Il settore biotech entra nel 2026 con un contesto più stabile e leggibile rispetto agli anni precedenti, dopo una lunga fase segnata da incertezza regolatoria, pressioni sui prezzi e condizioni finanziarie restrittive. È la fotografia che emerge dall’analisi di Evan McCulloch e Akiva Felt, portfolio manager di Franklin Equity, che evidenziano come, alla fine del 2025, diversi fattori contrari si siano attenuati: alcune proposte di tariffe in ambito farmaceutico sono state rinviate o ridimensionate, le iniziative di pricing sono state di fatto ricondotte a riforme più mirate del programma Medicaid e gli investitori abbiano ottenuto una maggiore visibilità sull’evoluzione delle politiche commerciali e di rimborso.
Questo ha riportato l’attenzione del mercato sui fondamentali del settore e sui driver di crescita di lungo periodo, in un quadro in cui permangono rischi ma in cui la traiettoria regolatoria e politica appare meno opaca rispetto al recente passato.
In questo articolo:
- Biotecnologie, la spinta dell’IA
- Biotech tra capitale scarso e M&A in ripresa
- Il quadro regolatorio e macro che incornicia il biotech
Biotecnologie, la spinta dell’IA
L’innovazione nel biotech sta attraversando una fase di accelerazione, alimentata dall’evoluzione delle piattaforme terapeutiche e delle tecnologie abilitanti. Negli ultimi anni si sono registrati progressi significativi nelle terapie geniche e cellulari, nei radiofarmaci, negli anticorpi farmaco-coniugati, negli approcci basati sull’RNA e in una nuova generazione di biologici, con un ampliamento del perimetro delle malattie trattabili. Aree ad alta domanda come oncologia, neurologia, obesità, malattie rare e cardiologia restano centrali nelle pipeline. In oncologia cresce il peso delle strategie di medicina di precisione, dagli ADC alle terapie radioligando fino agli approcci immunitari ingegnerizzati, con l’obiettivo di aumentare l’efficacia limitando al contempo gli effetti collaterali. In neurologia e psichiatria, una comprensione biologica più approfondita dei meccanismi di malattia sta alimentando programmi in fase avanzata considerati più promettenti rispetto al passato recente. La malattia metabolica è emersa come un’area di interesse crescente: le terapie basate su GLP-1 si sono estese dal diabete all’obesità e a un ventaglio più ampio di condizioni cardiometaboliche, ampliando in modo significativo il mercato potenziale. Si prevede che i farmaci per l’obesità e per le patologie cardiometaboliche restino un motore di crescita rilevante fino agli anni 2030, mentre l’avanzata di agenti GLP-1 orali e a piccole molecole dovrebbe aumentare l’accesso per i pazienti che preferiscono o necessitano di alternative agli iniettabili.
In parallelo, intelligenza artificiale e machine learning stanno iniziando a trasformare lo sviluppo dei farmaci lungo tutta la catena del valore, dalla scoperta dei bersagli alla progettazione molecolare, fino alla gestione dei trial clinici e alla pianificazione commerciale, con l’obiettivo di migliorare efficienza e ridurre il rischio. La ricerca abilitata dall’IA è ancora in una fase iniziale, ma l’utilizzo di questi strumenti si sta ampliando nella ricerca, nelle operations cliniche e nei processi decisionali. Nonostante le recenti sfide macroeconomiche, molte aziende biotecnologiche continuano a centrare traguardi clinici e regolatori: esiti positivi di trial, approvazioni e convalide delle piattaforme tecnologiche contribuiscono a rafforzare la fiducia nel motore di innovazione del settore.
Biotech tra capitale scarso e M&A in ripresa
Se sul fronte scientifico i progressi restano solidi, le condizioni finanziarie e le dinamiche dei mercati dei capitali hanno prodotto una maggiore dispersione all’interno del comparto. Dopo la compressione delle valutazioni osservata durante il ciclo di inasprimento monetario dei primi anni 2020, le differenze tra i profili aziendali si sono accentuate. Nei periodi di stress di mercato, le società con ricavi diversificati e portafogli commerciali consolidati hanno mostrato una maggiore resilienza, mentre le biotech nelle prime fasi di sviluppo o a bassa capitalizzazione si sono rivelate più vulnerabili alle restrizioni di capitale. All’inizio del 2026 i mercati dei capitali appaiono più ricettivi, ma i finanziamenti restano selettivi: l’accesso al capitale dipende sempre più dalla prova concreta dei progressi clinici, da strategie di sviluppo chiare e da percorsi credibili verso la commercializzazione, con una riduzione dello spazio per l’attività speculativa e una maggiore enfasi sull’esecuzione e sui risultati basati sui dati. Le valutazioni rimangono disomogenee: alcune aree hanno registrato un rimbalzo, ma molte aziende continuano a scambiare al di sotto delle medie storiche, in un contesto in cui approcci attivi e fondati su analisi fondamentali rigorose assumono un ruolo centrale nell’individuazione delle opportunità. A questo si sommano pressioni strutturali che incidono sulle strategie industriali. Le scadenze brevettuali in arrivo mettono a rischio circa 200 miliardi di dollari di ricavi annuali fino al 2030, con la perdita di esclusività dei prodotti chiave aggravata dalle pressioni sui prezzi legate all’Inflation Reduction Act statunitense, che può accelerare l’erosione dei ricavi dei blockbuster più esposti. Per compensare questi rischi, le big pharma stanno intensificando il ricorso all’innovazione esterna, concentrandosi su asset in fase avanzata di sviluppo e su biotech commerciali con prodotti o piattaforme differenzianti.
“In questo quadro il settore biotecnologico cinese è emerso come hub globale dell’innovazione, andando oltre il ruolo manifatturiero per affermarsi come fonte di sviluppo avanzato di farmaci”, sottolineano i manager. A partire dal 2026 le aziende cinesi rappresentano quasi un quarto dei trial clinici e delle attività di early drug development, sostenute da percorsi regolatori accelerati e da una forte integrazione dell’IA nella ricerca. L’attività di fusioni e acquisizioni nel settore sanitario è aumentata dalla metà del 2025, sebbene con andamenti irregolari tra i diversi segmenti; con il miglioramento della chiarezza normativa e la stabilizzazione delle condizioni di capitale è probabile un’accelerazione del flusso di operazioni. La combinazione tra dispersione delle valutazioni e accesso disomogeneo al capitale spinge molte small e mid cap a considerare partnership, accordi di licenza o acquisizioni come alternative relativamente più attraenti rispetto a uno sviluppo indipendente, soprattutto in presenza di periodi prolungati di valutazioni depresse che aumentano il costo effettivo del capitale e riducono la flessibilità finanziaria. Nonostante queste tensioni, l’innovazione rimane robusta: i progressi nelle piattaforme di discovery, nelle tecnologie di sviluppo e nelle modalità terapeutiche continuano a generare nuove opportunità, mentre fattori strutturali di lungo periodo come la protezione della proprietà intellettuale, l’invecchiamento della popolazione e l’espansione nelle aree di bisogno medico insoddisfatto continuano a sostenere il potenziale di crescita del settore.
Il quadro regolatorio e macro che incornicia il biotech
Le politiche pubbliche e la regolamentazione restano leve determinanti per il biotech, ma alcune delle principali incertezze si sono attenuate rispetto agli anni precedenti. Negli Stati Uniti l’Inflation Reduction Act continua a ridisegnare le dinamiche di prezzo e di rimborso dei farmaci: strumenti come il Medicare Drug Price Negotiation Program, i tetti all’inflazione e le modifiche al Medicare Part D introducono nuove variabili per i ricavi di alcuni prodotti, in particolare quelli con un’esposizione significativa a popolazioni di pazienti più anziani. La pubblicazione dei prezzi negoziati contribuisce a migliorare la visibilità sull’impatto potenziale sui ricavi ed è vista come un elemento in grado di moderare nel tempo la volatilità dei mercati. La capacità regolatoria delle autorità resta un punto di attenzione per gli investitori. Recenti cambiamenti nel personale della Food and Drug Administration hanno sollevato interrogativi su una possibile maggiore variabilità nei tempi di revisione, soprattutto per le biotech in fase di sviluppo che dipendono da decisioni regolatorie tempestive. Finora la maggior parte delle scadenze è stata rispettata, ma eventuali aggiustamenti operativi nel breve termine possono introdurre rischi aggiuntivi sui tempi, aumentando il peso della solidità di bilancio e della capacità esecutiva nella valutazione dei singoli emittenti e nella determinazione dei premi per il rischio.
Sullo sfondo restano i fattori macroeconomici: un’inflazione persistente o un ritmo di tagli dei tassi più lento del previsto potrebbero condizionare l’appetito per il rischio e le possibilità di finanziamento, in particolare per le società nelle fasi più precoci dello sviluppo. Anche la politica commerciale rimane una variabile aperta: al momento i prodotti farmaceutici sono esclusi dai dazi, ma eventuali cambiamenti futuri potrebbero avere ripercussioni sulle catene di approvvigionamento, sulle localizzazioni produttive e sui prezzi. L’innovazione scientifica continua a rappresentare il principale motore del potenziale di crescita del settore, mentre la disciplina del capitale e le pressioni strutturali contribuiscono ad ampliare la dispersione dei risultati tra le singole società. “Il quadro che emerge è quello di un settore in cui il ruolo della biotecnologia come motore del progresso medico e della crescita di lungo termine rimane intatto, ma in cui gli esiti appaiono sempre più eterogenei e richiamano la necessità di un approccio di investimento selettivo e attivo, focalizzato sulle realtà meglio posizionate per trasformare l’innovazione in valore duraturo”, concludono i portfolio manager di Franklin Equity.









