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Bitcoin: per Fidelity crescerà più di azioni, oro e valute

Bitcoin: per Fidelity crescerà più di azioni, oro e valute

Mai come in questo periodo Bitcoin è finito al centro di un grande dibattito che si è scatenato nel mondo della finanza sull’effettiva validità della criptovaluta. Fino a poco tempo fa sembrava che la più grande risorsa digitale avesse conquistato il cuore anche di molti detrattori, per via dell’imperioso rally che l’aveva portato nel mese di novembre a sfiorare quota 70.000 dollari. Il crollo di questi ultimi tempi ha fatto riemergere vecchie questioni sul valore intrinseco, sull’inquinamento estrattivo e su molto altro che possa agitare lo spettro di una gigantesca bolla.

La cosa che si è potuta però rilevare al di là di ogni dubbio è determinata dalla correlazione positiva che sussiste tra Bitcoin e le azioni, o meglio tra la cripto e gli asset più a rischio. Questo ha una risonanza particolare, perché soppianta la teoria che voleva le monete virtuali un rifugio perfetto nelle fasi di intemperanza dei mercati. Ciò non è avvenuto durante il sell-off che ha scaraventato gli indici azionari al di sotto del 20% dai massimi storici e in verità, eccezion fatta per la particolarissima fase pandemica, non si è mai avuta occasione di testare questa particolare funzione di protezione delle criptovalute quando le Borse sono crollate. Anche per via della vita breve che hanno e dal fatto che grandi bordate ribassiste non si vedono da molti anni.

 

Investimenti: ecco perché il futuro è di Bitcoin

Bitcoin però rappresenta il futuro e ha una potenzialità di crescita che non hanno né le azioni, né l’oro e tantomeno le valute domestiche, secondo un rapporto di Fidelity Investments, asset manager da 4.200 miliardi di dollari gestiti. Il fondo sostiene che tra 5-10 anni il valore del token sarà molto più in alto rispetto a quanto si vede adesso. La ragione è che Bitcoin rappresenta una riserva di valore in un mondo che va sempre più verso il digitale e nessuna rete blockchain o token che dir si voglia potrà pareggiare la cripto numero uno in termini di denaro sicuro, solido e decentralizzato. Alla fine tutto questo porterà a una stabilizzazione della coin virtuale perché sarà utilizzata in tutto il mondo.

Bitcoin ha un grande vantaggio anche rispetto all’oro, per gli analisti di Fidelity. Entrambi gli asset sono scarsi, ma la valuta digitale è più trasportabile, immagazzinabile e meno soggetta a contraffazione per effetto della sua rete blockchain assolutamente sicura. Un altro grande catalizzatore per la criptomoneta è la sua posizione rispetto all’inflazione, che spinge in negativo i rendimenti reali delle attività a reddito fisso e riduce il costo opportunità di detenere Bitcoin.

Fidelity risponde nel rapporto anche alle osservazioni che molti sollevano riguardo la volatilità del token, l’alto consumo di energia e l’emissione di sostanze nocive per l’ambiente dal mining, nonché la repressione dei Governi che vedono in Bitcoin una minaccia per la sovranità monetaria.

Sul primo punto il fondo sostiene che le oscillazioni dei prezzi tenderanno a diminuire una volta che verrà diffusa l’adozione, perché in questo momento sono determinate dal fatto che la domanda fluttua molto e l’offerta è limitata. Sul discorso ambientale, Fidelity rileva che la rete blockchain di Bitcoin consuma l’1% di energia a livello mondiale, esattamente quanto le lavatrici e asciugatrici in USA. Quindi lo stesso problema si dovrebbe porre per gli elettrodomestici e i videogiochi, ad esempio. Quanto ai Governi, questi si starebbero adeguando alla nuova realtà. Per ora solo in Cina si è ricorso a misure estreme, mentre ad esempio Russia e India stanno andando verso una tassazione e regolamentazione e ben presto gli Stati Uniti potrebbero seguire lo stesso percorso.

 

Fidelity: come è posizionata sulle criptovalute

Fidelity in questo momento ha un approccio molto positivo in termini di investimenti verso Bitcoin e le criptovalute in generale. La società infatti sta mettendo in piedi un’attività di custodia istituzionale e sviluppando diversi servizi crittografici, compresi il trading e i prestiti con collaterali. Tra l’altro, sta portando avanti alcuni prodotti per investitori retail, come fondi negoziati in Borsa. Inoltre ha già lanciato in Canada un ETF Bitcoin e un fondo comune d’investimento. In tempi recenti ha presentato alla Securities and Exchange Commission la domanda per un ETF basato sul prezzo spot di Bitcoin, ma la massima Autorità di Borsa americana ha respinto la richiesta, come del resto ha sempre fatto per fondi simili.

 

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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