Biotech: il consolidamento accelera con l’interesse di Big pharma

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Il settore biotech sta vivendo una nuova stagione di consolidamento. Dopo alcuni anni caratterizzati da volatilità, rialzo dei tassi e minore propensione al rischio, il mercato globale delle fusioni e acquisizioni tra società farmaceutiche e biotech è tornato ad accelerare con decisione. I numeri del 2026 indicano infatti una dinamica che potrebbe riportare il comparto sui livelli record precedenti alla pandemia, confermando come l’M&A sia tornato a rappresentare uno degli strumenti principali attraverso cui le grandi aziende farmaceutiche intendono sostenere la crescita futura.

L’interesse si concentra soprattutto su società biotech specializzate, dotate di pipeline promettenti, tecnologie innovative o prodotti già in fase avanzata di sviluppo. Una strategia che trova conferma anche nelle recenti operazioni annunciate da gruppi come Angelini Pharma e Chiesi, sempre più orientati a rafforzare la propria presenza in segmenti ad alto valore aggiunto quali neurologia, immunologia e malattie rare.

Secondo l’analisi di Gianpaolo Nodari, amministratore delegato di J. Lamarck, società di consulenza finanziaria specializzata negli investimenti indipendenti nei settori biotech e pharma, il mercato globale delle acquisizioni si avvia verso il miglior risultato degli ultimi sette anni.

 

In questo articolo: 

 

  • Patent cliff e nuove tecnologie spingono le acquisizioni
  • Oncologia, Alzheimer e Cina al centro della nuova corsa biotech

 

Patent cliff e nuove tecnologie spingono le acquisizioni

Nei primi mesi del 2026 sono state completate 203 operazioni per un controvalore complessivo di circa 110 miliardi di dollari. Mantenendo l’attuale ritmo, il valore totale delle transazioni potrebbe superare i 250 miliardi di dollari entro la fine dell’anno, tornando sui livelli osservati nel 2019.

Alla base di questa accelerazione vi sono soprattutto le imminenti scadenze brevettuali che interessano numerosi farmaci blockbuster. La perdita dell’esclusiva commerciale rischia di ridurre significativamente i ricavi delle principali aziende farmaceutiche, costringendole a individuare nuove fonti di crescita. Come evidenzia Nodari, non si tratta di una corsa dettata dall’emergenza, bensì di una strategia mirata volta ad acquisire sia prodotti prossimi alla commercializzazione sia piattaforme tecnologiche innovative ancora nelle prime fasi di sviluppo. L’obiettivo è costruire con anticipo le pipeline che sostituiranno i farmaci destinati a perdere protezione brevettuale nei prossimi anni. Dopo il minimo registrato nel 2022 e un 2024 relativamente debole, chiuso con circa 115 miliardi di dollari di operazioni, il mercato aveva già mostrato segnali di ripresa nel 2025 con 209 miliardi di dollari di transazioni. Il 2026 sembra ora destinato a consolidare ulteriormente questa tendenza.

Un elemento distintivo dell’attuale fase di consolidamento biotech è la prevalenza di operazioni di dimensioni medio-piccole. Le big pharma preferiscono acquisizioni comprese generalmente tra uno e cinque miliardi di dollari, considerate più semplici da integrare e meno esposte ai rischi regolamentari e antitrust rispetto alle grandi fusioni.

Tra le operazioni più significative figurano l’acquisizione di RAPT Therapeutics da parte di Glaxo per 2,2 miliardi di dollari, quella di Kelonia Therapeutics da parte di Eli Lilly per circa 7 miliardi e l’acquisto di Terns Pharmaceuticals da parte di Merck per 6,7 miliardi. A queste si aggiunge l’offerta pubblica di acquisto lanciata da Incyte su Vega Therapeutics, valutata circa 2 miliardi di dollari. Particolarmente rilevante anche l’accordo siglato da Gsk per acquisire Nuvalent in un’operazione da 10,6 miliardi di dollari, con un premio del 40% rispetto all’ultima chiusura di Borsa della società target.

 

Oncologia, Alzheimer e Cina al centro della nuova corsa biotech

Le aree terapeutiche che attirano il maggiore interesse degli acquirenti restano l’oncologia, le malattie metaboliche e le patologie del sistema nervoso centrale. In particolare cresce l’attenzione verso le nuove terapie dedicate all’Alzheimer, uno dei mercati più promettenti e ancora parzialmente inesplorati dell’industria farmaceutica.

Parallelamente, il settore biotech continua a guardare con crescente interesse alla Cina. Negli ultimi anni il Paese ha sviluppato un ecosistema altamente dinamico, capace di generare ricerca, innovazione e asset clinici sempre più competitivi a livello internazionale.

Nonostante alcune proposte normative statunitensi volte a limitare l’utilizzo di dati clinici provenienti dalla Cina, le grandi aziende farmaceutiche continuano a considerare il mercato cinese una fonte strategica di innovazione. Sta inoltre prendendo piede il modello cosiddetto “NewCo”, attraverso il quale investitori occidentali acquisiscono diritti di sviluppo internazionale su tecnologie cinesi creando nuove società negli Stati Uniti o in Europa per accompagnarne il percorso autorizzativo presso Fda ed Ema.
A sostenere ulteriormente il comparto biotech contribuisce anche il miglioramento del sentiment sui mercati finanziari. Negli ultimi dodici mesi il Nasdaq Biotech Index ha registrato una crescita di circa il 40%, mentre il ritorno di diverse ipo di successo suggerisce che il mercato primario stia riaprendo le porte alle società innovative del settore.

Secondo J. Lamarck, la combinazione tra necessità di rinnovare le pipeline, disponibilità di liquidità e ricerca di nuove piattaforme tecnologiche potrebbe continuare a sostenere sia le valutazioni del biotech sia il flusso di operazioni straordinarie nei prossimi anni. Un contesto che conferma il settore come uno dei principali poli di interesse per investitori strategici e finanziari a livello globale.

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Redazione

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