Bitcoin: ecco come si compra nei negozi Walmart

Bitcoin in questo periodo ha il vento in poppa. Dopo l’approvazione del primo ETF future su Bitcoin da parte della Securities and Exchange Commission che ha fatto schizzare la criptovaluta al suo nuovo record storico di 67.000 dollari (dati Binance), il token ha ricevuto un’ulteriore iniezione di fiducia a livello istituzionale. Dopo Tesla, PayPal e Palantir, stavolta è il gigante dei negozi al dettaglio Walmart ad aprirsi a Bitcoin avviando un progetto pilota per dare la possibilità ai clienti di acquistare la cripto presso circa 200 chioschi Coinstar. La società che gestisce macchine per il cambio di moneta ha già collaborato con l’exchange di criptovalute Coinme per offrire Bitcoin. L’obiettivo della collaborazione con Walmart è quello di arrivare in futuro ad avere oltre 8.000 chioschi.

 

Walmart: progetto criptovalute studiato da tempo

È da tempo che Walmart sta valutando di includere le criptovalute nelle sue operazioni. Un paio di mesi fa aveva pubblicizzato un lavoro finalizzato a effettuare investimenti e intraprendere partnership riguardo il mondo della blockchain. Recentemente la società ha smentito un comunicato, risultato falso, con cui avrebbe dato la possibilità ai clienti di pagare in Litecoin. Ora però il rivenditore fa sul serio e l’accordo con Coinstar è un punto di partenza importante. Come accennato, il servizio è stato già testato con la creazione di un account Coinme attraverso cui acquistare Bitcoin nelle macchine inserendo banconote cartacee. Ogni operazione comporta una commissione del 4%, che diventa del 7% nel momento in cui si vuole effettuare il cambio in contanti.

Secondo Sam Doctor, chief strategy officer e capo della ricerca presso BitOoda, un broker di criptovalute regolamentato, questo è un modo costoso per comprare Bitcoin ma contribuisce ad abbassare le barriere all’entrata per gli scambi crittografici. Walmart in questo conferisce maggiore legittimità con il pilota iniziale anche tra coloro che ancora sono scettici. C’è da dire che questa non è una grossa novità perché i bancomat Bitcoin negli Stati Uniti sono già in circolazione da un pò di tempo. Quest’anno poi si stanno sviluppando in maniera importante, infatti all’inizio dell’anno in USA erano quasi 30.000 ma nei prossimi anni si prevede che i numeri saranno molto più alti.

 

Bancomat Bitcoin: il faro della Authority

Il costo delle transazioni sarà obiettivamente un ostacolo perché in alcuni casi le commissioni per le attività negli ATM Bitcoin possono arrivare anche al 20%. Vi è tuttavia un altro elemento che può contrastarne lo sviluppo, ovverosia la possibile repressione delle Autorità di Regolamentazione. Nel mese di febbraio di quest’anno la Commissione investigativa dello Stato del New Jersey ha acceso un faro su possibili truffe e pratiche poco ortodosse esercitate attraverso gli sportelli Bitcoin.

Inoltre in molti Paesi del mondo in cui si utilizzano questi ATM non viene garantito l’anonimato proprio per il sospetto di attività illecite, tant’è che per cambiare oltre una certa cifra è necessario registrarsi agli sportelli fornendo un documento di identità. La sensazione però è che, visto l’andazzo che ormai sta prendendo la cosa, non ci sarà alcuna forma repressiva in questo momento che possa frenare la straripante corsa delle criptovalute.