Le difficoltà delle Big tech americane stanno mandando in confusione gli investitori a Wall Street. Da inizio anno, le azioni delle Magnifiche Sette – Alphabet, Amazon, Apple, Meta Platforms, Microsoft, Nvidia e Tesla – sono state bersagliate dalle vendite, dopo che per anni hanno guidato i guadagni della Borsa USA. Il mercato si è spaventato di fronte all’idea che la supremazia statunitense sul fronte dell’intelligenza artificiale possa scemare di fronte all’ascesa dirompente di DeepSeek. La startup cinese ha incrinato le certezze sui risultati futuri degli ingenti investimenti multimiliardari delle grandi aziende tecnologiche americane. Il modello AI low cost di DeepSeek rischia di rendere inutili e improduttive le spese.
Gli investitori sono in apprensione anche per i dazi commerciali del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Una guerra commerciale farebbe solo danni alla crescita degli Stati Uniti. Per le Big tech non sarebbe uno scenario gradito, benché spesso nei momenti critici le azioni siano state una sorta di bene rifugio per gli investitori.
Big tech: la Cina sorride
Il sentiment di mercato è di tutt’altra natura per le Big tech cinesi. Société Générale ha coniato il termine Magnifiche Sette anche per le grandi aziende tecnologiche della seconda superpotenza economica mondiale. Il blocco include Tencent, Alibaba, Xiaomi, BYD, Semiconductor Manufacturing International, JD.com e NetEase. Da inizio 2025, le azioni di questo gruppo hanno guadagnato oltre il 40% in Borsa, mettendo in atto un rally da circa 440 miliardi di dollari. L’andamento è principalmente il frutto dell’avvento di DeepSeek. Colossi come Alibaba hanno intensificato l’approccio all’intelligenza artificiale mettendola al centro del proprio business. Soprattutto, è maturata la consapevolezza che la Cina sarà protagonista almeno al pari degli Stati Uniti in un settore determinante nel futuro per la supremazia tecnologica a tutti i livelli.
“Il successo di DeepSeek, seguito da una serie di modelli di intelligenza artificiale provenienti dalla Cina, ha ricordato al mondo che l’abilità innovativa di Pechino non deve essere sottovalutata nonostante le restrizioni all’esportazione di chip dagli Stati Uniti”, ha dichiarato Charu Chanana, chief investment strategist di Saxo Markets. “Le azioni cinesi hanno spazio per correre, dato lo sconto di valutazione”.
La parabola delle azioni delle Big tech cinesi è opposta a quella relativa alle megacap tecnologiche americane. Società come Alibaba, Tencent e altre vengono da anni di repressione da parte del governo cinese a suon di multe e limitazioni, il che ne ha penalizzato le quotazioni in Borsa. Diversamente dalle Big tech USA, reduci da un rally pluriannuale inarrestabile. Ora la situazione sembra essersi invertita, con le aziende del Dragone che hanno il vento in poppa e quelle statunitensi che fanno fatica. Non è solo il tema dell’intelligenza artificiale a marcare la differenza con il passato, ma anche e soprattutto il rapporto tra il governo cinese e le aziende tecnologiche del Paese. Il presidente Xi Jinping ha promesso sostegno ai leader del settore e li ha incoraggiati a proseguire nello sviluppo e nell’evoluzione tecnologica. Un atteggiamento completamente all’opposto rispetto a poco tempo fa, quando ogni passo compiuto esponeva le aziende all’aggressione feroce delle autorità.
“Ci sono i driver necessari per la sovraperformance della tecnologia cinese, tra cui il sostegno governativo di alto livello, la ripresa degli utili e il tema della crescita strutturale nell’intelligenza artificiale”, ha affermato Vey-Sern Ling, amministratore delegato di Ubp, mentre “le valutazioni tecnologiche statunitensi sono aumentate per due anni e ora la delusione degli utili e i fattori macro stanno guidando un sell-off”, ha aggiunto. E questo sta in parte “determinando una rotazione dagli Stati Uniti alla Cina”.









