Quando, oltre 6.000 anni fa, l’uomo incontrò sulla sua strada la prima pepita d’oro e vide brillare in essa i riflessi del Sole come in nessun’altra pietra, il metallo prezioso iniziò il suo cammino per diventare quello che è oggi. Quanto ci metterà il Bitcoin a essere riconosciuto da tutti come “oro digitale” e dunque a diventare una convenzione di riserva di valore riconosciuta e accettata da tutti? Per Ferdinando Ametrano, amministratore delegato di Checksig, bisogna portar pazienza ma, prima o poi, la regina delle criptovalute brillerà come l’oro fino a valere un milione di euro.
Bitcoin, il dibattito che ridisegna la finanza globale
L’obiettivo del milione di euro, che in tanti giudicano ottimistico e frutto di una “fede” nel Bitcoin più che di stime analitiche, è stato evidenziato da Ametrano nel corso di una conferenza stampa organizzata a Milano. Tuttavia, il numero uno del gruppo italiano specializzato in servizi dedicati alle criptovalute, ha voluto ricordare che il target indicato lo scorso anno per fine 2025 è stato raggiunto un paio di mesi fa (circa 140.000 dollari), nonostante oggi la criptovaluta stia registrando una decisa correzione (sotto 100.000).
Quel che è certo, al di là di prospettive più o meno fideistiche, è che il Bitcoin è arrivato oggi dove alcuni anni fa nessuno pensava sarebbe mai arrivato. Il Bitcoin è entrato in banca, o forse sarebbe meglio dire, come ha precisato Michele Mandelli, managing partner di Checksig, che “il sistema bancario è entrato nel Bitcoin”. Soprattutto all’estero, ovvero negli Stati Uniti con Donald Trump, ma anche in Spagna, con il Banco Santender e il Bbva, istituti di credito che offrono ai propri clienti servizi di acquisto, vendita e custodia di criptovalute (oltre agli ormai tradizionali Etf).
Cosa è successo? Molto. Dalle prime regolamentazioni ai primi Etf negli Usa, mentre in Europa si può investire direttamente in criptovalute con gli Etp, al Genius Act di Donald Trump, alla Micar, il regolamento europeo sulle valute digitali. Poco, tuttavia, se si guarda all’Italia.
Tutti in coda dietro Bankitalia e Consob
Se l’Europa si muove lentamente rispetto agli Stati Uniti, l’Italia è praticamente ferma. Nonostante il 2025 abbia rappresentato un anno di accelerazione del processo di istituzionalizzazione delle criptovalute, degli oltre 150 Virtual asset provider (Vasp) iscritti al registro dell’Organismo agenti e mediatori (Oam), solo 45 hanno avviato interlocuzioni informali con le autorità, 7 hanno presentato un pre-filing formale per offrire servizi in criptovalute, 2 avevano presentato un filing formale al 15 ottobre scorso per poi ritirarlo mentre una sola istanza risultava in corso.
Il risultato è che in Italia non è stata ancora rilasciata nessuna licenza. “Germania, Olanda e Francia guidano per numero di licenze, con 102 autorizzazioni complessive” ha precisato Ametrano, che ha proseguito: “La conseguenza è che molti operatori potrebbero scegliere di rivolgersi a paesi dove le procedure sono meno rapide e onerose, come Malta o Cipro”. Le altre nazioni si rafforzano, l’Italia si indebolisce, con il governo che potrebbe penalizzare l’operatività sulle criptovalute con una tassa del 33%. “Peraltro – ha aggiunto Ametrano – un provvedimento senza senso visto che chi compra gli Etf sulle criptovalute non dovrebbe pagare questa tassa”.
Le prospettive per il 2026
Qualcosa potrebbe cambiare nel 2026, durante il quale dovrebbe terminare l’anno di moratoria chiesto dal presidente della Banca d’Italia, Fabio Panetta, alle banche italiane. “Nel 2026 ci potrebbe essere un massiccio ingresso delle istituzioni – ha osservato Ametrano – favorito dal fatto che la regolamentazione europea diventerà operativa. Il Bitcoin non sarà più solo un asset alternativo, ma una componente strutturale dell’economia digitale globale”.
Regolamentazione, domanda istituzionale e ruolo geopolitico degli asset digitali favoriranno l’ingresso di nuovi capitali. L’aumento della partecipazione bancaria, la crescita dei prodotti di custodia istituzionale e il consolidamento degli standard di sicurezza contribuiranno a ridurre la volatilità estrema, pur senza eliminarla del tutto. E se quota un milione di euro di valore non verrà raggiunta il prossimo anno, per Ametrano proseguirà il trend di crescita delle valutazioni del Bitcoin, asset ormai richiesto dagli investitori.
Il Bitcoin rimane di gran lunga la criptovaluta più cercata. Ha una quota di mercato pari al 60% e volumi stabilmente ai massimi degli ultimi due anni, nonostante la fisiologica correzione dai picchi di ottobre. “Bitcoin ci ha abituato a ritracciamenti importanti – ha ricordato Ametrano -. Tuttavia, rispetto al passato, i drawdown si sono attenuati. Se fino al 2011 erano misurabili in termini di cali dell’80%90%, oggi siamo nei dintorni del 20%-30%”.










