“Avevo 29 anni, non avevo mai visto una linea d’imbottigliamento. Partivo da zero, da una valle tra le montagne. Oggi Sant’Anna vende 1,5 miliardi di bottiglie l’anno”. Intervistato da Borsa&Finanza, Alberto Bertone è diretto, senza filtri. Fondatore, presidente e amministratore delegato di Acqua Sant’Anna, ha costruito uno dei più importanti casi imprenditoriali del made in Italy, con oltre 340 milioni di euro di fatturato nel 2024 e una quota di mercato a valore del 13,5% nel settore delle acque minerali secondo Circana. Ma il successo – ci tiene a dirlo – non è arrivato per caso. “Ci vogliono passione, visione, squadra. E la capacità di affrontare i problemi cavalcandoli, non subendoli. In questi anni ne abbiamo viste tante: crisi, Covid, trasporti impazziti, tassi. Ma siamo sempre cresciuti”.
Acqua Sant’Anna, gli Usa e i dazi, Bertone: “Siamo poco esposti”
Tra i “problemi cavalcati” ci sono anche i dazi e le barriere commerciali immaginate dal presidente americano Donald Trump. “Eravamo pronti per entrare in America, avevamo quasi concluso l’acquisto di una fonte in Canada. Ma abbiamo mollato tutto. I segnali c’erano già dal giorno in cui si è candidato Trump. I dazi si stavano alzando, i container costavano più del prodotto. Avevamo percepito che sarebbe diventata una guerra commerciale, e così è stato. Ora siamo poco esposti sul mercato americano, ma è stata una scelta”.
Peraltro, in questa direzione, secondo Bertone, serve una risposta anche dall’Europa. “Non possiamo continuare a subire: se ci tassano, anche noi dobbiamo tutelarci. E lo Stato italiano deve smettere di rimanere fermo. Siamo troppo passivi. Serve una strategia commerciale europea, non solo reattiva”.
L’orizzonte di Acqua Sant’Anna si è quindi concentrato principalmente in Europa, come dimostra la recente acquisizione del marchio francese Eau Neuve. “Questo brand è perfetto: acqua leggera e con qualità in linea con Acqua Sant’Anna, impianti innovativi, attenzione alla sostenibilità, una posizione strategica sui Pirenei. E poi loro sono forti nell’horeca (industria alberghiera n.d.r.), noi nella grande distribuzione. È un matrimonio industriale complementare”. Con Eau Neuve arrivano anche i nuovi pack: vetro, alluminio, tetrapak e le bottiglie richiudibili alubottles.
Tra tecnologia e sostenibilità
Dietro l’espansione c’è sempre un’importante ossatura industriale. Dal quartier generale di Vinadio, Bertone non ha mai smesso di investire. “Abbiamo linee che costano tra i 25 e i 30 milioni di euro ciascuna. Non ragiono a percentuali di fatturato: investo se credo nel progetto. Solo negli ultimi due anni abbiamo speso decine di milioni tra nuove tecnologie, automazione e ampliamento della capacità produttiva”. Lo stabilimento oggi è tra i più avanzati d’Europa, con 16 linee di imbottigliamento, 48 veicoli a guida laser, magazzini automatizzati e una potenzialità di produzione da 3 miliardi di bottiglie all’anno.
Ed è qui che entra in scena anche il tema della sostenibilità, che per Bertone non è uno slogan. “Abbiamo investito in tutto: robotica, trasporto su rotaia, packaging green. Ma continuo a pensare che la plastica riciclata, se ben gestita, sia il miglior materiale per imbottigliare. Il vero problema è l’abbandono nell’ambiente. Per questo io dico da anni: diamo un valore al rifiuto. Introduciamo la cauzione. In Germania e Croazia funziona: nessuno abbandonerebbe nell’ambiente un prodotto che ha un valore economico. Perché in Italia non lo facciamo?” E sulle politiche europee: “Vogliono tassare anche gli edulcoranti. Serve cultura alimentare, non repressione”, sottolinea Bertone.
“Valutiamo altri dossier”
Anche sul fronte del prodotto l’offerta si è allargata: tè freddi, acque aromatizzate, acque funzionali e proteiche. “Il tè sta andando benissimo. SanTHE’ cresce, e ora abbiamo investito in una nuova linea che ci permette di raddoppiare la capacità produttiva. Poi c’è SanFruit, bevanda leggera alla frutta senza zuccheri aggiunti. I consumatori si evolvono, e noi con loro”.
Invece, sul potenziale sbarco in Borsa Bertone sorride. “Un pensiero lo fai sempre. Ma ci vogliono le condizioni giuste. Nel frattempo, valutiamo altri dossier. Ci interessano aziende sane, con acqua buona e mercati solidi. In Italia e all’estero”. E lancia un messaggio agli imprenditori italiani: “Serve coraggio. Noi abbiamo invertito la tendenza: invece di farci comprare, siamo andati noi a comprare in Francia. E la scommessa l’abbiamo vinta”.
D’altronde, alla domanda ‘Cosa rifarebbe allo stesso modo?’, la sua risposta è semplice. “Tutto. Ho iniziato da ignorante del settore. Ma forse è stato il mio vantaggio: l’ho affrontato senza schemi, portando innovazione. Oggi essere il primo in un settore dominato da multinazionali, da Vinadio, il posto più lontano d’Italia, è un motivo di orgoglio. Siamo riusciti a servire tutta la penisola. Anche dove pensavano non potessimo mai arrivare”, conclude Bertone.









