Il Bonus Caldaia entra in una nuova fase. Dal 3 agosto 2026 cambiano le regole per chi vuole sostituire il proprio impianto di riscaldamento, con una stretta sulle biomasse e nuovi incentivi per le tecnologie più sostenibili. La novità nasce dalla piena applicazione della Direttiva Europea RED III, recepita in Italia con il Decreto Legislativo 5/2026, che ridefinisce completamente il panorama degli impianti termici.
Chi pensava di passare dal gas a una stufa a pellet, a legna o a un caminetto dovrà rivedere i propri piani. Da agosto, infatti, non sarà più possibile accedere alle detrazioni fiscali, al Conto Termico o alle agevolazioni regionali e comunali per questo tipo di intervento. La direttiva introduce il principio dell’“uso a cascata” della biomassa: il legno e i suoi derivati devono essere destinati prima alla produzione di beni durevoli e solo in ultima istanza alla combustione per generare calore.
La scelta europea è chiara: ridurre le emissioni di PM10 e PM2.5, particelle inquinanti che derivano dalla combustione e che vanno in direzione opposta rispetto agli obiettivi di qualità dell’aria. Ma chi potrà ancora usufruire del Bonus Caldaia? E quali impianti resteranno incentivati dopo il 3 agosto? E soprattutto, come cambieranno le regole per chi ristruttura casa?
In questo articolo:
- Bonus Caldaia: le tecnologie che restano incentivate dopo il 3 agosto
- Bonus Caldaia: le eccezioni per chi sostituisce impianti a biomassa
- Nuovi obblighi per chi ristruttura casa dal 3 agosto
Bonus Caldaia: le tecnologie che restano incentivate dopo il 3 agosto
Gli incentivi non spariscono, ma cambiano destinazione. Dal 3 agosto, chi sostituisce una caldaia a gas con un impianto a biomassa non avrà più diritto ad alcun bonus. Finora, questa operazione garantiva la detrazione del 50% per la prima casa e il rimborso diretto del Conto Termico 3.0. Ora, invece, la normativa punta tutto sull’elettrico e sulle fonti rinnovabili.
Restano attivi i bonus per chi sceglie pompe di calore elettriche, sistemi ibridi certificati “factory made” — cioè unità uniche che integrano una caldaia a condensazione di classe A con una pompa di calore — e impianti solari termici. Per queste soluzioni continuano a valere l’Ecobonus al 50% per la prima casa (36% per le seconde), il Bonus ristrutturazione e il Conto Termico 3.0, che consente di ottenere un rimborso diretto fino al 65% della spesa.
L’obiettivo è favorire la transizione dal gas all’elettrico, premiando chi sceglie tecnologie pulite e ad alta efficienza. Un cambio di rotta che segna la fine dell’era delle stufe a pellet come alternativa incentivata al gas, ma apre la strada a impianti più moderni e sostenibili.
Bonus Caldaia: le eccezioni per chi sostituisce impianti a biomassa
Non tutto è vietato. Chi possiede già un vecchio impianto a biomassa potrà sostituirlo con uno più efficiente della stessa categoria, ma solo rispettando requisiti tecnici molto rigidi. Il nuovo generatore dovrà avere cinque stelle di certificazione ambientale, un rendimento termico superiore all’85%, un sistema di accumulo adeguato e emissioni di particolato primario inferiori a 1 mg/Nm³. Senza questi parametri, qualunque agevolazione è esclusa.
Inoltre, sarà necessario dimostrare la rottamazione del vecchio apparecchio, con documenti che attestino lo smaltimento in discarica autorizzata. Attenzione anche al combustibile: dal 3 agosto, chi utilizza pellet dovrà acquistare solo materiale certificato A1, conforme alla norma UNI EN ISO 17225-2. Sulle fatture dovranno comparire la classe di qualità e il codice dell’organismo di certificazione, pena la perdita del bonus.
La normativa introduce così una sorta di “passaporto del combustibile”, pensato per garantire tracciabilità e qualità del materiale utilizzato. Un dettaglio tecnico che diventa fondamentale per mantenere l’accesso agli incentivi e per evitare sanzioni o esclusioni.
Nuovi obblighi per chi ristruttura casa dal 3 agosto
Le novità non riguardano solo chi sostituisce la caldaia, ma anche chi ristruttura casa. Dal 3 agosto, chi interviene sull’impianto termico nell’ambito di una ristrutturazione dovrà integrare fonti rinnovabili, salvo comprovata impossibilità tecnica o economica da documentare nel progetto. Un aspetto che va valutato fin dalla fase iniziale dei lavori, per evitare modifiche in corso d’opera.
La direttiva precisa però che l’acquisto di una stufa destinata esclusivamente al riscaldamento di un singolo ambiente non rientra tra gli interventi soggetti ai nuovi limiti. In altre parole, chi installa una stufa per uso locale non è obbligato a rispettare le nuove regole FER, ma non potrà comunque accedere ai bonus previsti per gli impianti termici principali.
Il Bonus Caldaia 2026 segna quindi un punto di svolta: l’Italia si allinea alle direttive europee e punta su tecnologie pulite, efficienti e a basso impatto ambientale. Un cambiamento che interessa milioni di famiglie e che, dal 3 agosto, ridisegna completamente il modo di riscaldare le nostre case.









