Big tech Usa: perché gli investitori non riescono a staccarsene

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Negli ultimi anni gli investitori di tutto il mondo hanno guardato con crescente attenzione alle Big tech Usa, trasformandole nel fulcro di portafogli azionari grandi e piccoli. Queste aziende sono apparse come un raro punto di stabilità in un contesto segnato da crisi geopolitiche, inflazione e volatilità dei mercati. A renderle particolarmente attraenti sono stati la loro dimensione globale, la capacità di generare enormi flussi di cassa e un posizionamento strategico in settori chiave come cloud, software e semiconduttori. Inoltre, la promessa di una crescita strutturale di lungo periodo ha spinto molti investitori a considerarle non solo titoli tecnologici, ma veri e propri pilastri dell’economia moderna. Con l’arrivo dell’intelligenza artificiale, questa percezione si è ulteriormente rafforzata. 

 

In questo articolo:

 

  • L’evoluzione in Borsa delle Big tech Usa
  • Big tech Usa: chi ha guadagnato di più e chi di meno
  • Come investire con i certificati

 

L’evoluzione in Borsa delle Big tech Usa

Dal punto di vista borsistico, le Big tech hanno avuto un ruolo dominante nell’ultimo ciclo di mercato. A Wall Street, un numero ristretto di aziende tecnologiche ha guidato gran parte delle performance dell’S&P 500, al punto che spesso si parla di un indice trainato da pochi nomi. Apple, Microsoft, Nvidia, Alphabet, Amazon e Meta Platforms hanno inciso in modo decisivo sui rendimenti complessivi, compensando la debolezza di molti altri settori.

Dopo la correzione del 2022, causata dall’aumento dei tassi di interesse e dal ridimensionamento delle valutazioni growth, il comparto tecnologico ha mostrato una sorprendente capacità di recupero. I tre anni successivi hanno segnato una nuova fase rialzista, sostenuta soprattutto dall’esplosione dell’intelligenza artificiale generativa. Gli investitori hanno rapidamente ricalibrato le aspettative, premiando le aziende in grado di offrire infrastrutture, software e potenza di calcolo necessari per lo sviluppo dell’AI.

Un elemento chiave di questa evoluzione è stato il boom degli investimenti in data center. Le Big tech hanno avviato piani di spesa da decine di miliardi di dollari per costruire e potenziare infrastrutture capaci di gestire enormi volumi di dati e carichi computazionali sempre più intensi. Microsoft, Amazon e Google, attraverso le rispettive piattaforme cloud, sono diventate protagoniste di una vera e propria corsa agli “armamenti tecnologici”, mentre Nvidia si è affermata come fornitore indispensabile di chip avanzati. Questa dinamica ha rafforzato la narrativa secondo cui l’AI non è una moda passeggera, ma un cambiamento strutturale destinato a ridisegnare l’economia digitale.

 

Big tech Usa: chi ha guadagnato di più e chi di meno

All’interno dell’universo Big tech, tuttavia, le performance non sono state uniformi. Alcune aziende hanno registrato guadagni straordinari, mentre altre hanno avuto un andamento più moderato o discontinuo.

La società che più di tutte ha beneficiato del boom dell’intelligenza artificiale è stata Nvidia. Secondo quanto riportato da Forecaster.biz, le azioni del gigante di Santa Clara hanno decuplicato il loro valore negli ultimi tre anni. Il titolo ha vissuto una crescita esplosiva, spinto dalla domanda senza precedenti di GPU per data center e applicazioni AI. Nvidia si è trovata in una posizione unica, con prodotti difficilmente sostituibili nel breve periodo, margini molto elevati e una visibilità sugli utili rara nel settore tecnologico. Gli investitori l’hanno premiata come principale beneficiaria della rivoluzione dell’AI, trasformandola in una delle aziende più capitalizzate al mondo.

Anche Microsoft ha ottenuto risultati molto solidi. La partnership strategica con OpenAI e l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei prodotti esistenti, dal cloud Azure a Office, hanno rafforzato la sua immagine di leader tecnologico maturo ma ancora capace di innovare. Il titolo ha beneficiato della combinazione tra crescita e stabilità, risultando particolarmente attraente per gli investitori istituzionali. Negli ultimi tre anni ha quasi raddoppiato il suo valore.

Meta Platforms rappresenta invece un caso di forte recupero. Dopo un periodo difficile legato agli investimenti nel metaverso e a un rallentamento della raccolta pubblicitaria, l’azienda ha cambiato rotta puntando su efficienza dei costi e AI applicata alla pubblicità. Questo cambio di strategia ha convinto il mercato, portando a un deciso rimbalzo del titolo, che in tre anni ha conseguito una performance di oltre il 350%

Sul fronte opposto, alcune Big tech hanno mostrato performance più contenute recentemente. Apple, pur restando una delle aziende più solide al mondo, ha registrato una crescita più moderata in Borsa lo scorso anno. Il motivo principale è la maturità del mercato degli smartphone e una minore esposizione diretta all’intelligenza artificiale infrastrutturale rispetto ad altri colossi. Gli investitori continuano a considerarla un titolo difensivo di alta qualità, ma con un potenziale di crescita inferiore rispetto ai protagonisti dell’AI.

Amazon e Alphabet si collocano in una posizione intermedia. Entrambe stanno investendo massicciamente in intelligenza artificiale e cloud, ma devono fare i conti con margini sotto pressione e con un aumento dei costi legati alle infrastrutture. Nel caso di Alphabet, inoltre, il mercato resta prudente per l’impatto che l’AI potrebbe avere sul modello di business tradizionale della ricerca online. Tuttavia, il colosso di Mountain View, ha mostrato nei conti degli ultimi trimestre un riscontro importante degli investimenti AI nei risultati di bilancio, il che ha inciso in modo molto positivo sull’andamento in Borsa.

 

Come investire con i certificati

Per investire nelle Big Tech Usa, Vontobel mette a disposizione un certificato Multi Cash Collect con Barriera quotato al Sedex e identificato dal codice Isin DE000VH8GP52. Lo strumento segue le performance azionarie di Apple, Meta Platforms, Microsoft e Nvidia, e prevede il pagamento di 1,09 euro mensili di cedola su un valore nominale di 100 euro, il che significa un rendimento del 13,08% annuo. La condizione è che nessuna delle azioni scenda mai sotto la barriera fissata al 60% dal livello iniziale (meccanismo del worst-of). 

Se alla data autocall tutte le azioni sono sopra lo strike, il certificato si chiude anticipatamente rimborsando il nominale più l’ultima cedola.

Alla scadenza finale se anche una sola azione tocca la barriera, il rimborso finale segue l’andamento del titolo peggiore, con conseguente perdita dl capitale investito. Se tutti i titoli che compongono il paniere quotano a un valore superiore o pari alla barriera, il certificato restituisce il valore nominale e il premio relativo all’ultimo mese. 

Se vi interessano altre idee operative, visitate il monitor certificati di Tuttocertificati.it (appartenente alla stessa società che controlla la testata Borsa&Finanza). 

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Immagine di Redazione

Redazione

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