È bastato un fine settimana per cambiare il destino di Bff Bank. Il 29 marzo 2026, a mercati chiusi, l’istituto milanese comunica di aver ricevuto un provvedimento dalla Banca d’Italia nell’ambito di un’ispezione di vigilanza ancora in corso. Il titolo arriva a perdere oltre il 50% nella sola seduta di lunedì, ma il quadro è ancora più pesante se si allarga l’orizzonte: dall’inizio di febbraio il valore in borsa è già evaporato per oltre l’80%, dagli 8 euro di allora agli attuali 1,48. Dai massimi del 2024, il crollo supera il 90%. Una débâcle senza precedenti per uno dei principali operatori di finanza specializzata in Italia.
In questo articolo:
- Bff Bank, l’intervento di Bankitalia
- Crediti deteriorati: lo spettro del miliardo e trecento milioni
- Una contabilità da ricostruire, tra errori e sentenze sfavorevoli
- Bff Bank, dal 2024 a oggi: una crisi a rate
Bff Bank, l’intervento di Bankitalia
La Banca d’Italia ha nominato Raffaele Lener, già consigliere di Banca Carige, e Francesco Fioretto, uno dei funzionari che nel 2025 ha partecipato al salvataggio della campana Banca di Credito Popolare, in qualità di commissari in temporaneo affiancamento al consiglio di amministrazione. Il mandato dei due professionisti è quello di coadiuvare il board nel rapido processo di risanamento del quadro operativo-contabile e nella gestione delle azioni rimediali nel comparto del factoring e del sistema dei controlli interni, azioni che la banca dichiara di aver già avviato autonomamente. Il consiglio di amministrazione e il collegio sindacale continuano a mantenere pieni poteri e facoltà decisionali invariate: la nomina dei commissari non configura dunque una gestione straordinaria, ma un rafforzamento della supervisione in una fase delicata. I rilievi e le connesse azioni rimediali si estendono al sistema dei controlli interni e dei presidi organizzativi, con particolare riferimento ai sistemi contabili e di gestione del credito. La portata complessiva delle irregolarità emerse è, ad oggi, ancora in corso di definizione.
Crediti deteriorati: lo spettro del miliardo e trecento milioni
Il fronte più critico riguarderebbe la classificazione prudenziale dei crediti nel comparto del factoring and lending. Bankitalia avrebbe individuato due distinti profili di rischio. Il primo è legato alla possibile inclusione degli interessi di mora nel cosiddetto “contagiante” — il meccanismo per cui un’esposizione scaduta può trascinare nella classificazione deteriorata l’intero rapporto creditizio con un debitore — e potrebbe tradursi in past due addizionali fino a circa 800 milioni di euro. Il secondo riguarda una possibile interpretazione più restrittiva dei meccanismi sospensivi del calcolo dei giorni di arretrato, con un impatto stimato fino a circa 500 milioni di euro. La banca precisa esplicitamente che tali impatti non sono necessariamente cumulabili, portando il totale teorico massimo a 1,3 miliardi di euro, una cifra che potrebbe tuttavia risultare inferiore a seguito della valutazione complessiva tuttora in corso. Elemento decisivo sul piano del rischio effettivo è la natura delle esposizioni: si tratta interamente di crediti verso il settore pubblico, caratterizzati da una perdita attesa in caso di default definita trascurabile. Anche nello scenario più avverso, Bff ha dichiarato di continuare a rispettare i requisiti patrimoniali di Cet1, attestati a fine dicembre 2025 al 14,1%. Rimane tuttavia aperta la valutazione degli impatti sugli accantonamenti.
Una contabilità da ricostruire, tra errori e sentenze sfavorevoli
Parallelamente alle criticità sui crediti, la nota diffusa dall’istituto milanese fa luce su una serie di anomalie contabili di diversa natura e ampiezza temporale. La più rilevante era già stata comunicata a febbraio 2026: con il supporto dell’advisor esterno EY, nel 2025 è stata rilevata una errata registrazione di incassi relativi al periodo 2019-giugno 2023 per circa 54 milioni di euro, limitatamente al business del factoring in Italia. In particolare, le somme incassate dai debitori a titolo di rimborso di capitale erano state erroneamente imputate alla chiusura di accessori del credito, quali interessi e commissioni, con conseguente gonfiamento dei ricavi e delle imposte versate. L’effetto netto di questa correzione ha comportato un impatto negativo sul patrimonio netto di apertura del 2025 pari a 15,1 milioni di euro.
Le verifiche in corso hanno tuttavia evidenziato come tali anomalie possano inserirsi in un contesto più ampio di riconciliazione delle modalità di contabilizzazione. A conferma di ciò, la banca ha avviato un’analisi su una parte dei pagamenti su accessori ricevuti tra il 2015 e il 2025, per un totale di circa 452 milioni di euro. Su un campione di circa 102 milioni di euro già esaminato, l’impatto negativo stimato statisticamente sull’intera popolazione ammonta a 3,4 milioni di euro al lordo delle imposte. A questi elementi si aggiunge l’esposizione in bilancio oggetto di sentenze sfavorevoli, in maggioranza non definitive, verso il settore pubblico italiano, pari a circa 400 milioni di euro prima delle rettifiche, stimate al momento in circa 70 milioni e suscettibili di aggiornamenti nell’ambito della finalizzazione del bilancio 2025.
Bff Bank, dal 2024 a oggi: una crisi a rate
L’intervento di Bankitalia si inserisce in un percorso di tensioni regolamentari che coinvolge Bff da circa due anni. Una severa ispezione nel 2024 aveva già portato alla richiesta di riclassificazione dei finanziamenti verso il settore pubblico e all’apertura di un’indagine da parte della Procura di Milano per ipotesi di falso in bilancio. La situazione sembrava essersi stabilizzata a fine 2024 con la rimozione dei vincoli sulla distribuzione dei dividendi, ma a febbraio 2026 il mercato è stato nuovamente colpito da una brusca revisione dei target aziendali, accompagnata da un cambio al vertice: l’amministratore delegato Massimiliano Belingheri ha lasciato la guida dell’istituto, sostituito dall’ex cfo Giuseppe Sica. Il management ha tenuto una conference call nella serata di domenica 29 marzo per illustrare la situazione agli investitori.
Sul fronte regolamentare, Bankitalia ha richiesto di rinviare la presentazione del progetto di bilancio 2025 entro e non oltre il 30 aprile 2026, e di posticipare l’approvazione da parte dell’assemblea degli azionisti entro il 30 giugno 2026. Il calendario finanziario aggiornato sarà reso noto non appena approvato dal cda. Banca Akros, nel frattempo, ha sospeso il proprio rating sul titolo, precedentemente impostato su “Neutrale”, in attesa della determinazione finale delle irregolarità e della pubblicazione del bilancio annuale. Anche Equita ha abbassato a “Reduce” la raccomandazione, tagliando anche il target price a 2,5 euro per azione (dai precedenti 6 euro).









