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Bond emergenti ma in valuta forte nel nuovo fondo DPAM

Il quartier generale di Degroof Petercam

Degroof Petercam AM (DPAM), gestore patrimoniale belga con oltre 40 miliardi di masse in gestione, ha ampliato la disponibilità di strategie obbligazionarie per gli investitori con il nuovo fondo EM Bonds Hard Currency. Il fondo investe in bond dei mercati emergenti denominati in valuta forte: euro, dollaro USA e sterlina.

La scelta di posizionarsi sul debito hard currency permette agli investitori europei, britannici e statunitensi di ridurre il rischio legato alla maggiore instabilità delle monete dei paesi emergenti sfruttando una asset class (i bond emergenti) con un alto potenziale. Inoltre la strategia seleziona i titoli su cui investire applicando criteri di selezione ESG.

Secondo il co-gestore della strategia, Michael Vander Elst “una ponderazione deliberata delle obbligazioni di paesi con buoni rating ESG e l’esclusione di emittenti non democratici possono migliorare la qualità degli investimenti in portafoglio e limitare il rischio di perdite per l’investitore”.

 

Le opportunità dei bond emergenti in valuta forte

L’asset class delle obbligazioni dei paesi emergenti presenta, secondo il gestore belga, quattro opportunità di investimento nello scenario attuale, a cui si aggiungono la selezione di bond in valuta forte e i filtri ESG:

 

  • Condizioni di mercato favorevoli. Come spiega Vander Elst nella presentazione del nuovo fondo di DPAM, nei mercati emergenti l’inflazione è sotto controllo ed è “improbabile che aumenti ulteriormente. Inoltre la situazione economica lascia margine alle Banche centrali per ridurre i tassi di interesse nel corso dell’anno”. Per il co-gestore del fondo, pertanto, le quotazioni di queste obbligazioni sono destinate a salire.
  • Interesse estero. L’aumento degli investimenti diretti esteri è un secondo motivo per guardare al mercato obbligazionario dei paesi emergenti secondo Vander Elst.
  • Rendimenti reali positivi. A partire dall’ultimo trimestre del 2022 l’interesse degli investitori è tornato su tutto il mercato obbligazionario. I rendimenti sono arrivati a soglie interessanti sia sui governativi dei paesi sviluppati, sia sui bond corporate. Tuttavia, in uno scenario di inflazione ancora elevata, questi rendimenti non compensano completamente la perdita reale legata all’aumento dei prezzi al consumo. Le obbligazioni emergenti hanno invece rendimenti reali positivi e, secondo Vander Elst “chi vi investe viene ricompensato da un carry elevato”.
  • Investitori in ritardo. L’ultimo punto che il gestore del fondo EM Bonds Hard Currency porta a sostegno dell’investimento in bond emergenti è il ritardo con cui gli investitori si stanno muovendo su questa asset class. “Negli ultimi anni – spiega – molti investitori sono rimasti delusi dalla performance di questa asset class. Di conseguenza, le esposizioni sono attualmente inferiori a quelle degli ultimi anni”.

 

Cosa c’è nel portafoglio del fondo di DPAM

L’asset class obbligazionaria dei paesi emergenti ha un valore di oltre 1.400 miliardi di dollari e al suo interno è molto variegata in quanto ne fanno parte aree geografiche molto differenti tra loro. Il portafoglio del fondo EM Bonds Hard Currency appare ampiamente diversificato in quanto nessuna nazione supera un peso del 10%. A marzo 2023 la maggiore presenza era quella di obbligazioni polacche, all’8,38% del totale del portafoglio, seguito da titoli colombiani (6,67%), serbi (5,60%) e di Singapore (5,26%). Sotto il 5% erano tutte le altre esposizioni mentre la liquidità si attestava al 5,72%.

A livello valutario, invece, il fondo appare sbilanciato sul dollaro USA, dominante per quanto riguarda le emissioni obbligazionarie emergenti in valuta estera. Quasi i tre quarti del portafoglio del fondo sono costituiti da bond emergenti in dollari mentre poco più di un quarto è rappresentato da titoli in euro. Il rating creditizio delle obbligazioni selezionate vede una preponderanza di B (31,04%) e BBB (25,10%) mentre le azioni che rientrano nei primi notch di rating, dalla A alla tripla A pesano per circa il 23% de portafoglio complessivo.

I costi prevedono la presenza di una commissione di gestione dello 0,9% annuo a cui vanno aggiunte spese correnti dell’1,08% e una commissione massima di ingresso del 2%. L’indicatore sintetico di rischio contenuto nel KIID del prodotto è di 3 su una scala di 7, valore calcolato assumendo una detenzione in portafoglio dell’investimento di almeno quattro anni.

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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