USA: via libera SEC a primo ETF su Bitcoin, cosa significa per il mercato

Bitcoin: via libera SEC al primo ETF, cosa significa per il mercato

Alla fine la notizia tanto attesa è arrivata: la Security and Exchange Commission ha approvato il primo ETF sul future di Bitcoin. La massima Autorità di Borsa americana ha accettato la proposta di ProShares di quotare l’ETF ProShares Bitcoin Strategy, che permette di scommettere sul derivato della valuta digitale senza detenerla in portafoglio. Le quotazioni della criptovaluta sono arrivate a sfiorare i 63.000 dollari, avvicinandosi così al record del mese di aprile di 64.778 dollari, ma nell’immediato non sono andate oltre. Questa comunque rappresenta una notizia molto positiva per tutto il mondo della blockchain perché segna un passo importante verso la consacrazione di un settore che da altre parti continua essere bistrattato (vedi Cina) e nutre ancora un nugolo di detrattori che persistono a considerare gli assets senza valore intrinseco. L’ETF su future Bitcoin inizierà a essere scambiato al NYSE martedì 19 ottobre.

 

Bitcoin: perché l’approvazione dell’ETF non ha fatto volare le quotazioni

L’entusiasmo dei trader di fronte a una notizia che per molti suona come sensazionale è stata abbastanza fredda o comunque inferiore alle aspettative. Sono 3 le ragioni per cui ciò è avvenuto. In primo luogo il mercato aveva già scontato gran parte della decisione della SEC; infatti il prezzo di Bitcoin nelle ultime 4 settimane è passato da circa 40.000 dollari a oltre 60.000 dollari. Da quando si è cominciato a rumoreggiare che l’Authority guidata da Gary Gensler fosse in procinto di dare il via libera, dopo aver più volte espresso in passato perplessità sulla trasparenza dei movimenti e sulla liquidità, Bitcoin ha avuto un’accelerazione notevole.

Un’altra ragione è dettata dal fatto che l’ETF approvato non ha come sottostante il prezzo spot della criptovaluta, ma il future. Quindi non ci saranno acquisti diretti del token che viene negoziato. Questa di per sé non è una sorpresa, visto che la SEC aveva precisato che l’ETF avrebbe preso a riferimento un future, però smorza l’euforia degli investitori che avrebbero voluto una mossa più decisa.

Infine non bisogna trascurare il fatto che l’approvazione è un segnale che qualcosa si sta muovendo a livello istituzionale, ma non è una novità nel panorama finanziario mondiale. In altri termini la SEC arriva in ritardo, perché alcuni Paesi come Canada e Brasile già hanno ETF del genere quotati, mentre Germania, Francia, Olanda e Svizzera hanno approvato gli ETN.

 

ETF future Bitcoin: vantaggi e svantaggi per l’investitore

Attualmente in alternativa vi è la possibilità di esporsi sulle criptovalute o acquistandole direttamente tramite piattaforme come Coinbase, Robinhood e Webull, ad esempio, oppure attraverso fondi chiusi come Grayscale e Bitwise, che permettono un’esposizione diretta senza passare attraverso il mercato dei futures. L’ETF ProShares tuttavia presenta indubbi vantaggi sotto il profilo dei costi. Gli oneri infatti rappresentano lo 0,95%, mentre Grayscale Bitcoin Trust addebita una commissione del 2% e il fondo Bitwise Index del 2,5%.

Il grosso inconveniente però deriva dall’effetto contango che si può verificare per i contratti future. Più precisamente, i gestori dei fondi devono rinnovare i contratti che giungono a scadenza eseguendo un’operazione di rolling. Questo potrà comportare dei costi per l’investitore, in quanto di norma il contratto future a scadenza più lunga viene scambiato a prezzi più alti rispetto a quello a scadenza più breve, soprattutto se le aspettative sono di una risalita delle quotazioni nel tempo. In questo ProShares si è espresso avvertendo di gestire i rendimenti di rolling con contratti futures a lungo termine in maniera opportuna per fare sentire meno l’effetto contango.

Un altro svantaggio deriva dalla tassazione. I contratti futures sono tassati sulle plusvalenze anche se queste non sono effettivamente realizzate. In sostanza, se il prezzo del Bitcoin sale e i contratti futures non vengono venduti, le tasse verranno applicate comunque alla fine dell’anno sulla base delle regole dell’IRS. Questo potrà creare un pregiudizio non da poco per un investitore che ha intenzione di detenere lo strumento per un periodo di tempo lungo.

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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