Big tech: questo fondo d'investimento ha venduto (quasi) tutte le azioni

Big tech: questo fondo d’investimento ha venduto (quasi) tutte le azioni

Big tech: ecco un fondo d'investimento che ha venduto quasi tutte le azioni

L’appetito per le big tech di Wall Street sembra essere tornato con la stagione delle trimestrali. I conti di Amazon hanno strabiliato il mercato, che era preoccupato per l’andamento di alcuni comparti del business, come quello della pubblicità. In realtà, il gigante di Seattle ha risposto bene, confermando il ramo il principale caposaldo del business insieme al cloud per compensare il calo dell’attività principale dell’e-commerce. Anche Alphabet e Microsoft hanno scansato in buona parte questi timori, che ricordiamo sono stati alimentati dalle indicazioni angoscianti della trimestrale di Snap.

Apple ha confermato ancora una volta la sua straordinaria forza delle vendite, tenuto conto che i tre mesi che vanno da aprile a giugno sono solitamente i peggiori dell’anno per Cupertino e considerati tutti i venti contrari del periodo derivanti dall’elevata inflazione, dai vincoli alla catena di approvvigionamento, dalle chiusure per Covid-19 in Cina e dal calo della domanda per i timori di una recessione. Netflix ha registrato meno della metà della perdita di abbonati che si temeva, mentre preoccupa la situazione di Meta, alle prese con un ridimensionamento del business soprattutto per via della concorrenza di TikTok.

 

Big tech: Blue Whale scarica le azioni

Nel complesso, quindi, la situazione delle big tech si può definire positiva dopo il grande sell-off di quest’anno. Tuttavia l’asset manager Blue Whale ha deciso di smantellare gran parte delle partecipazioni che da tempo deteneva nei grandi titoli tecnologici americani, citando l’aumento dell’inflazione come principale motivazione. Dal lancio nel 2017, il fondo del miliardario Peter Hargreaves ha sostenuto le azioni delle big tech di Wall Street, detenendo quote in particolare in Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft e Nvidia.

In base alle affermazioni di Stephen Yiu, gestore del fondo, durante la pandemia l’esposizione di portafoglio era arrivata fino al 15% del totale, ma adesso vi è stata un’uscita quasi totale a causa di ragioni macroeconomiche più grandi, come l’inflazione e la riduzione del potere d’acquisto dei consumatori. Entrando nei dettagli, Yu ha spiegato che le vendite su Alphabet sono scaturite dalla pressione sulla spesa pubblicitaria e dal rischio di recessione, con le due cose legate tra loro in maniera indissolubile. Il manager infatti ritiene che se si entra in recessione, la prima cosa che le aziende tagliano è il budget pubblicitario.

Le azioni Amazon sono state cedute invece per via del fatto che i consumatori avrebbero diminuito la spesa per i beni discrezionali a causa dell’inflazione. Mentre per quanto riguarda Meta, la liquidazione della partecipazione deriva dalla perdita di competitività dell’azienda per effetto della crescente concorrenza del gigante dei video brevi TikTok. Ancora in portafoglio sono i titoli Microsoft e Nvidia.

Yiu ha anche riferito che Blue Whale aveva evitato le azioni Netflix, ma il tracollo che quest’anno hanno avuto alla Borsa americana hanno influito molto sul settore, condizionando la performance del fondo. A tale proposito, nel primo semestre Blue Whale ha riportato una riduzione del 30% della performance, facendo peggio dei fondi concorrenti, con il totale degli asset in gestione che si è ridotto da 1,1 miliardi di sterline dal suo massimo a circa 900 milioni di sterline.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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