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Bitcoin: ecco perché MicroStrategy non venderà mai

Bitcoin: MicroStrategy continua a investire nonostante il calo delle quotazioni

Le discese di Bitcoin verso i 40.000 dollari in questi ultimi giorni non hanno scalfito più di tanto uno dei più attivi sostenitori della criptovaluta: Michael Saylor di MicroStrategy. Il CEO della società di software che ha investito miliardi nella più grande delle valute digitali ha dichiarato che non rinuncerà mai a puntare sul Bitcoin, manifestando il suo ottimismo sulla ripresa del mercato crittografico.

Anzi, ha ribadito che la strategia aziendale è quella di detenere la cripto e di acquistarla nei momenti di ribasso. Inoltre, ha aggiunto che la moneta virtuale rappresenta la migliore difesa contro l’inflazione che sta dilagando negli Stati Uniti ed è per questo che il passaggio di Bitcoin dal record di quasi 69.000 dollari a poco più di 40.000 dollari oggi non lo rende nervoso.

 

Bitcoin: i rischi di MicroStrategy di puntare sulla criptovaluta

L’inizio della luna di miele tra MicroStrategy e Bitcoin risale all’estate del 2020 quando per la prima volta la società con sede a Tysons Corner, in Virginia, ha annunciato l’acquisto della criptomoneta come piano per gestire la sua liquidità. Per fare questo ha liquidato posizioni nei mercati azionari e obbligazionari sposando il denaro nella blockchain e incrementando l’investimento di circa 5 miliardi di dollari dopo alcuni trambusti ribassisti.

La strategia però se all’inizio ha permesso di ottenere un guadagno del 900%, successivamente ha subito vari scossoni, con il prezzo medio di acquisto che da febbraio 2021 si è posizionato stabilmente al di sopra delle quotazioni attuali di Bitcoin. Secondo i documenti societari, alla fine dello scorso anno, Microstrategy deteneva circa 124.391 Bitcoin, con il valore di mercato della scorta di cripto che ha superato quello dell’azienda. Questo la riconduce in una posizione di stretta dipendenza dalle oscillazioni selvagge del token, con un’elevatissima conseguente rischiosità per l’azienda.

Una dichiarazione di Saylor ha fatto riflettere quando gli è stato chiesto conto della scelta fatta in origine dalla società di puntare sulla risorsa crittografica. Il numero uno dell’azienda ha detto di avere avuto ben chiare all’epoca le conseguenze di non fare nulla, perché aveva vissuto il 99% della scomparsa dei competitor. Di conseguenza, a un certo punto si è come trovato di fronte a un bivio: vendere l’azienda oppure adottare una strategia in Bitcoin. E ha deciso di puntare sulla seconda. Questo poi è stato da esempio anche per altre grandi aziende come Tesla che ha investito 1,5 miliardi di dollari nell’asset digitale.

Alla luce delle dinamiche di mercato in queste ultime settimane, gli investitori istituzionali però cominciano a nutrire qualche dubbio sulla validità del token, soprattutto nel vedere il Bitcoin nella veste di protettore dall’inflazione. Anzi, proprio il rialzo dei rendimenti conseguenti alle attese inflazionistiche ha spinto gli operatori di mercato ad allontanarsi dalle attività a rischio, tra le quali ci sono finite proprio le criptovalute. Il sell-off però Saylor continua a vederlo nell’ambito di una fase di consolidamento di Bitcoin, con il livello attuale che potrebbe essere un ottimo punto di ingresso proprio per gli investitori istituzionali.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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