile 2026 in basso. Con i prezzi che si avvicinano al supporto inferiore del canale, si delinea un’operazione rialzista con ingresso a 460 dollari, target a 490 e stop loss a 430. Un setup che riflette la tensione tra l’incertezza della transizione e la solidità strutturale di un conglomerato con oltre 380 miliardi di liquidità – il livello più alto della sua storia – e una capitalizzazione superiore al trilione di dollari.
L’era Abel è appena cominciata. I primi atti dicono che il nuovo ceo non ha intenzione di custodire l’eredità di Buffett: vuole farla fruttare.









